martedì 2 dicembre 2014

GIONA NOSTRO FRATELLO

"Giona era sceso sottocoperta a bordo, s'era coricato e s'era addormentato profondamente" (1,5). Abbiamo così il più eloquente segno della sua libertà: non vuol vedere né sentire nulla, vuole la sua tranquillità. È la libertà del piccolo borghese di tutti i tempi… Questa è la libertà che noi tutti ci prendiamo troppo volentieri" (Hans Walter Wolff).

Noi cerchiamo sempre di ritagliarci uno spazio separato dal mondo per viverci, ben appartati dalle "voci" che reclamano presenza e solidarietà, la "nostra" pace e tranquillità.

Oppure cerchiamo di costruirci "tre tende sul monte" (Marco 9,5) ma la Parola di Dio non incoraggia a rimanere sulla montagna. Fuori del mondo non c'è salvezza. La salvezza di Giona si realizza sulle strade polverose di Ninive. I momenti di riposo, di quiete, di tonificante silenzio, di necessaria separazione dai ritmi e dai problemi di ogni giorno sono in funzione del viaggio.

L'incalzante azione di Dio mi fa sperare che Giona abbia finito col dar ragione e ascolto al Signore. Anzi, io spero per ogni Giona, anche per me. Giona è la parabola della mia vita.

Ho voluto in queste pagine confidare il mio nome al lettore: "Io mi chiamo Giona". L'altro nome ha pure un suo significato, ma il mio nome profondo è appunto Giona. Ma in queste pagine ho anche voluto dire che, nonostante tutto, Dio ama certamente Ninive, ma non abbandona nemmeno tutti quei Giona che combattono, che oscillano tra "obbedienza" e "disobbedienza" alla volontà di Dio.

Noi riusciamo quasi sempre a guastare l'opera di Dio, ma Dio riesce sempre a far fiorire le sue opere nei nostri guasti.

Caro Giona, anche tu sei un credente poco esemplare. Sei un profeta "sbagliato"…che Dio continua ad amare. Caro Giona, fratello mio, non ci resta che accettare la strada che porta a Ninive. È a Ninive che succede ancora qualcosa di nuovo.

Franco Barbero