lunedì 14 novembre 2016

DONNE RABBINO

Ormai è soltanto l'ebraismo ortodosso a non riconoscere le donne rabbino, che in America e in Europa sono tante, come racconta un libro di grande interesse: "The Women's Torah Commentary. New Insights from women rabbis on the 54 Weekly Torah portions" (a cura di rabbi Elyse Gordon, Jewish Light Publications). La presenza delle donne rabbino ormai, come documenta Elena Loewenthal (La Stampa, 6 ottobre 2001), non è nemmeno storia recente. "È stato in nome di Rut, una donna decisa e cosciente del proprio posto al mondo, una non ebrea che per convinzione sceglie di entrare a far parte del popolo d'Israele, che si avviò la battaglia femminista, dentro la sinagoga.
Nel 1935 Regina Jonas si vide consegnare a Berlino un diploma per "officiare la liturgia sinagogale", una specie di eufemismo per non chiamarla "rabbino".  Qualche anno dopo Regina guida i fedeli in preghiera a Terezin. Nel 1944 scompare ad Auschwitz. Passa qualche decennio prima che arrivi una data storica: il 3 giugno del 1972 una ragazza di ventisei anni originaria di Cleveland in Ohio è ordinata rabbino presso la comunità ebraica di Cincinnati. Si chiama Sally Preisand e racconta di aver preso questa decisione a sedici anni, forte di una ricchezza inestimabile ereditata dai genitori, la capacità di osare i sogni". La gerarchia cattolica, in compagnia di quella ortodossa, avrà bisogno ancora di secoli?
(da L'Ultima ruota del carro, 2002)