giovedì 10 novembre 2016

INTERVISTA A DON FRANCO BARBERO

Incontro don Franco nella sede della comunità cristiana di base in via Città di Gap 13 a Pinerolo. A fine estate il prete è stato al centro di un "caso" nazionale quando ha comunicato che annunzierà la benedizione di Dio a due ex-suore, già unite civilmente nella stessa Pinerolo.

Don Franco, ci puoi fare brevemente la storia del tuo impegno con le persone omosessuali?
Da giovane prete, esattamente nel 1963, mentre ero insegnante nel seminario di Pinerolo, dedicavo molto tempo al ministero della confessione. Incontravo moltissimi ragazzi e ragazze, fidanzati, giovani sposi.
L'incontro con le persone omosessuali fu per me un "incontro difficile e fecondo" che avvenne proprio nell'esercizio di questo ministero. Ero assolutamente impreparato a tutti i livelli e la mia formazione era tradizionale. Omosessuale significava per me "malato", "deviante", peccatore, uno che fa sesso disordinatamente.
Ma ero almeno consapevole di essere ignorante e bisognoso di capire, di ascoltare. Brancolavo nel buio anche perché era per me impossibile trovare una "letteratura teologica" che mi liberasse dalla mia "sana dottrina". Qua e là, nelle cronache conciliari, udii accenni a qualche omosessuale credente che interpellava le autorità ecclesiastiche, ma non avevo a disposizione studi, contatti, strumenti. Fu la decisione di invitare nel piccolo alloggio del seminario i primi omosessuali. L'ascolto fu per me il luogo della guarigione dal mio pregiudizio, ma fu un percorso segnato di incertezze e paure. Nel 1965, a fine Concilio, attivai i primi contatti di studio a Parigi e Berlino... C'era un po' di ossigeno… Lentamente si fece strada in me l'idea, anzi la convinzione, che Gesù ci avesse testimoniato un Dio inclusivo, accogliente. Fu per me una rivoluzione culturale e una conversione spirituale. Quando nel febbraio del 1978 annunciai per la prima volta nella sede della mia comunità cristiana di base la benedizione di Dio ad una coppia omosessuale, ormai ero già per il Vaticano sul versante dell'eresia...
Quali relazioni vedi tra queste tematiche e il tuo ministero?
Oggi posso dire che il mio ministero, piccolo - umile - quotidiano, è pieno di gratitudine a Dio e a tutte le persone che, uscendo dal modello unico, mi hanno insegnato a cercare la presenza di Dio e il futuro del mondo nelle periferie.
La mia vita ministeriale per lo più si svolge in relazione a persone, gruppi, comunità marginali. Ho constatato che la chiesa gerarchica, dal catechismo alla predicazione fino ai sacramenti, ha torturato, escluso, violentato gli omosessuali e le lesbiche.
La sofferenza di chi ogni giorno deve nascondersi non la conosce se non chi la vive sulla propria pelle. Per secoli la chiesa cattolica ha coperto i pedofili ed ha maledetto gli omosessuali.
Da dove nasce nella chiesa il "pregiudizio" nei confronti dell'omosessualità?
Il pregiudizio nella chiesa cattolica ufficiale, come in altre tradizioni religiose, nasce da una ignoranza delle scienze umane e da una lettura della Bibbia fondamentalista, senza alcuna considerazione del contesto storico culturale in cui i libri sono stati redatti.
Ma nasce anche dall'arroganza di chi presume di parlare in nome di Dio. Di più: nasce da un potere che vuole imporre a tutti un modello solo per poter meglio governare la coscienza, la sessualità, la vita delle persone. Questa "presunzione di verità assoluta" è la causa dell'ateismo di molte persone che non distinguono tra Dio e la gerarchia.
Che cosa c'è che non va quando il papa dice "chi sono io per giudicare"?
Questo papa, gran brav'uomo, fa un passo avanti e uno indietro e crede così di mantenere unita la chiesa.
Gli omosessuali non sopportano più le finte aperture, gli atteggiamenti "generosi", le espressioni della "misericordia". Puzzano di ambiguità.
È tempo che si riconoscano gli errori e gli orrori causati nei secoli da una dottrina e da una pratica pastorale "criminale", si ritirino i documenti degli ultimi papi. Si smetta di sentenziare sugli omosessuali, senza parlare con gli omosessuali come soggetti capaci di vivere la propria vita e la propria fede in modo costruttivo.
Per fortuna teologi e teologhe, gruppi di credenti omosessuali, come separati e divorziati e preti sposati stanno sempre più imparando a vivere al cospetto di Dio e sanno che spesso l'obbedienza al magistero e disobbedienza al Vangelo.
Che cosa rispondi a chi dice che le tue benedizioni non hanno "valore" dal momento che sei stato ridotto allo stato laicale?
Non è la mia benedizione che ha valore: è l'annuncio che Dio ama, che Dio benedice queste persone. Ecco ciò che conta.
Del resto mi permetto di dire che questi signori non fanno obiezione a chi benedice le armi, a chi benedice i mafiosi e poi se la prendono con chi annunzia la benedizioni di Dio a due persone che si amano. Continuerò a farlo.
Ti senti prete? Prete cattolico?
Mi sento più che mai prete e felice di vivere il mio ministero che ho reso molto più cattolico, cioè ecumenico. Certo che interpreto la parola "cattolico" in senso evangelico e non gerarchico. Ma io non me ne esco dalla chiesa che amo: cerco di lottare perché si converta al Vangelo e personalmente tento di diventare un po' più cristiano ogni giorno a partire dalla mia vita quotidiana.
A cura di Guido Piovano

(da Insonnia, mensile di confronto e ironia di Racconigi, "Diversamente chiesa", novembre 2016 - contatti@insonniaracconigi.it)