venerdì 11 novembre 2016

LA CITTÀ CHE HA CACCIATO NARCOS, POLITICI E POLIZIA E ORA SI GOVERNA DA SOLA



C'è una città, nel cuore del Messico, dove i Narcos non si azzardano a mettere piede e neppure i soldati possono entrare: si chiama Cheran ed è forse uno dei posti più strani del mondo. In primo luogo non c'è governo, e tutte le decisioni vengono prese da un'assemblea di rappresentanti simile a un Consiglio comunale ma molto più fluida, senza maggioranza e opposizione, senza partiti (che sono messi al bando) e formata da soli pari, tutti autorizzati a prendere decisioni e fare proposte.
Poi a Cheran non c'è polizia, perché l'ordine pubblico è mantenuto da un gruppo di volontari, tutti giovani del paese (14 mila abitanti in tutto), che si danno da fare per evitare ogni problema e aiutare chi è in difficoltà. Infine - e considerato che siamo nel Messico centrale non è cosa da poco - non c'è traccia di crimine organizzato: da Cheran i narcotrafficanti sono stati cacciati con mazze e pietre. Prima, almeno fino al 2011, i camion dei Narcos passavano giorno e notte lungo l'unica strada del villaggio, facendo il bello e il cattivo tempo, spaventando, rapendo e persino uccidendo tutti gli abitanti che in qualche modo, in qualunque modo, potessero dare loro fastidio.
Poi, una notte, un gruppo di donne e madri, esasperate dai continui ricatti delle bande di criminali, ha assalito i camion dei trafficanti, li ha presi a pietrate e ha usato le scorte di fuochi d'artificio per la festa del paese come fossero bombe.
Chi ricorda quella notte ne parla come un incubo di sangue e violenza, perché dopo le donne con i sassi, dalle case sono usciti gli uomini con i machete. Un massacro così cruento da far passare la voglia ai trafficanti di tornare. Ora, passati cinque anni, il villaggio vive in pace e ogni notte lungo la strada vengono allestite delle Fogatas, crocicchi di persone che, con la luce di un fuoco, controllano che i Narcos non provino a tornare.
Nel suo genere Cheran è un caso unico, tanto che il governo messicano, i cui rappresentati quando si sono fatti vedere hanno ricevuto un'accoglienza non diversa da quella riservata ai criminali, ha acconsentito a concedere al piccolo villaggio lo status di città autonoma.
Luciana Grosso

(Il Venerdì, 4 novembre)