sabato 5 novembre 2016

LE PRIGIONI DELL'IO

"La sapienza biblica ci mette in guardia da quella idolatria di sé che rompe i ponti con Dio e con la "comunità" umana e cosmica di cui siamo parte o, meglio, partners. La fede ebraico-cristiana lacera questo incurvamento del soggetto su se stesso che spesso, oggi si esprime anche con suggestive pratiche di "meditazione".
Questo dolce ripiegamento su se stessi, quando prescinde dal liberante rapporto con Dio, può condurre a rinchiudersi nella splendida prigione dei propri bisogni, desideri e progetti".

"C'era una volta un uomo intento a costruirsi la casa. Voleva che fosse  la più bella, calda e accogliente del mondo. Vennero a chiedere il suo aiuto perché il mondo stava andando a fuoco. Ma a lui interessava soltanto la sua casa, non il mondo. Quando finalmente ebbe finito di costruire la casa, scoprì che non c'era più il mondo....."

Dio rompe la gabbia dell'io. Per vivere e combattere, per sperare e resistere, per poter ancora piantare alberi e mangiarne i frutti, la fede cristiana apre un orizzonte: "Vivi ogni giorno al cospetto di Dio".
Le nostre Bibbie dicono "timor di Dio", ma si tratta di una pessima traduzione del testo ebraico che non esprime nessuna parentela con l'idea della paura di Dio.
Vivere al cospetto di Dio significa essere consapevoli della Sua presenza e sicuri del Suo amore.
Franco Barbero, Da "Il giubileo di ogni giorno" 1999, Bra  pag.112.