giovedì 10 novembre 2016

TITOLONI DI GIORNALISTI ADDORMENTATI

Fanno ridere i giornali di stamattina. A parte Grillo che si dichiara
soddisfatto per "Trump che è meno peggio della Clinton", tutti gridano che "il mondo è cambiato".
Ma c'è voluta questa "notte oscura" per rendervene conto? Avete forse dormito profondamente negli ultimi dieci anni, discutendo di democrazia come se fossimo in una polis (città) greca ai tempi di Platone oppure se veleggiassimo ancora nel sogno della dittatura del proletariato?
Il mondo è cambiato non tre notti fa: è cambiato in profondità, sul piano antropologico, lentamente e profondamente dai tempi di Craxi in poi.
Chi ogni giorno vive a contatto con la gente reale, ha visto assottigliarsi  e liquefarsi le virtù civiche di platoniana memoria o, senza disturbare Platone, della stagione della Resistenza e della nascita della Repubblica.
Siamo noi che ci siamo addormentati e i nostri occhi non hanno letto una realtà in movimento. Il guaio è che i segnali c'erano tutti. Noi abbiamo continuato a vedere il solito paesaggio...
In un mio scritto, senza essere un politologo, lo segnalavo nel 1999: "Siamo entrati nelle prigioni dell'io, siano esse dorate o disperate...L'individuo cancella la persona nella sua dinamica relazionale e spegne il cittadino come soggetto di un patto per il bene comune. Mentre il cannocchiale vede le galassie, noi facciamo sempre più fatica a vedere il vicino di casa. Mentre la secolarizzazione promuove una sana laicità, il secolarismo diventa ideologia che, negando a priori ogni trascendenza, restringe l'orizzonte vitale. Resta un dio solo: il mercato e la costellazione dei consumi". (F.Barbero 1999).
Cos' si è generata una lunga discesa verso una forma e una pratica di individualismo esasperato, accecante ed aggressivo.
La crisi economica ha dato corpo alla paura dell'altro, alla difesa del "proprio territorio", alla violenza come sistematica contrapposizione. Ha preso corpo la cultura di una "democrazia delle disuguaglianze", cioè la perfida gestione di poteri che di fatto accettano le disuguaglianze come naturali e insuperabili. In questo contesto l'obiettivo degli "individui depersonalizzati" è "scavalcare", entrare in una competizione perpetua a livello di avere, consumare, apparire.
A questo punto, come cristiano e come teologo, penso che non abbiamo ascoltato le voci che denunciavano chiaramente le nostre complicità ecclesiastiche in questo passaggio verso una esistenza "feroce" e slegata dal messaggio centrale del Vangelo.
Come cristiani, assieme agli uomini e alle donne di buona volontà, dobbiamo farci obiettori radicali ad uno stile di vita in cui "la pancia individualistica" elimina la coscienza del collettivo. Facciamoci pellegrini verso questo mondo nella nostra prassi quotidiana.
Franco Barbero