sabato 14 gennaio 2017

Anche formulazioni ambigue?

Sergio: Se però le cose stanno così, mi sorgono altri interrogativi. Allora vuol dire che già nei Vangeli ci sono delle formulazioni ambigue, delle riflessioni molto imperfette e datate su Gesù.
Franco: Probabilmente non potrebbe essere diversamente. In tutto il Nuovo Testamento, anzi in tutta la Bibbia, noi troviamo la Parola di Dio seminata in mezzo a mille e mille parole umane, imperfette e contingenti, veramente datate. Il bello è che Dio si serve di parole umane per
farci giungere la sua Parola vivente. Del resto, se ci pensiamo bene, non potrebbe essere diversamente. Chi ha scritto la Bibbia? Erano persone come noi, con un linguaggio ed una mentalità particolari, situati in un tempo particolare. Anche oggi noi non troviamo mai una persona o una realtà in cui si incarni allo stato puro e perfetto la volontà di Dio. L'oro va cercato tra le pietre, in mescolanza e in contaminazione! Perciò, nel loro annuncio di Gesù, gli evangelisti ci lasciano la testimonianza preziosa della loro fede, con i suoi lati luminosi e con le sue zone d'ombra. Dietro di loro c'è la vita delle comunità di allora, piene di problemi, ricche di tensioni, con mille incertezze, ma con lo sguardo e il cuore fisso su Gesù, nel costante tentativo di capirne sempre qualcosa in più, per poterlo seguire più fedelmente soprattutto. Non ti stupire: noi saremmo oggi capaci di parlare «perfettamente» delle opere che Dio ha compiuto attraverso Gesù? Neanche per sogno!
Sergio: Qui non c'è scampo. Non c'è davvero la «rivelazione» di Dio che ci piove dal cielo, direttamente, magicamente. Bisogna scavare con fatica comunitaria e personale. Adesso mi è anche un tantino più chiaro perché leggere la Bibbia letteralmente, cosi com'è scritta, senza sapere la storia delle comunità credenti di cui essa è testimonianza, significa tradirla o, almeno, correr dei rischi di manipolazione.
Franco: Come una maniera più grave di tradire la Bibbia è quella di leggerla intellettualisticamente, solo con la mente, fuori della vita, senza cuore senza pregare il Signore che ce la faccia gustare. Sergio: Non so se dico un 'eresia, ma a me sembra che, dietro i racconti di miracoli, faccia capolino anche la «poca fede» degli evangelisti. Anche per loro è stato difficile seguire un maestro che ha fatto fiasco, che non ha vinto e allora hanno «abbellito» la sua vita e il suo messaggio con un pugno di miracoli. E possibile che sia successo anche questo?
Franco: A me sembra più che possibile. Anche quando testimoniamo la nostra fede viene fuori la nostra poca fede. Noi siamo sempre tentati di colorare di gloria la vita di Gesù e già nel Nuovo Testamento questa infezione della gloria e della onnipotenza forse non è del tutto assente. Certi testi ci presentano una «cristologia alta», cioè un Gesù glorioso! Facciamo di tutto per dimenticare la vicenda storica e reale di Gesù di Nazareth, colui che ci ha fatto vedere le scelte «ingloriose» di Dio. In una società dell'apparenza, della efficienza... Gesù è un prodotto che non determina concorrenza. Ma questo scandalo è proprio l'originalità di quel Dio che Gesù è venuto a mostrarci con le sue scelte di vita.

Franco Barbero, 1985