| GESU' SI LASCIA COINVOLGERE DALL'AZIONE DI DIO | ||
In quel tempo Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?». Ma Gesù gli disse: «Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia». Allora Giovanni acconsentì. Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dal cielo che disse: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto» (Matteo 3, 13-17).
La metafora della voce dal cielo
Questa pagina
biblica rappresenta una icona, un quadro teologico ricco di
significato. La Bibbia è piena di “voci dal cielo” con cui Dio
chiama il popolo e i singoli e notifica il Suo volere.
La metafora del
cielo che si apre per farci udire la voce divina è la testimonianza
di un Dio che si avvicina, accompagna, resta in dialogo con noi,
esorta, rende consapevole dei suoi doni o conferisce una chiamata,
una vocazione particolare. Dunque un Dio vivo, in relazione con il
popolo, con i profeti, con noi.
Solo quando si
comprese che Mosè era stato davvero spinto dal soffio di Dio in
tutto l’arco della sua vita e che la sua “impresa”, il suo
servizio al popolo erano stati possibili esclusivamente perché Dio
lo aveva accompagnato, solo allora si scrisse che Mosè udiva la voce
dell’Eterno (Esodo 19, 19 e Numeri 7, 89). Questo linguaggio
biblico non ha nessuna parentela con le fantasie alienate di quanti
dicono di sentire la voce di Dio: visioni allucinatorie presentate
come “apparizioni”.
Con tutto il
rispetto e la cura che si deve a chi soffre di disturbi allucinatori,
bisogna nutrire grande diffidenza per quei “buffoni sacri” che
fanno affari presentandosi come destinatari di una “voce” o di
una “visione” divina. C’è poi chi ha fissato l’appuntamento
con una voce dal cielo che, puntuale, si ripete alla data
convenuta!!! Siamo al delirio travestito di devozione… Frode,
inganno, misticismo patologico, affari, protagonismo e quanto di
peggio si possa immaginare.
La Bibbia,
quando ci parla di una voce dal cielo, ci lascia invece un messaggio
limpido e non autorizza paranoie, inganni, evasioni misticheggianti.
I
versetti 13, 14, 15
Il battesimo di
Gesù, ricevuto nel Giordano da Giovanni il Battezzatore, "è
uno dei punti più saldi della ricostruzione storica della vicenda
del nazareno", scrive il biblista cattolico Giuseppe Barbaglio.
I sinottici lo attestano in modo che non lascia dubbi sulla sua
storicità.
Le prime
comunità cristiane ce lo hanno trasmesso con un certo imbarazzo
anche perché, nel riconoscere in Gesù "il figlio di Dio",
avrebbero forse voluto presentarcelo esente da ogni macchia, anzi non
bisognoso di conversione. Il quarto evangelo, quello di Giovanni, il
più interno al processo di divinizzazione di Gesù, addirittura
sopprime l'episodio del battesimo di Gesù. Anche gli altri Vangeli
riferiscono il battesimo di Gesù in modo molto veloce (Luca quasi di
passaggio e Matteo creando artificialmente una scena di schermaglia
col Battista) e costruiscono, nei versetti successivi, lo scenario
grandioso e luminoso della voce dal cielo con cui Dio manifesta a
Gesù il Suo amore e il conferimento di una particolarissima
missione.
Così riescono a
"nascondere" un pò l'evento del battesimo di Gesù che
troppo chiaramente metteva il nazareno in subordine rispetto al
Battista di cui fu discepolo. Sempre di più i cristiani tenteranno
di archiviare o relegare in un cantuccio i pochi ma sicuri accenni al
dato storico del battesimo di Gesù.
Il
significato del battesimo di Gesù
Intanto un
significato è ovvio: Gesù accetta di farsi discepolo del Battista e
riconosce in lui il profeta, l'annunciatore dell'escatologia
imminente, cioè dell'avvicinarsi dell'intervento finale di Dio. Gesù
è stato un discepolo, dunque.
"Resta da
capire - prosegue ancora Barbaglio - con quale coscienza Gesù si è
fatto battezzare. Da peccatore gravato da sensi di colpa per peccati
compiuti personalmente, come ritiene Hollenbach, oppure, come pensa
il teologo cattolico Meier, cosciente di far parte di un popolo
bisognoso di conversione, penitente in piena solidarietà con la sua
gente che doveva essere messa al riparo dalla minaccia della
catastrofe imminente? Si può pensare che il nazareno si sentisse
parte della sua generazione dominata dal male e in preda al disordine
più grave e bisognosa di essere purificata, per poter far parte del
nuovo ordine che Dio avrebbe creato nel suo popolo. Dal punto di
vista storico l'ipotesi di Hollenbach appare più plausibile: il
fatto che Gesù venne dal Battista per il battesimo mostra in modo
dimostrativo che pensava di essere un peccatore bisognoso di
penitenza".
Senza mezzi
termini il teologo Gerd Theissen scrive: "Sul piano storico la
realtà deve essere stata proprio quella: per un certo periodo Gesù
riconobbe il Battista come "maestro" a lui superiore, e si
fece da lui battezzare per il perdono dei propri peccati. Egli si
considerava uno dei molti che in Israele volevano convertirsi per
sottrarsi all'imminente giudizio di Dio" (Il Gesù storico,
Queriniana, pag. 262).
In ogni caso il
battesimo di Gesù significa che il nazareno, inserendosi nel solco
del Battista e immergendosi nel cammino di conversione del suo
popolo, ha dato una svolta alla sua vita, convinto che Dio lo
stava chiamando ad un compito pubblico da svolgere in mezzo al suo
popolo.
Che grande orizzonte...
Per la nostra
fede è davvero tonificante il prendere atto che anche Gesù ha
percorso la strada della nostra umanità: ha imparato dal Battista,
si è immedesimato e immerso nelle vicende del suo popolo e del suo
tempo, ha cercato la volontà di Dio, ha compiuto un cammino di
conversione a partire dal proprio cuore. Come siamo lontani da una
certa immagine del Gesù-Dio di catechistica memoria...
Quando diciamo
che, per noi cristiani, Gesù è "il figlio di Dio",
intendiamo - come più volte in queste ultime settimane ho ricordato
nei commenti domenicali - sottolineare che Dio lo ha costituito
per noi come il testimone per eccellenza del Suo regno, la Sua
epifania.
"Comunque è
certo che Gesù non ha mai detto di essere il figlio di Dio
trascendente; è la chiesa delle origini che ha tematizzato e
sviluppato tale titolo glorioso fino ad arricchirlo di contenuti
sorprendenti... A scanso di malintesi possibili e anche
esistenti... pare necessario precisare che la fede in Gesù dei primi
cristiani non ha preso il posto della fede in Dio; essi non hanno per
nulla abiurato il monoteismo ebraico, cioè la confessione dell'unico
Dio esistente. Hanno esaltato oltre ogni dire Gesù, soprattutto come
il Signore (Paolo in particolare) e il logos eterno (il Quarto
Vangelo), ma non si sono mai spinti a
fare di lui un secondo dio (G. Barbaglio, Gesù ebreo di
Galilea, Dehoniane, pag. 618). La verità storica inoppugnabile è
che anche Gesù, per compiere la sua missione, ha dovuto compiere un
cammino di conversione. Questo fa scandalo ancora oggi per certe
visioni di Gesù, ma rappresenta una pietra miliare per il
rinnovamento della nostra vita di fede partendo dal Gesù storico.
Convertici
ogni giorno
Non c'è altra
strada. Per te, per me, per ogni comunità la strada è chiara e
quotidiana: convertirci ogni giorno e diventare coscienti che non
viviamo a caso, se ascoltiamo, come Gesù, la voce di Dio, se non
chiudiamo il cielo sopra di noi, se non ci barrichiamo nelle tombe
degli idoli e nelle prigioni dell'io.
No, non facciamo
gli eroi, mettiamo da parte le pie menzogne sui santi. Se vogliamo
che la nostra vita non si chiuda nella routine, nel nido accogliente
delle nostre pie e calde abitudini, se vogliamo che i nostri cuori e
i nostri passi vadano fiduciosi verso un futuro "altro",
abbiamo bisogno della "voce dal cielo", del messaggio
risvegliante delle Scritture e dell'urlo inquietante delle periferie
del mondo.
Ma guai a noi se
non discendiamo nelle acque profonde del Giordano e nei sotterranei
della storia che, senza andare lontano, spesso possiamo trovare anche
dietro l'angolo, nella nostra stessa città. Immergersi, non
spruzzarsi con qualche goccia.
I
versetti 16 – 17
Ancora un breve
pensiero su questi versetti. Nella “confusione” delle voci
culturali, commerciali e devozionali, nella babele dei linguaggi,
quanto dovremmo benedire Dio che ci dona una chiara prospettiva di
vita nella persona, nella esistenza storica, nel messaggio di Gesù
di Nazareth…
Non è
assolutamente scontato, oggi, trovare una strada affidabile che dia
senso al nostro vivere, agire e morire. Molte persone si trovano a
vivere “come pecore senza pastore”, senza punti di riferimento,
senza luoghi di confronto, come viandanti senza meta, su strade che
non portano a nulla o che portano al nulla. Quanti sono prigionieri
di un girotondo attorno a se stessi/e in una totale
autoreferenzialità!
La “voce di
Dio” che ci invita a guardare a Gesù di Nazareth e a far nostre le
sue scelte di vita è oggi più che mai utile e preziosa per amare la
nostra vita, riceverla come dono e come responsabilità, per scoprire
che sopra di noi e sopra questo mondo non si chiude mai il cielo e
non si spegne mai il sorriso di Dio, nonostante tutte le angosce e le
“disperazioni” di cui è costellata l’esistenza umana.
Anche quest’anno
leggeremo insieme molte pagine della Scrittura per aprire il nostro
orecchio e il nostro cuore alla voce di Dio cercando di restare, come
Gesù e con Gesù, “immersi” nella vita quotidiana dei “senza
potere”, nelle acque profonde del Giordano.
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