"DONNE E CHIESA"
ROMA-ADISTA. Alla ricostruzione della memoria del ruolo giocato dalle donne nelle Chiese cristiane, Adriana Valerio, teologa e docente di Storia del cristianesimo presso l'Università Federico II di Napoli, ha dedicato tutta la sua vita professionale. Una scelta che salta immediatamente agli occhi scorrendo i titoli del suoi libri, a partire da quel Cristianesimo al femminile. Donne protagoniste nella storia delle Chiese (D'Auria) dato alle stampe nel 1990, passando per Madri del Concilio. Ventitré donne al Vaticano II (Carocci), pubblicato in occasione dei 50 anni dall'inizio del Concilio Vaticano II, per arrivare a Le ribelli di Dio. Donne e Bibbia tra mito e storia (Feltrinelli) uscito nel 2014.
Un percorso di studio e ricerca in cui si iscrive anche il libro che la teologa ha recentemente pubblicato con Carocci Editore, Donne e Chiesa. Una storia di genere (Roma 2016, pp. 246, euro 18), che rappresenta un prezioso contributo al dibattito grazie, in particolare, all'originale scelta metodologica adottata. Alla puntuale ricostruzione degli avvenimenti che, dalle origini ai nostri giorni, hanno segnato la storia della Chiesa e con essa la storia delle donne, Valerio interseca infatti il contributo che le donne stesse hanno dato, nel medesimo periodo, alla comunità religiosa, «le risposte delle donne che nella filigrana della storia hanno reagito mettendo in campo modalità articolate di vivere l'esperienza religiosa»: una scelta inclusiva che culmina, capitolo dopo capitolo, con la narrazione di un personaggio femminile che emblematicamente rappresenta l'epoca in esame. Partendo dalla schiava martire Blandina - di cui Ernest Renan disse che aveva distrutto la schiavitù «mostrando lo schiavo capace di virtù, eroico, nel martirio, uguale al padrone e forse superiore a lui dal punto di vista del Regno di Dio» - passando per Angela da Foligno, «considerata la più alta erede di Francesco», per arrivare alla "teologhessa" Antonietta Giacomelli, Valerio tratteggia una storia al femminile che risponde a una necessità che l'autrice ha ben presente: quella di dare fondamento a una forte e autorevole tradizione. «L'identità delle donne – spiega l'autrice - ha la necessità di ancorarsi a radici solide e di far riferimento a una tradizione che visibilmente rispecchi il loro contributo nella custodia e nella trasmissione del patrimonio della fede», aspetti che «non competono esclusivamente al magistero ma riguardano tutti i credenti che, insieme, alimentano e vivificano la Chiesa con pensiero critico, fede operosa, speranza feconda, pratiche di vita e atti di culto. In sintesi, con la loro ricezione del senso vivo del Vangelo».
La scelta di focalizzare l'attenzione sulle donne è per Valerio «un atto morale che non dipende dal loro essere migliori degli uomini ma dalla situazione di invisibilità culturale e istituzionale nella quale si trovano relegate: per questo - scrive - bisogna restituire loro voce, vita, pensiero». «La questione femminile non è problema marginale né di moda - prosegue - ma entra profondamente nell'identità delle culture perché tocca non solo gli elementi organizzativi e strutturali, con i suoi rapporti di potere all'interno del sistema sociale e politico, ma investe anche la precomprensione antropologica, il sistema valoriale, la visione della storia e dei ruoli nei quali entrano in gioco i soggetti umani, uomini e donne».
E le donne, prosegue Valerio, «non sono un elemento accessorio nemmeno nelle religioni, ma, al contrario ne costituiscono il cuore pulsante e ne svelano l'identità: la dignità che le religioni conferiscono alla persona in corpo femminile, il ruolo che assegnano alle donne nei riti e nella gestione del sacro, la loro visibilità istituzionale e i diritti umani loro riconosciuti sono le cartine di tornasole che controprovano la validità del messaggio di salvezza e di verità di cui le religioni si sentono portatrici».
Il lavoro della teologa è, in questo volume, circoscritto alla Chiesa cattolica, scelta come emblematica del rapporto tra cristianesimo e donne: dagli episodi analizzati emergono «tanto gli aspetti politici e sociali legati all'esercizio del potere nella Chiesa quanto la presenza viva e combattiva delle donne impegnate nei tanti cammini di fede e spesso appoggiate da uomini sensibili e complici». Lo sguardo retrospettivo su questa storia «interroga il presente e, allo stesso tempo, apre a nuove possibilità di indagine e a più coraggiose indicazioni per il futuro». «Troppo spesso - prosegue Valerio - la religione ha fatto ricorso a Dio per giustificare asimmetrie, per legittimare disuguaglianze, dando valore normativo a ciò che era legato al contingente contesto culturale. L'ideale messaggio della fede salvifica va, al contrario, differenziato dai limiti contingenti della storia e delle consuetudini legate alle specifiche epoche e culture nelle quali gli uomini e le donne hanno potuto esprimere la loro fede. Per questo - è la conclusione e insieme l'auspicio della teologa - oggi possiamo scrivere una storia diversa da quella del passato». (ingrid colanicchia)
(Adista, 10 dicembre 2016)
ROMA-ADISTA. Alla ricostruzione della memoria del ruolo giocato dalle donne nelle Chiese cristiane, Adriana Valerio, teologa e docente di Storia del cristianesimo presso l'Università Federico II di Napoli, ha dedicato tutta la sua vita professionale. Una scelta che salta immediatamente agli occhi scorrendo i titoli del suoi libri, a partire da quel Cristianesimo al femminile. Donne protagoniste nella storia delle Chiese (D'Auria) dato alle stampe nel 1990, passando per Madri del Concilio. Ventitré donne al Vaticano II (Carocci), pubblicato in occasione dei 50 anni dall'inizio del Concilio Vaticano II, per arrivare a Le ribelli di Dio. Donne e Bibbia tra mito e storia (Feltrinelli) uscito nel 2014.
Un percorso di studio e ricerca in cui si iscrive anche il libro che la teologa ha recentemente pubblicato con Carocci Editore, Donne e Chiesa. Una storia di genere (Roma 2016, pp. 246, euro 18), che rappresenta un prezioso contributo al dibattito grazie, in particolare, all'originale scelta metodologica adottata. Alla puntuale ricostruzione degli avvenimenti che, dalle origini ai nostri giorni, hanno segnato la storia della Chiesa e con essa la storia delle donne, Valerio interseca infatti il contributo che le donne stesse hanno dato, nel medesimo periodo, alla comunità religiosa, «le risposte delle donne che nella filigrana della storia hanno reagito mettendo in campo modalità articolate di vivere l'esperienza religiosa»: una scelta inclusiva che culmina, capitolo dopo capitolo, con la narrazione di un personaggio femminile che emblematicamente rappresenta l'epoca in esame. Partendo dalla schiava martire Blandina - di cui Ernest Renan disse che aveva distrutto la schiavitù «mostrando lo schiavo capace di virtù, eroico, nel martirio, uguale al padrone e forse superiore a lui dal punto di vista del Regno di Dio» - passando per Angela da Foligno, «considerata la più alta erede di Francesco», per arrivare alla "teologhessa" Antonietta Giacomelli, Valerio tratteggia una storia al femminile che risponde a una necessità che l'autrice ha ben presente: quella di dare fondamento a una forte e autorevole tradizione. «L'identità delle donne – spiega l'autrice - ha la necessità di ancorarsi a radici solide e di far riferimento a una tradizione che visibilmente rispecchi il loro contributo nella custodia e nella trasmissione del patrimonio della fede», aspetti che «non competono esclusivamente al magistero ma riguardano tutti i credenti che, insieme, alimentano e vivificano la Chiesa con pensiero critico, fede operosa, speranza feconda, pratiche di vita e atti di culto. In sintesi, con la loro ricezione del senso vivo del Vangelo».
La scelta di focalizzare l'attenzione sulle donne è per Valerio «un atto morale che non dipende dal loro essere migliori degli uomini ma dalla situazione di invisibilità culturale e istituzionale nella quale si trovano relegate: per questo - scrive - bisogna restituire loro voce, vita, pensiero». «La questione femminile non è problema marginale né di moda - prosegue - ma entra profondamente nell'identità delle culture perché tocca non solo gli elementi organizzativi e strutturali, con i suoi rapporti di potere all'interno del sistema sociale e politico, ma investe anche la precomprensione antropologica, il sistema valoriale, la visione della storia e dei ruoli nei quali entrano in gioco i soggetti umani, uomini e donne».
E le donne, prosegue Valerio, «non sono un elemento accessorio nemmeno nelle religioni, ma, al contrario ne costituiscono il cuore pulsante e ne svelano l'identità: la dignità che le religioni conferiscono alla persona in corpo femminile, il ruolo che assegnano alle donne nei riti e nella gestione del sacro, la loro visibilità istituzionale e i diritti umani loro riconosciuti sono le cartine di tornasole che controprovano la validità del messaggio di salvezza e di verità di cui le religioni si sentono portatrici».
Il lavoro della teologa è, in questo volume, circoscritto alla Chiesa cattolica, scelta come emblematica del rapporto tra cristianesimo e donne: dagli episodi analizzati emergono «tanto gli aspetti politici e sociali legati all'esercizio del potere nella Chiesa quanto la presenza viva e combattiva delle donne impegnate nei tanti cammini di fede e spesso appoggiate da uomini sensibili e complici». Lo sguardo retrospettivo su questa storia «interroga il presente e, allo stesso tempo, apre a nuove possibilità di indagine e a più coraggiose indicazioni per il futuro». «Troppo spesso - prosegue Valerio - la religione ha fatto ricorso a Dio per giustificare asimmetrie, per legittimare disuguaglianze, dando valore normativo a ciò che era legato al contingente contesto culturale. L'ideale messaggio della fede salvifica va, al contrario, differenziato dai limiti contingenti della storia e delle consuetudini legate alle specifiche epoche e culture nelle quali gli uomini e le donne hanno potuto esprimere la loro fede. Per questo - è la conclusione e insieme l'auspicio della teologa - oggi possiamo scrivere una storia diversa da quella del passato». (ingrid colanicchia)
(Adista, 10 dicembre 2016)