domenica 29 gennaio 2017

IGNORANZA E PREGIUDIZI SENZA LIMITI

Ho volutamente pubblicato qui di seguito il lungo articolo di Luciano Moia comparso ieri su Avvenire, il giornale cattolico dei vescovi, circa omosessuali e credenti.
Per chi, come me ,ogni giorno da 54 anni è in rapporto personale con fratelli e sorelle omosessuali ed ha seriamente affrontato gli studi biblici, sociologici, antropologici e della psicanalisi, questo scritto del giornale cattolico è da analfabeti.
I linguaggi confusi, offensivi fanno la pari con atteggiamenti di vergognosa e viscida comprensione ed accoglienza. La violenza più evidente sta nel fatto che il pregiudizio cattolico e l'ignoranza pastorale partono dal presupposto che esista l'omosessualità come problema, anziché partire dal fatto che le persone omosessuali vivono, amano, intrecciano relazioni sane, costruttive come altre famiglie con piena dignità di matrimonio.
Che cos'è che turba e costringe a mille linguaggi contorti la gerarchia e gli operatori pastorali?
Al primo posto collocherei il loro personale disagio, un loro conflitto di identità mai risolto.
In secondo luogo molti operatori pastorali leggono la Bibbia con scarsa o nulla conoscenza dei testi ebraici e greci ai quali si rifanno per problematizzare e pregiudicare le persone omosessuali.
Finché si parlerà di "inclinazioni", di "tendenze omosessuali", di "ideologia gay", di "teoria gender", di "atti omosessuali peccaminosi".....siamo prigionieri di stereotipi e di sessuofobia.
Leggendo questo articolo nella mia comunità cristiana di base di Pinerolo, dove la benedizione delle nozze omosessuali occupa lo stesso spazio e la stessa dignità del matrimonio eterosessuale, ho visto fratelli e sorelle increduli domandarsi come possano ancora essere pensate e scritte simili banalità e simili ambigui linguaggi di "accoglienza pelosa".
Entro il mese di aprile ringrazierò Dio di aver potuto annunciare la  Sua benedizione a oltre 450 coppie di matrimoni omosessuali.
Che bello constatare che,come la posta che ricevo mi documenta molto spesso, cresce il numero degli omosessuali e lesbiche che sentono come un dono di Dio il loro amore e lo celebrano durante una festosa eucarestia.
don Franco Barbero