sabato 14 gennaio 2017

L'AMACA di Michele Serra

Dovessimo augurarci qualcosa, per il nuovo anno, non riguarda il mondo, la cui media annuale di violenze e nefandezze è piuttosto costante, nei decenni, e promette di essere invariata anche dopo la mezzanotte di oggi. Riguarda magari noi stessi, la nostra capacità di rimanere gentili ed integri anche sotto gli urti dell'esterno. Si chiama resilienza, è termine derivato dalla siderurgia, ultimamente è una parola di successo ed è un successo meritato. Si può essere resilienti alle mode, alle offese, ai condizionamenti sociali, ai dissesti economici, alle crisi personali e alle crisi sociali. Resilienti non significa refrattari, ovvero indifferenti al mondo. Significa partecipi, significa che ci si offre al vento e ci si espone al cielo, ma con la capacità di non farsi spezzare o torcere o atterrare.
Specialmente ai ragazzi più giovani, che a volte vedo annaspare sotto l'attacco di qualche dolore, di qualche loro inadempienza, di qualche cagnara social che li fa sentire facili bersagli, mi piacerebbe poter regalare, per il duemiladiciassette, qualche grado in più di resilienza, ovvero di forza interiore contro la dittatura dall'esterno (che la vita social rende spesso insostenibile. Ignorare il numero dei "mi piace" e piacere a sé stessi, o a una persona sola - quella che conta. Imparare ogni tanto a bastarsi, a tacere, a respirare al proprio ritmo.
Buon anno a tutti e, soprattutto, ai ragazzini con il naso ficcato nel palmare.

(la Repubblica 31 dicembre 2016)