martedì 3 gennaio 2017

Onu, schiaffo a Israele “Insediamenti illegali”

New York. Obama si fa beffe delle ingerenze di Trump e ignora le accuse di «tradimento» da parte di Israele agevolando l'approvazione della risoluzione delle Nazioni Unite che condanna gli insediamenti dello Stato ebraico nei territori occupati. E lo fa optando per l'astensione Usa in Consiglio di sicurezza sulla risoluzione passata con 14 voti a favore su 15. «Le colonie non hanno validità legale», si legge nel testo del provvedimento che sancisce l'illegalità di ogni altra edificazione in Cisgiordania e Gerusalemme Est.  

A spiegare la posizione Usa è l'ambasciatrice all'Onu Samantha Power che mette in evidenza come gli Stati Uniti non possono appoggiare gli insediamenti e al contempo la soluzione dei due Stati. Furiosa la reazione del collega israeliano Danny Danon: «Né il Consiglio di sicurezza né l'Unesco possono spezzare il legame fra il popolo di Israele e la terra di Israele». Danon mette in evidenza come «ci si attendesse che il maggiore alleato agisse in linea con i valori che condividiamo e che mettesse il veto su una scandalosa risoluzione». E in serata arriva anche la reazione di Trump via Twitter: «Per quel che riguarda l'Onu, le cose andranno diversamente dopo il 20 gennaio».  

Intanto però Obama (a meno di un mese dalla fine del mandato) mette a segno un altro colpo gobbo aggirando il suo successore, il quale era stato esortato proprio dal governo israeliano a intervenire per far in modo che gli Usa esercitassero il diritto di veto che come membro permanente del Cds, avrebbe bloccato il provvedimento. E raggiunge il momento culminante del disaccordo col premier dello Stato ebraico Netanyahu, sulla scia di un gelo che dura ormai da anni. Era stato proprio l'intervento di Trump di giovedì a creare l'impasse in Cds dove il voto era stato rimandato sine die su richiesta egiziana. E col durissimo pronunciamento di Israele che con un linguaggio inusuale, ha accusato la leadership Usa di «aver abbandonato» lo Stato ebraico.  

«Obama e John Kerry sono dietro questa spregevole mossa contro Israele alle Nazioni Unite», ha tuonato una fonte ufficiale israeliana avvertendo che «l'amministrazione Usa ha segretamente confezionato con i palestinesi, alle spalle di Israele, una risoluzione estrema che avrebbe dato il vento in poppa al terrorismo e al boicottaggio e che avrebbe fatto del Muro del Pianto territorio palestinese occupato». La richiesta egiziana di rinviare il voto era stata presa dopo la telefonata tra il presidente Al Sisi e Trump, ma Malesia, Nuova Zelanda, Senegal e Venezuela hanno chiesto di votare il prima possibile. 

Francesco Semprini

(La Stampa, 24 dicembre)