venerdì 6 gennaio 2017

PICCOLE ATEE CRESCONO

Piccole atee crescono
Vorremmo difatti porre l’accento sul fatto che, all’interno dell’attuale generazione dei giovani dell’Occidente secolarizzato, non si riscontra più alcuna differenza di genere in relazione alla pratica della fede. E questa è una grande novità: le giovani donne non manifestano, rispetto ai loro coetanei maschi, elementi di differenziazione “sostanziale” in relazione alla pratica di fede.
Le donne della generazione dei Millennials sono contraddistinte dal carattere dell’incredulità nella stessa misura dei maschi di tale generazione: in ugual misura dei loro coetanei, quindi, le giovani donne vanno di meno in chiesa, credono di meno, hanno meno fiducia nella Chiesa, si definiscono meno come cattoliche, si riconoscono meno nelle indicazioni del magistero e infine seguono meno una vocazione religiosa.
Le indagini a nostra disposizione non registrano quindi solo un grande scarto sul piano verticale delle generazioni, per il quale nel nostro tempo più si è giovani più si è lontani dall’universo ecclesiale; registrano pure una differenziazione interna al mondo femminile: il tradizionale scarto di una maggiore adesione alle credenze e alle pratiche di fede che ha sempre connotato le donne rispetto agli uomini e che è sostanzialmente confermato nelle generazioni più adulte, tende ad azzerarsi con il comparire delle donne che appartengono alla generazione dei nativi digitali.
Questo è senza alcun dubbio il punto di maggiore novità dell’attuale scenario religioso occidentale. Tra i primi ricercatori che hanno evidenziato questo importantissimo elemento si colloca Alessandro Castagnaro, il quale non solo accentua la presenza oggi di “uno specifico problema nei rapporti tra le giovani donne e l’Istituzione”, ma, sulla base di quanto già accaduto in altre parti d’Europa, in particolare in Francia, invita anche con decisione a non sottovalutare tale specifica questione, prospettando facili riprese nel futuro da parte delle giovani donne del loro rapporto con la dimensione istituzionale della fede.
Non si ha a che fare semplicemente con un questione dell’età: più decisamente è una questione generazionale. Con le sue parole: “La presa di distanza dal mondo della religione, dalla Chiesa e dalla pratica in particolare, era evidentemente in buona parte già avvenuta nei maschi, non ancora nelle femmine, che ora si sono allineate. Se agisse solo l’effetto età della vita e non quello generazionale, più duraturo, non ci sarebbe ragione perché questa distinzione si manifestasse” (Uno studio sulla spiritualità dei giovani”, in Osservatorio Socio-Religioso Triveneto, C’è campo? Giovani, spiritualità, religione, Marcianum Press, Venezia 2010, p. 28).
Armando Matteo – Rocca n. 18