Piccole
atee crescono
Vorremmo
difatti porre l’accento sul fatto che, all’interno dell’attuale
generazione dei giovani dell’Occidente secolarizzato, non si
riscontra più alcuna differenza di genere in relazione alla pratica
della fede. E questa è una grande novità: le giovani donne non
manifestano, rispetto ai loro coetanei maschi, elementi di
differenziazione “sostanziale” in relazione alla pratica di fede.
Le donne della generazione dei Millennials sono contraddistinte dal
carattere dell’incredulità nella stessa misura dei maschi di tale
generazione: in ugual misura dei loro coetanei, quindi, le giovani
donne vanno di meno in chiesa, credono di meno, hanno meno fiducia
nella Chiesa, si definiscono meno come cattoliche, si riconoscono
meno nelle indicazioni del magistero e infine seguono meno una
vocazione religiosa.
Le
indagini a nostra disposizione non registrano quindi solo un grande
scarto sul piano verticale delle generazioni, per il quale nel nostro
tempo più si è giovani più si è lontani dall’universo
ecclesiale; registrano pure una differenziazione interna al mondo
femminile: il tradizionale scarto di una maggiore adesione alle
credenze e alle pratiche di fede che ha sempre connotato le donne
rispetto agli uomini e che è sostanzialmente confermato nelle
generazioni più adulte, tende ad azzerarsi con il comparire delle
donne che appartengono alla generazione dei nativi digitali.
Questo è
senza alcun dubbio il punto di maggiore novità dell’attuale
scenario religioso occidentale. Tra i primi ricercatori che hanno
evidenziato questo importantissimo elemento si colloca Alessandro
Castagnaro, il quale non solo accentua la presenza oggi di “uno
specifico problema nei rapporti tra le giovani donne e
l’Istituzione”, ma, sulla base di quanto già accaduto in altre
parti d’Europa, in particolare in Francia, invita anche con
decisione a non sottovalutare tale specifica questione, prospettando
facili riprese nel futuro da parte delle giovani donne del loro
rapporto con la dimensione istituzionale della fede.
Non si ha a che
fare semplicemente con un questione dell’età: più decisamente è
una questione generazionale. Con le sue parole: “La presa di
distanza dal mondo della religione, dalla Chiesa e dalla pratica in
particolare, era evidentemente in buona parte già avvenuta nei
maschi, non ancora nelle femmine, che ora si sono allineate. Se
agisse solo l’effetto età della vita e non quello generazionale,
più duraturo, non ci sarebbe ragione perché questa distinzione si
manifestasse” (Uno studio sulla spiritualità dei giovani”, in
Osservatorio Socio-Religioso Triveneto, C’è campo? Giovani,
spiritualità, religione, Marcianum Press, Venezia 2010, p. 28).
Armando
Matteo – Rocca n. 18