di Caterina Coppola
Le
ricorrenze sono sempre un po’ così: tutti
si sentono in dovere di partecipare, di twittare una frase commossa
che ricordi le vittime (non tutte, ovviamente, quelle che fa comodo
ricordare), di citare Primo Levi (l’avessero letto…) di metterci
un “mai più” finale. È
un po’ fastidioso, ammettiamolo.
È fastidioso perché quelle stesse persone fino al giorno prima e dal giorno dopo, con la stessa leggerezza, ci spiegano che “prima gli italiani”, che c’è “l’invasione” dei migranti tenuti al caldo negli alberghi mentre i terremotati sono nelle baraccopoli (!!!11!!1!), che la famiglia è una e una sola e le altre non meritano diritti né riconoscimento (bambini inclusi), che le persone omosessuali, trans, bisessuali, non meritano tutela dalla violenza che le colpisce, dal bullismo nelle scuole, dalle aggressioni nelle strade.
È fastidioso perché quelle stesse persone fino al giorno prima e dal giorno dopo, con la stessa leggerezza, ci spiegano che “prima gli italiani”, che c’è “l’invasione” dei migranti tenuti al caldo negli alberghi mentre i terremotati sono nelle baraccopoli (!!!11!!1!), che la famiglia è una e una sola e le altre non meritano diritti né riconoscimento (bambini inclusi), che le persone omosessuali, trans, bisessuali, non meritano tutela dalla violenza che le colpisce, dal bullismo nelle scuole, dalle aggressioni nelle strade.
Ma
siamo arrivati perfino oltre la pelosa commozione a comando. Siamo
arrivati al punto che si
nega la memoria,
o almeno una parte di essa. È quello che è successo, ad esempio, a
Pisa, dove nell’ambito degli eventi organizzati per le scuole
proprio in occasione del 27 gennaio è prevista la rappresentazione
di “Bent”, un’opera
teatrale che parla, appunto, della persecuzione degli
omosessuali sotto
il regime nazista.
Apriti
cielo! Il
solito manipolo di ultrà si è scagliato contro lo spettacolo,
contro il comune che ha dato il patrocinio, contro chi l’ha
organizzato. La realtà, checché ne dicano, è che il loro “contro”
è tutto diretto alle persone lgbt. “L’ambientazione nella
Germania nazista e nei campi di sterminio è usata a pretesto per
diffondere ben altri messaggi”, dicono. Dietro quel “ben altri” si nasconde la
solita “ideologia gender”, ma soprattutto le persone lgbt.
E
pazienza se questo continuo attaccare qualsiasi iniziativa parli di
diritti e uguaglianza, perfino quelle che parlano “semplicemente”
di memoria, ha lo
stesso retrogusto di quelle persecuzioni di
cui anche gli omosessuali furono vittime. Perché vale la pena
ricordarlo: nei campi di sterminio finirono circa 10.000
omosessuali maschi per
il solo fatto di essere tali. Poi ci sono anche i gay che furono
internati sotto altre classificazioni perché erano anche ebrei, ad
esempio.
Neanche nel Giorno della Memoria, insomma, è consentito parlare di discriminazioni a tutto tondo senza incorrere in polemiche e tentativi di boicottaggio. Ah, lo spettacolo a Pisa si è fatto lo stesso: l’aveva promesso l’assessora Marilù Chiofalo.
Neanche nel Giorno della Memoria, insomma, è consentito parlare di discriminazioni a tutto tondo senza incorrere in polemiche e tentativi di boicottaggio. Ah, lo spettacolo a Pisa si è fatto lo stesso: l’aveva promesso l’assessora Marilù Chiofalo.
E
già che ci siamo e che si parla di nazifascismo e di regimi
totalitari che perseguitarono intere fette della popolazione, vale
anche la pena ricordare che quei regimi non
nacquero nel giorno in cui aprirono le porte del primo campo di
sterminio.
Cominciarono molto prima con una costante, fitta e penetrante
propaganda che stabiliva un “noi” e un “loro”, un “noi”
portatore di verità e intrinseca superiorità da contrapporre a un
“loro” inferiore, perfetto capro espiatorio su cui riversare
frustrazioni e insoddisfazioni che avevano tutt’altra radice. E a
ben pensarci, è quello a cui assistiamo oggi.
I
migranti ci invadono e
sono la causa di tutti i nostri problemi, secondo alcuni. A niente
valgono le stime ufficiali, i dati reali che dimostrano che non c'è alcuna invasione e nessun aumento dei crimini. Sono l’obiettivo
giusto verso cui puntare la rabbia per
una situazione economica e sociale sicuramente satura, ma che ha le
sue cause altrove.I
gay e le lesbiche minacciano la famiglia e
vanno fermati. E peccato che la cosiddetta famiglia tradizionale è
in crisi da ben prima e il Censis (non
Arcigay) ha stimato che nel 2031 non si celebreranno più matrimoni
religiosi, calati del 54 per cento dal 1994 ad oggi (ve lo ricordate,
sì?, che nel 1994 le unioni civili non erano neanche un argomento,
figuriamoci il matrimonio egualitario).
Il
ragionamento, la logica, i dati hanno
ceduto il passo alle paure adeguatamente
alimentate dalle forze più retrive, non solo nel nostro paese. Il
dato preoccupante è che parliamo di un fenomeno globale. Basti
pensare a Trump e al suo muro al confine con il Messico. Che delimiti
un perimetro chiuso o un confine, un
muro è sempre un muro. Ancora
una volta, stabilisce un “noi” che deve essere protetto da un
“loro” portatore di pericoli. Intrinsecamente, in quanto popolo.
Come gli ebrei che bisognava sterminare perché tali, o gli
omosessuali, o i rom, o i disabili ecc. Il
cerchio si sta pericolosamente chiudendo: bisogna
rendersene conto e fare qualcosa. Se davvero avessimo coscienza di
quella memoria che celebriamo oggi, non saremmo a questo punto.
Quindi,
per favore, non
sappiamo cosa farcene delle citazioni di Primo Levi se
poi si auspica l’affondamento dei barconi nel Mediterraneo; non
sappiamo cosa farcene dei
“mai più” se
poi si vorrebbero i gay, le lesbiche e le persone trans rinchiuse in
un ghetto sociale senza diritti e senza visibilità; non sappiamo
cosa farcene dei tweet
commossi
se poi vorreste travolgere i campi rom con le ruspe.
A
tutti gli altri, invece, a tutti coloro che il
senso del Giorno della Memoria lo hanno ben presente anche il 26 e il
28 gennaio rivolgiamo
un appello: non stanchiamoci mai di spegnere il fuoco della
discriminazione, contro chiunque vengano perpetrati. Non stanchiamoci
mai di dire la verità, di usare la ragione, di non avallare e
diffondere i messaggi di odio, di rimanere dalla parte giusta della
storia, quella che dalla memoria impara e fa tesoro. Perché
sono le uniche armi che abbiamo.