giovedì 26 gennaio 2017

Un diavolo tira l'altro, ma più che gli esorcisti servirebbero gli psichiatri

Il diavolo veste Prada e parla italiano. Il nostro Paese infatti risulta in cima alla lista per il numero di esorcisti all'opera. Se si ipotizza che anche in questo settore l'offerta risponda alla domanda, il nostro è un Paese di indemoniati. Su 404 esorcisti iscritti all'Aie (Associazione internazionale degli esorcisti) ben 240 operano infatti lungo lo Stivale. In seconda posizione, secondo la non esaltante classifica, il Regno Unito (28) poi a seguire Usa (21), Messico Francia e Spagna (15 esorcisti a testa), Repubblica Ceca e Slovacchia (9), Lituania (8), Portogallo (5). Il ruolo di fanalino di coda, nella lista ufficiale fornita dall'Aie il 5 dicembre scorso, spetta alla Cina: nel Celeste Impero, un solo prete si interessa dei "diavoli cristiani". Agli esorcisti ufficiali, istituiti con formale decreto del vescovo diocesano, vanno aggiunti 124 "ausiliari" (62 dei quali operanti in Italia) scelti tra laici preparati e sacerdoti chiamati dall'esorcista ma non provvisti di nomina vescovile. Su 255 diocesi italiane, ben 240 sono dotate di esorcisti ufficiali anche se, al top del gradimento da parte delle vittime ci sono una decina di preti che rifuggono volentieri dall'Aie. L'associazione, fortemente voluta da don Gabriele Amorth agli inizi degli anni Novanta, è stata ufficialmente approvata dalla Congregazione per il Clero nel 2014. Ma ha avuto culla e sviluppo tra quei Legionari di Cristo che mentre si interessavano ai diavoli altrui nulla vedevano dell'arcidiavolo che avevano in casa, quel padre Marcial Maciel Degollado (1920-2008), loro fondatore, passato alle cronache per la sua vita di pedofilo seriale, tossicomane, doppiogiochista, bugiardo, simoniaco e corruttore: una figura oscura e potentissima, amica di Giovanni Paolo II e fortemente protetta dal cardinale Stanislaw Dziwisz. Forse è il motivo per cui nessuno dei 120 esorcisti operanti in Polonia aderisce all'Aie.
Un caso a parte è la Francia dove, sulla carta, ogni diocesi ha uno o più esorcisti i quali però non praticano alcun rito. Preferiscono accogliere, ascoltare e aiutare a discernere il malessere di chi li interpella per far comprendere che ciò che li agita, e che viene attribuito al demonio, può essere utilmente affrontato senza paura, ricorrendo all'aiuto di persone competenti chiamati "psichiatri".
Non a caso la Chiesa quando nel 2004 ha "aggiornato" il rito dell'esorcismo promulgato da Pio XII nel 1952, De exorcismis et supplicationibus quibusdam, ha lasciato integra un'unica norma quella che impone, prima di procedere ad un esorcismo, la perizia di almeno due psichiatri. Prima o poi, qualcuno lo dirà anche agli esorcisti.
Filippo Di Giacomo

(Il Venerdì, 20 gennaio)