mercoledì 1 febbraio 2017

FATTI E SEGNI
per vivere


Abbiamo bisogno
Cerchiamo valori condivisi, ci sono necessari per sopravvivere, anzi, per non campare nella minaccia, che è la massima separazione umana. «La forza che può uccidere ma non uccide ancora» e il potere di «mutare in cosa un uomo che resta vivo. È vivo, ha un'anima; è, nondimeno, una cosa. (...) Strano stato per l'anima» (Simone Weil, L'Iliade poema della forza). E non pensiamo solo al terrorismo, come fanno i media: una massa di armamenti estremi pendono sul nostro capo, e ci sono poteri capaci di usarli, ed economie non per il pane e i fiori, ma per la rapina cosmica. Tutto ciò è quella forza che ci pietrifica. E tuttavia viviamo e vogliamo vivere, ma in quella strana condizione dell'anima, che non è vivere. Le nostre anime vogliono respirare, ma siamo così fatti che nessuno respira davvero da solo se non possiamo respirare tutti. La pace, cioè la vita, esige il rispetto della sostanziale uguaglianza di valore di ogni persona. Non solo chi subisce, ma anche chi vive a spese degli altri, non vive davvero, mastica morte, non ha riposo. L'accanimento nel potere ti obbliga a farti dei nemici. Che cosa abbiamo davvero in comune, sotto gli interessi armati e laceranti, i muri spinati che vivisezionano il nostro corpo comune? Abbiamo che tutti si nasce e si muore, che si festeggia la vita nuova e si piange quella che scompare, e non ci piace morire, e nel frattempo si soffrono i limiti e le perdite, si sogna bellezza e si sopportano con pena i difetti. Perché questa uguaglianza esistenziale non basta ad evitare di offenderci? «Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è l'amore» (John Lennon). O almeno quel po' di sapienza che ci evita di infrangere il delicato prezioso cristallo della vita insieme. Non velocità e potenza ci serve, ma semplice sapienza. Cerchiamo e ascoltiamo i maestri antichi e recenti. L'unico spazio da conquistare e allargare lo spazio interiore, dentro di noi, e lì davvero incontrarci, ascoltarci l'un l'altro, ricchi delle nostre differenze. Di questo abbiamo bisogno. E che ciò diventi anche politica, cioè logica di gestione delle cose comuni e delle relazioni nei popoli e tra i popoli. È impossibile? È necessario per vivere.
Enrico Peyretti

(Rocca, 16 novembre 2016)