giovedì 9 febbraio 2017

I RIFUGIATI OMOSESSUALI A MODENA TROVANO CASA


​MODENA. «Spesso si inventano mogli e figli perché temono che quegli stessi compagni di viaggio con cui hanno condiviso la fuga da guerre e povertà possano scoprirli». Nei centri di accoglienza non mancano episodi di omofobia, così chiedono a noi operatori di separarli dai connazionali». Giorgio Dell'Amico è il referente nazionale Arcigay per l'asilo e l'immigrazione ed è operatore della cooperative Caleidos. Racconta la difficile situazione dei migranti omosessuali. E annuncia che, a breve, verrà aperto a Modena il primo appartamento per richiedenti asilo Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender).

​Sei posti letto in totale, quattro riservati a chi chiede protezione internazionale per persecuzioni legate al proprio orientamento sessuale o alla propria identità di genere, altri due «a richiedenti asilo con situazioni particolari o a ragazzi italiani in difficolta» continua» Dell'Amico. Sono centinaia i migranti che ogni anno abbandonano il proprio Paese di origine perché perseguitati in quanto gay, lesbiche o transessuali. Secondo l'Ilga, l'associazione internazionale per i diritti Lgbt, per il proprio orientamento sessuale nel mondo si rischia il carcere in 73 Stati, l'ergastolo in 14, la pena di morte in 13.
«Il nostro appartamento sarà un esperimento pilota in Italia che potrà essere replicato in altre città», spiega Dell'Amico. Piccoli nuclei, insomma, il contrario di quanto fatto a Berlino dove è stata inaugurata una palazzina che ospita 122 rifugiati Lgbt. «Il rischio dei modelli "massicci" è quello della ghettizzazione», precisa Vincenzo Branà, presidente dell'Arcigay bolognese. «In Italia prediligiamo l'accoglienza diffusa, mista». Proprio come la residenza modenese: «Sarà in un normale condominio» conclude Dell'Amico. «Negli altri appartamenti ci saranno abitazioni e uffici».
E intanto sulla stessa scia anche Bologna, con il progetto Rise The Difference, si attrezza per dare una casa ai profughi Lgbt. Promosso da Mit (Movimento per l'identità transessuale), Comune e cooperativa sociale Camelot, il progetto riceverà i contributi dell'Unar, l'Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali. «Da tre anni offriamo assistenza psicologica, medica e legale ai migranti transessuali siriani, arabi, iraniani, marocchini, russi ospiti nell'hub di via Mattei» spiega Cathy Latorre del Mit. «Con questo nuovo progetto anche i rifugiati Lgbt potranno essere accolti in una casa» conclude l'assessore comunale al welfare Luca Rizzo Nervo.
Silvia De Santis

(Il Venerdì 27 gennaio)