giovedì 2 febbraio 2017

Il coraggio della vita quotidiana



La parola coraggio viene appunto da cor-cordis, cuore. Affidarsi ad esso non significa diventare eroi e credere di conquistare l'immunità della paura. Vuol dire agire nonostante la paura, riprenderci la capacità di dirigere la nostra vita, la possibilità di cambiare l'esistente e di non tirarci indietro assumendoci rischi e responsabilità.
L'errore più grande che possiamo fare e cristallizzare i nostri timori, farli diventare parte integrante della nostra personalità, giustificarli e improntare i nostri comportamenti ad essi. Il coraggio va concretamente praticato come capacità e forza morale nel sostenere e vivere ciò che si crede giusto. Bisogna dar senso alla vita, sia nel contenuto che nella direzione, perseguendo il bene possibile "qui e ora": il coraggio diventa così assunzione di responsabilità delle proprie scelte.

La paura della perdita



Gesù disse: «Perciò vi dico: non siate in ansia per la vostra vita, per che cosa mangerete o berrete; né per il vostro corpo, di che vi vestirete. Non è la vita più del nutrimento, e il corpo più del vestito?. .. E chi di voi può con la sua preoccupazione aggiungere un'ora sola alla durata della sua vita?... Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno». Matteo 6, 25-33
Forse questo passo del Vangelo ci illumina sulla vera origine delle nostre paure. Essa non si alimenta forse dell'ansia della perdita? Più dipendiamo da ciò che si può perdere, più il timore ci assale. Lo sguardo rivolto verso se stessi, l'istinto di autoconservazione, accendono le nostre paure. La possibilità della "perdita", sia essa della salute, dei beni, del nostro buon nome, ci limita e ci lega.
Possiamo vincere la paura solo accettandola e sfidandola. Per farlo è necessario che l'uomo ritrovi il suo centro dentro di sé e negli altri, non nelle cose che ha o vorrebbe avere. Bisogna percorrere la via del cuore, non delle cose.

(da QualeVita 2012)