lunedì 13 febbraio 2017

La Costituzione come antidoto alla minaccia fondamentalista

Il Patto nazionale per un islam italiano, firmato dal ministero dell'Interno insieme ai principali attori dell'islam organizzato nel nostro Paese, è un passaggio importante. Sia per garantire il pluralismo religioso, sia nel contrasto alla radicalizzazione. Il quadro giuridico e culturale nel quale il Patto si fonda è quello tracciato dalla Costituzione, i cui principi chiave fanno da cornice alla dichiarazione.
Le associazioni firmatarie si impegnano a formare, in collaborazione con altre istituzioni pubbliche, come le università, imam che avranno anche la funzione di mediatori capaci di trasmettere la conoscenza dei valori di convivenza e di laicità dello Stato.
Nell'ottica della piena trasparenza, i sermoni saranno tenuti in italiano e i finanziamenti, anche quelli dall'estero, saranno tracciabili. In cambio il ministero dell'Interno si impegna a favorire un percorso che conduca a un'intesa con l'islam, seconda religione nel Paese per numero di credenti, ma ancora priva di un simile strumento che regoli i suoi rapporti con lo Stato; e a risolvere, dignitosamente, la questione dei luoghi di culto. Il Patto, e non poteva essere altrimenti, ha anche il fine di garantire sicurezza. In questo senso Minniti, che per convinzione e ruolo sottolinea giustamente il legame tra sicurezza e integrazione della comunità musulmana, punta sulla collaborazione dell'associazionismo islamico. Non a caso il Patto evoca la necessità di contrastare il radicalismo religioso e chiede ai firmatari di fornire, a chi deve occuparsene istituzionalmente, strumenti interpretativi che aiutino anche a leggere la dialettica e le tensioni che attraversano il niente affatto monolitico e nascente islam italiano.
Renzo Guolo

(la Repubblica 2 febbraio)