L'AMACA
SENZA voler mettere becco (per carità! dio ce ne scampi! ) nell'eterna disputa giudiziaria attorno a Silvio Berlusconi, che oramai ha la stessa freschezza del caso Dreyfus essendo però decisamente meno interessante, ci si domanda se esista per caso una concreta possibilità di non parlarne mai più. Evitando così di vedere rifiorire ovunque le fotografie della ex favorita in bikini a Dubai o in altre località in grado di destare lo stupore popolare; e delle altre numerose collaboratrici del nostro, in pose pensose oppure sbarazzine a seconda della distanza che le separa dalla Procura.
Ci sono stati lunghi attimi, nel nostro recente passato, che ci hanno dato l'illusione di esserci lasciati alla spalle la nipote di Mubarak e soprattutto il suo vero zio, che la riceveva ad Arcore con tutti gli onori. Ma sono stati, appunto, solo attimi. L'iter giudiziario, che è giustamente inesorabile ma non tiene conto, diciamo così, dei tempi psicologici del Paese, provvede ciclicamente a ricordarci l'intera faccenda, le cene eleganti, i dopocena eleganti, i curricula televisivi delle virgulte in tubino nero, le posizione processuali e quelle non, il travaglio umano di Emilio Fede e Lele Mora. Quando finirà? Checché ne dica la psicanalisi, la rimozione in certi casi è un diritto.
Michele Serra
(la Repubblica 29 gennaio)
SENZA voler mettere becco (per carità! dio ce ne scampi! ) nell'eterna disputa giudiziaria attorno a Silvio Berlusconi, che oramai ha la stessa freschezza del caso Dreyfus essendo però decisamente meno interessante, ci si domanda se esista per caso una concreta possibilità di non parlarne mai più. Evitando così di vedere rifiorire ovunque le fotografie della ex favorita in bikini a Dubai o in altre località in grado di destare lo stupore popolare; e delle altre numerose collaboratrici del nostro, in pose pensose oppure sbarazzine a seconda della distanza che le separa dalla Procura.
Ci sono stati lunghi attimi, nel nostro recente passato, che ci hanno dato l'illusione di esserci lasciati alla spalle la nipote di Mubarak e soprattutto il suo vero zio, che la riceveva ad Arcore con tutti gli onori. Ma sono stati, appunto, solo attimi. L'iter giudiziario, che è giustamente inesorabile ma non tiene conto, diciamo così, dei tempi psicologici del Paese, provvede ciclicamente a ricordarci l'intera faccenda, le cene eleganti, i dopocena eleganti, i curricula televisivi delle virgulte in tubino nero, le posizione processuali e quelle non, il travaglio umano di Emilio Fede e Lele Mora. Quando finirà? Checché ne dica la psicanalisi, la rimozione in certi casi è un diritto.
Michele Serra
(la Repubblica 29 gennaio)