Uccideva i malati per 300 euro il barelliere killer in affari coi clan
Catania. «La gente non moriva per mano di Dio». Le parole di un collaboratore di giustizia prima a "Le Iene", poi ai pm hanno acceso i riflettori sul business di un barelliere in combutta con i clan: un'iniezione di aria ai malati terminali durante l'ultimo viaggio verso casa. Con l'obiettivo di spillare 300 euro ai familiari per la vestizione e indirizzare il funerale a una data agenzia funebre. Davide Garofalo, 42 anni, tra 2012 e 2016 avrebbe ucciso così almeno tre persone. Ma sono oltre 50 i casi esaminati dalla procura, che si è concentrata su dieci dopo l'esame delle cartelle cliniche.
L'uomo è stato arrestato per omicidio volontario aggravato dall'aver favorito la mafia, perché parte dei ricavi finivano ai clan di Adrano e Biancavilla. Sarebbero stati loro, dopo aver sottomesso il proprietario di un'ambulanza, a scegliere il personale di bordo. Altre due persone, tra cui un altro barelliere, sono indagate. L'inchiesta è partita a maggio, dopo lo sfogo del collaboratore di giustizia a "Le Iene": «Che schifo, spegni una persona per 300 euro», disse, spiegando di esser stato colto dal rimorso dopo aver visto morire così il padre di un amico. I pazienti venivano dimessi legalmente dagli ospedali, ignari di tutto. Garofalo era rapidissimo: durante il tragitto iniettava aria in vena con siringhe sterili, usando i guanti per non lasciare impronte. Lo faceva «per profitto, con sprezzo della vita e della dignità della persona», spiega l'aggiunto Francesco Puleio, che, col procuratore Carmelo Zuccaro e il sostituto Andrea Bonomo, ha coordinato le indagini dei carabinieri di Paternò e del Reparto operativo del comando provinciale di Catania.
Natale Bruno
(la Repubblica 22 dicembre 2017)
Catania. «La gente non moriva per mano di Dio». Le parole di un collaboratore di giustizia prima a "Le Iene", poi ai pm hanno acceso i riflettori sul business di un barelliere in combutta con i clan: un'iniezione di aria ai malati terminali durante l'ultimo viaggio verso casa. Con l'obiettivo di spillare 300 euro ai familiari per la vestizione e indirizzare il funerale a una data agenzia funebre. Davide Garofalo, 42 anni, tra 2012 e 2016 avrebbe ucciso così almeno tre persone. Ma sono oltre 50 i casi esaminati dalla procura, che si è concentrata su dieci dopo l'esame delle cartelle cliniche.
L'uomo è stato arrestato per omicidio volontario aggravato dall'aver favorito la mafia, perché parte dei ricavi finivano ai clan di Adrano e Biancavilla. Sarebbero stati loro, dopo aver sottomesso il proprietario di un'ambulanza, a scegliere il personale di bordo. Altre due persone, tra cui un altro barelliere, sono indagate. L'inchiesta è partita a maggio, dopo lo sfogo del collaboratore di giustizia a "Le Iene": «Che schifo, spegni una persona per 300 euro», disse, spiegando di esser stato colto dal rimorso dopo aver visto morire così il padre di un amico. I pazienti venivano dimessi legalmente dagli ospedali, ignari di tutto. Garofalo era rapidissimo: durante il tragitto iniettava aria in vena con siringhe sterili, usando i guanti per non lasciare impronte. Lo faceva «per profitto, con sprezzo della vita e della dignità della persona», spiega l'aggiunto Francesco Puleio, che, col procuratore Carmelo Zuccaro e il sostituto Andrea Bonomo, ha coordinato le indagini dei carabinieri di Paternò e del Reparto operativo del comando provinciale di Catania.
Natale Bruno
(la Repubblica 22 dicembre 2017)