venerdì 16 febbraio 2018

Beato chi si smarrisce...

La stesura di queste pagine mi ha fatto riandare con emozione ad un episodio che dapprima non volli considerare, tanto mi sembrava insignificante. Eppure in questi anni il ricordo di quel viaggio e di quello smarrimento hanno occupato molto spesso il mio cuore ed il mio immaginario.
Era il febbraio del 1965. Ero prete "da poco" in tutti i sensi. Avvertivo che dovevo aprire tante finestre nella mia vita e cercavo vicino e lontano voci nuove, occasioni di crescita, percorsi di autenticità.
Lessi di un incontro a Parigi sulla povertà della chiesa. Raccolsi a fatica quattro soldi e partii. Era il mio primo incontro con Parigi. Abituato alla provincia, davanti alla mappa della capitale francese, restai sconcertato e, soprattutto, confuso. La distanza dal luogo del convegno non era molta per cui mi affidai alle mie gambe. Ma quanto più cercavo, tanto più mi smarrivo. Dovetti fermarmi a chiedere, per almeno quattro volte, indicazioni sul luogo in cui mi trovavo e sulla direzione nella quale mi muovevo... Alla fine (davvero finalmente!) arrivai persino puntuale al luogo del convegno.
Nell'immediato fu tanta la fatica del viaggio che cancellai l'emozione di quel mio vagare, tra uno smarrimento e l'altro, in una città immensa e sconosciuta. Ma, come spesso succede, le emozioni forti, per quanto rimosse, riemergono lentamente come le tessere di un mosaico e parlano ai nostri cuori.
Più volte, nei lunghi anni della mia vita e del mio ministero, sono riandato a quel mio essermi smarrito senza essermi perduto. Dunque, smarrirsi non è perdersi. Anzi, quel giorno avevo interpellato ben quattro persone come "indicatori della strada" e senza di loro non sarei giunto alla meta. Quanto apprezzai quegli "angeli" che mi rimisero sul retto cammino. Anzi da quel giorno io, che pure resto uno specialista dello smarrimento in ogni grande o meno grande città, ho iniziato a familiarizzare un po' con le mappe, le vie, i mezzi pubblici. Quel giorno esperimentai che, senza compagni di viaggio, non si arriva a destinazione.
Quell'episodio ora è per me diventato molto significativo. Molte volte sono ritornato su quel viaggio parigino. In qualche modo esso è diventato una parabola della mia vita e, per quanto lontano nel tempo, continua a parlarmi.
Intanto quello smarrimento parigino si è come trasferito a livello teologico quando vidi cadere le mie certezze dogmatiche e cercai persone e luoghi di confronto.
Oggi lo smarrimento, che spesso ho esperimentato ed esperimento, è diventato per me un luogo di benedizione, un invito a cercare oltre, a riconoscere il bisogno della luce, della conoscenza e dell'esperienza altrui.
L'eccesso di certezze alimenta l'immobilismo, il colesterolo spirituale e ci blocca nel nostro cammino.
Dedico queste pagine a tutte quelle donne e quegli uomini che, dentro questa chiesa cattolica o dentro questa società dell'incertezza, si sentono smarriti.
Non sono perduti! E tempo di compiere il passo verso una fede adulta che si nutre della sola benedizione di Dio e non ha bisogno del certificato di buona condotta firmato da qualche curia. La stagione dello smarrimento può diventare il tempo dell'inizio di un nuovo cammino.

Franco Barbero (Introduzione al libro "Il dono dello smarrimento", Gabrielli Editore, 2001)