Allora venne a lui un lebbroso: lo supplicava in ginocchio e gli diceva "Se vuoi, puoi guarirmi!". Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: "Lo voglio, guarisci! " Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. E, ammonendolo severamente, lo rimandò e gli disse "Guarda di non dir niente a nessuno, ma va, presentati al sacerdote, e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha ordinato, a testimonianza per loro". Ma quegli, allontanatosi, cominciò a proclamare e a divulgare il fatto, al punto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte (Marco 1, 40-45).
DAL TESTO ALLA VITANon sapremo forse mai con precisione, con esattezza fotografica che cosa sia successo. Certo, un uomo sofferente , messo ai margini , abbandonato al suo doloroso destino,è stato accolto dall'amore sollecito di Gesù che in qualche modo ha cambiato corso alla sua vita, gli ha ridonato la voglia di vivere, lo ha strappato alla disperazione e lo ha ricollocato nel tessuto del suo villaggio.
Nel
mio libro "Stirpe
di Giona"
ho esplorato in lungo e in largo la condizione del testo
evangelico. Oggi vorrei, invece, soffermarmi su un particolare. Che succede
a questa persona che si sente rinascere dopo l'incontro con il nazareno?
Il testo ce lo dice con linguaggio preciso e veloce.
Il lebbroso è talmente
coinvolto, lieto, fuori di sé che non dà alcun peso alla pressante raccomandazione di
Gesù: "Bada di non dire niente a nessuno, ma va', mostrati al
sacerdote e presenta per la tua purificazione ciò che ha prescritto
Mosè, a testimonianza
per essi". Fa esattamente l'opposto. Uscito, recita testualmente
il versetto
greco, "cominciò a proclamare predicare tutto e a divulgare la notizia".
Il verbo che il testo originale usa è esattamente quello che indica
la predicazione - annuncio della buona novella.Ecco l'incanto, lo "svelamento" di questa pagina: il Vangelo, la bella-gioiosa notizia del regno di Dio viene predicata con entusiasmo incontenibile, come sottolineano i due verbi, da una persona che ha vissuto la "maledizione dell'impurità", la condizione dell'emarginato sociale e religioso.
Ma qui succede qualcosa di più: l'escluso diventa l'apostolo, il testimone e il banditore della "bella notizia": l'annuncio del Vangelo del Regno arriva attraverso "canali" inattesi, anzi impropri e sconcertanti, per le orecchie delle persone pie.
NEL SOLCO DEL QUOTIDIANO
Penso
alla mia piccola, ma lunga esperienza
di vita.
I messaggi, che mi
hanno più
vitalmente
parlato di Dio e del Suo amore, mi sono
venuti poche volte dagli addetti ai lavori,
dagli uomini dell'istituzione ecclesiastica.
Quasi
sempre il Vangelo
ha bussato alla
porta del mio cuore attraverso la
testimonianza, il vissuto,
le parole di
persone che o il pregiudizio culturale o la
condizione sociale
o l'insegnamento
ecclesiastico avevano bollato come "fuori
regola","fuori
posto", "irregolari", "eretici",
"pericolosi", "in stato di peccato", "contro
natura"
o con simili etichettature.
Ringrazio di tutto cuore Dio per il fatto che mi ha sempre regalato tante "cattive compagnie" che mi hanno reso
un po' meno egoista e chiuso nella prigione dogmatica. Credo l'aver potuto frequentare le persone che hanno bucato una ruota, che sono bollate dal pregiudizio, sia già un grande dono di Dio, una straordinaria opportunità.
Dal "centro" vengono quasi sempre le stesse "canzoni" mentre le periferie del mondo ed i "margini" delle chiese possono aiutarci ogni giorno a rimetterci in stato di conversione.
Non si tratta di mitizzare i poveri o i marginali, ma di entrare in un rapporto di ascolto, di dialogo e di compagnia, come ci ha testimoniato e insegnato Gesù.
La conversione della chiesa, titolo di un prezioso libro del biblista cattolico Ortensio da Spinetoli (Cittadella Editrice, Assisi 1975), è più che mai all'ordine del giorno. Essa parte dalla decisione di dare voce, di ascoltare, di accompagnare le persone più indifese, più escluse, più "fuori modello".
Trasgressori per amore e coraggio
Non facciamo di questo "racconto" una lettura spiritualizzante. Il contesto legale, normativo in cui un lebbroso si trovava a vivere era chiaro a tutti ai tempi di Gesù: "Il lebbroso colpito da piaghe porterà vesti strappate e il capo scoperto...andrà gridando: "Impuro! Impuro!"; è impuro, se ne starà solo, abiterà fuori dall'accampamento" (Levitico 13, 1-2 e 45-46)
Certo, il testo va letto nel contesto etico ed igienico del tempo, ma è indubbio che per il lebbroso si tratta di una tragica condizione di morte sociale.
Qui il dolore, la disperazione, la fede e l'amore si incontrano. Il lebbroso trasgredisce, esce dal suo "confinamento" e si si avvicina a Gesù che si lascia coinvolgere , stende la mano, lo tocca e gli parla.
In questo quadro ci sono due aperti trasgressori.
La strada di Gesù è qui: bisogna violare le regole di una cittadinanza che chiude le porte e crea muri agli "indesiderabili e impuri" di oggi. Non equidistanti, ma trasgressori.
Chi non si contamina con la vita, le sofferenze, le lotte e le speranze degli stranieri, dei migranti, di tutti gli impoveriti non osi dirsi cristiano, ha stracciato l'atto di battesimo e la smetta di fare il devoto.
Chi non tocca la mano e non si lascia toccare in profondità da chi è dichiarato "impuro", ha perso l'elemento costitutivo della sua stessa umanità.
GUIDAMI
O DIO
Guidami,
o Dio
verso uno stile di vita
che, mentre contesta il
potere che opprime,
impara ogni giorno a condividere
con chi fa più fatica a
vivere.
La conversione della chiesa al Vangelo
parte da ciascuno/a di noi;
parte proprio anche da me.
Tu sei il Dio che non è muto:
possano il mio
orecchio e il mio cuore
restare aperti al grido di dolore,
all'invocazione
d'aiuto, ai canti di festa,
ai sogni e alle speranze
degli ultimi e delle
ultime della terra.
Tutto questo non come retorica salvifica,
ma come cammino
umile e quotidiano.
che, mentre contesta il
potere che opprime,
impara ogni giorno a condividere
con chi fa più fatica a
vivere.
La conversione della chiesa al Vangelo
parte da ciascuno/a di noi;
parte proprio anche da me.
Tu sei il Dio che non è muto:
possano il mio
orecchio e il mio cuore
restare aperti al grido di dolore,
all'invocazione
d'aiuto, ai canti di festa,
ai sogni e alle speranze
degli ultimi e delle
ultime della terra.
Tutto questo non come retorica salvifica,
ma come cammino
umile e quotidiano.