venerdì 16 febbraio 2018

COMMENTO ALLA LETTURA BIBLICA DI DOMENICA 18 FEBBRAIO

Un cammino tra "fiere" e "angeli".

Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto e vi rimase

quaranta giorni, tentato da satana; stava con le fiere e gli

angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si

recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva:

”Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi

e credete nel vangelo”(Marco 1, 12-15).


Gesù, nei versetti precedenti del racconto di Marco, ha

deciso di scendere nelle acque del Giordano per farsi

battezzare da Giovanni. Si riconosce come uomo peccatore,

bisognoso di conversione, e si mette decisamente alla

scuola del Battista. Il cielo che si apre sopra di lui è il

segnale, nel linguaggio biblico, del fatto che il nazareno

lentamente capisce che Dio lo chiama per una missione

profetica particolare a favore del suo popolo, delle “pecore

sperdute”.

Ed ecco la svolta: appena davanti a Gesù si profila

l’orizzonte della sua missione profetica (Marco è veloce ….

e ce lo presenta subito adulto e in azione!), compaiono il

deserto, la tentazione, l’avvio della sua predicazione.

Mentre Luca e Matteo si soffermano a lungo sulle

“tentazioni” di Gesù prendendole a prestito dal Pentateuco,

cioè dalle prove che Israele incontrò nel suo cammino verso

la libertà, Marco dipinge un quadro con rapide pennellate.


Contro corrente


Per Marco era talmente ovvio che Gesù aveva dovuto

affrontare tante prove per compiere il suo cammino di

fedeltà a Dio, che lo segnala quasi di passaggio. Si può

crescere davvero da persona libera senza incontrare

difficoltà e opposizioni?

Appartandosi (ecco il senso del deserto) Gesù si concentra

sull’essenziale, guarda in profondità dentro il proprio

cuore, si rivolge a Dio per attingere luce e forza.

Ha davanti a sé il fatto che il suo amato maestro, il


Battezzatore, è stato arrestato. Il nazareno non è un

ragazzotto ingenuo. Conosce la storia del suo popolo e le

vicende dei profeti, uomini osteggiati e contro corrente;

per giunta finiti male. Ecco la comparsa di satana.

Oggi noi sappiamo bene dagli studi storici e letterari che

non esiste nessun demonio, nessun satana.

Il diavolo è un immaginario antico per esprimere la prova,

la difficoltà, la seduzione del male, le “tentazioni” che

dobbiamo affrontare per non arrenderci al qualunquismo,

alla superficialità, alla paura, all’egoismo.

Nessuno diventa profeta d'incanto, in modo magico, senza

un cammino desertico. Ci vuole un percorso attraversato da

mille inquietudini e difficoltà.

Qualche volta qualche prete che ha cessato di documentarsi

(e dovrebbe cambiare lavoro) tuona dal pulpito e parla del

diavolo come fosse un essere reale, il tentatore ….

Nella superstizione cattolica, diffusa da Radio Maria e

autorizzata dalle gerarchie, si parla ancora a volte della

presenza del diavolo.

Ma, lasciando da parte queste barzellette, che rendono

ridicola certa teologia cristiana, è importante familiarizzare

con questo Gesù storico che, come ciascuno e ciascuna di

noi, nel suo cammino di umanità e di fede, ha dovuto fare i

conti con tante difficoltà interiori ed esteriori, con le sue

paure e con l’opposizione dei poteri.

Quando Marco scriveva, aveva alle spalle la memoria di quel

Gesù che i discepoli avevano conosciuto come un “uomo di

Dio”, un profeta, che non si era arreso “né a satana né alle

fiere”, per dirla con questo linguaggio simbolico così

espressivo ed efficace.

Quando nel corso degli studi storici e biblici sono riuscito a

fare mia la conoscenza, sempre parziale, di questo Gesù

nuovo, “tentato”, cioè alle prese -anche lui - con la

difficoltà di amare e di perseverare con coraggio, ho

archiviato il Gesù che volava come spirito celestiale

attraversando tutte le difficoltà come un essere superiore.

Per me questa “scoperta”, che mi ha reso Gesù compagno

di viaggio, ha inciso profondamente nel mio percorso di


fede.


E gli angeli lo servivano

Nel linguaggio immaginifico questi angeli sono il simbolo

della vicinanza di Dio. Dunque questo Gesù, fragile,

osteggiato, apertamente contro corrente … dove aveva

trovato la forza per andare fino in fondo nel suo cammino di

fedeltà a Dio e agli oppressi?

Come aveva potuto la vita del profeta di Nazareth, con il

suo messaggio radicale, infuocato, sovversivo, liberatorio e

quindi “pericoloso” e sospettato, proseguire con coerenza

senza arrendersi o cadere nello scoraggiamento? In qualche

modo, dentro il turbinio della vita come nei momenti di

solitudine e di “ritiro” dalla folla, Gesù aveva maturato

sempre più lucidamente la coscienza del suo rapporto

“sorgivo” con Dio. Per Gesù non si è mai trattato dello

sforzo titanico di costruirsi una spiritualità o una statura da

eroe. Gesù ha fondato la sua vita sulla fiducia in Dio, come

albero che mette le sue radici dove scorre l’acqua che dà

vita.

La vita è piena di gioie e di affanni, di fragilità e di audacie

… Gesù ci testimonia la sua fiducia in Dio, alimentata alle

sorgenti della preghiera e delle scritture. E’ il soffio di Dio

che ha “sospinto Gesù nel deserto” e lo ha accompagnato.

Può farlo anche per noi. Ma la presenza di Dio si manifesta

nel fatto che, durante il nostro viaggio, ci regala tanti

"angeli" senza i quali sarebbe impossibile reggere alle prove


della nostra esistenza quotidiana


“Si recò nella Galilea”

Anche se aveva davanti agli occhi la strada “pericolosa” e la

sorte amara del Battista, “satana e le fiere” non lo

spaventano. Gesù si butta nelle strade della Palestina, anzi

nei sentieri dei villaggi, e dà avvio alla sua predicazione.

Anche qui Gesù è il nostro maestro di vita.

L’ora che stiamo vivendo nel mondo, in Italia e in questa

chiesa è davvero stretta nella morsa del “satana" e delle

“fiere  fasciste”. Eppure bisogna andare dove ferve la vita

con le sue contraddizioni, i suoi abissi di ingiustizia e di

discriminazione, le sue lotte e le sue speranza


Il “regno di Dio” quando irrompe in noi, quando non

gliimpediamo di crescere, ci porta alla concretezza del

quotidiano, fuori dai recinti del sacro, dove regnano i

principi astratti e le obbedienze focalizzanti.

Il “regno di Dio” soffia “dentro il vento della vita”. “Satana

e le fiere”, per riprendere il linguaggio simbolico di Marco,

sono sempre in agguato per ricondurci alla paura o

all’obbedienza. Ma rassegnarsi al loro potere, rimanerne

prigionieri, lasciarci riacciuffare dalle paure, spegne in noi

la gioia della vita, confonde la fede con l’ideologia religiosa

dominante e ci fa diventare girini prigionieri della palude

ecclesiastica.

Ti prego

Insegnami, o Dio,

a concentrarmi sull’essenziale.

Anch’io piccola creatura,

posso gettare semi di giustizia

nella terra del quotidiano.

Dentro e oltre le oscurità

che sembrano bloccare ogni sogno,

insegnami a vedere

i raggi di sole

che si fanno strada

verso di noi.