NOI SIAMO CHIESA
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Rilanciato
e consolidato il sistema dei cappellani militari. E’ una decisione
degli uffici del Vaticano ? o è il nuovo corso di Bassetti e di
Galantino?
Con delibera
dell’8 febbraio il Consiglio dei ministri ha informato che è stata
firmata un’Intesa con la Santa Sede sull’assistenza spirituale alle
Forze Armate (vedi in calce).
Da
decenni è aperta nel mondo cattolico italiano la questione
dell’opportunità o della necessità dei cappellani militari. I motivi di
questa riflessione critica sono facili da spiegare : aldilà della buona
volontà dei singoli il sistema dei cappellani militari, con
l’inquadramento, le retribuzioni, i gradi gerarchici e la presenze sul
campo che esso prevede, fa dei cappellani una parte integrante delle
nostre Forze Armate. Ciò significa che essi non possono separare (e non
separano) le loro posizioni dalle scelte che, di volta in volta, sono
fatte dal governo e dai comandi militari. Ciò ha comportato, negli
ultimi trenta anni, partecipare a interventi cd “umanitari” o di
liberazione o altro (Kossovo, Iraq, Afghanistan, Libia,ora Niger) e a
logiche di spesa militare e di riarmo che sono censurabili sul piano
etico e quasi sempre contrarie all’art.11 della Costituzione . Marginali
sono state le presenze di protezione e di separazione in conflitti,
all’interno del quadro di operazioni decise dalle Nazioni Unite.
L’avvallo
che di fatto la presenza dei cappellani dà alle azioni delle Forze
Armate italiane è in diretto contrasto con la linea della nonviolenza e
con gli inviti a una politica di pace che papa Francesco
quotidianamente propone ai credenti e a tutti gli uomini e a tutti i
governanti di buona volontà.
Questa
cultura antievangelica porta poi a posizioni aberranti come quella del
Card. Ruini che, ai funerali dei caduti di Nassiriya, ha detto che essi
“stavano compiendo una grande e nobile missione” e che “i nostri caduti
hanno accettato di rischiare la vita per servire la nostra nazione e per
portare nel mondo la pace”. Avrebbe dovuto dire che erano povere
sfortunate vittime di una guerra d’aggressione. E’ questa una logica
mistificatrice non molto diversa da quella che ha portato, con un colpo
di mano, ad ottenere dalla burocrazia del Vaticano che papa Giovanni
fosse dichiarato patrono dell’esercito.
Da
decenni i cristiani che si ispirano all’Evangelo per il loro impegno
per la pace hanno chiesto ai vescovi italiani che l’assistenza
spirituale al personale militare fosse devoluto alla pastorale ordinaria
e che il sistema dei cappellani fosse soppresso. Il governo, non
dotato di grande sensibilità laica e facendosi scudo del nuovo
Concordato Craxi-Casaroli , ha concluso una trattativa di cui non
facciamo fatica a intuire i contenuti. E’ questo il nuovo corso di
Bassetti e di Galantino? A meno che non abbiano avuto la notizia da una
agenzia di stampa come per la nomina di papa Giovanni a patrono.
Roma 9 febbraio 2018
Vittorio Bellavite, coordinatore nazionale di Noi Siamo Chiesa