venerdì 9 febbraio 2018

Dio le aprì gli occhi

«Abramo si alzò di buon mattino, prese il pane e un otre di acqua e li diede ad Agar, caricandoli sulle sue spalle; le consegnò il fanciullo e la mandò via. Essa se ne andò e si smarrì per il deserto di Bersabea. Tutta l'acqua dell'otre era venuta a mancare. Allora essa depose il fanciullo sotto un cespuglio e andò a sedersi di fronte, alla distanza di un tiro d'arco, perché diceva: 'Non voglio veder morire il fanciullo!'. Quando gli si fu seduta di fronte, egli alzò la voce e pianse. Ma Dio udì la voce del fanciullo è un angelo di Dio chiamò Agar dal cielo e le disse: 'Che hai, Agar? Non temere, perché Dio ha udito la voce del fanciullo là dove si trova. Alzati, prendi il fanciullo e tienilo per mano, perché io ne farò una grande nazione'. Dio le aprì gli occhi ed essa vide un pozzo d'acqua. Allora andò a riempire l'otre e fece bere il fanciullo. E  Dio fu con il fanciullo, che crebbe e abitò nel deserto e divenne un tiratore d'arco. Egli abitò nel deserto di Paran e sua madre gli prese una moglie del paese d'Egitto». (Gn 21,14-21).
L'episodio, di cui ho riportato solo la seconda parte, è tra i più noti. La sterilità delle mogli dei patriarchi è quasi un luogo comune nel libro della Genesi. L'usanza di avere dei figli tramite un'altra donna si trova anche nel racconto della sterile Rachele. È molto probabile che la "maternità sostitutiva" sia realmente stata praticata nel vicino Oriente.
Ma Agar diventa, in un quadro di rivalità femminile, vittima del suo stesso operato perché Abramo rimette a Sara la questione di Agar. Sara si scaglia contro la schiava Agar, che fugge nel deserto. Lì, presso una sorgente d'acqua, le appare Dio nella prima delle scene d'annunciazione della Genesi. Le viene detto del figlio che le nascerà con la promessa di una moltitudine di discendenti, come fu per Abramo.
Molti particolari colpiscono in questa celebre pagina biblica.
Abramo e Sara non brillano per delicatezza e magnanimità. Si leggono con un certo brivido le parole vibranti di disprezzo di Sara e la freddezza calcolatrice di Abramo. «Abramo non si preoccupa minimamente della schiava con cui è andato a letto; Sara è sprezzante nei confronti della madre e del figlio e sarebbe pronta a lasciarli morire... Tuttavia, leggendo questa vicenda, si ha la netta sensazione che sia raccontata dal punto di vista di Agar e Ismaele».46 Ma è anche una pagina commovente, tenera, in cui brilla la vicinanza di Dio che "ascolta" il grido e il pianto disperato di Agar.
Dio qui è presentato con i tratti di una estrema sollecitudine: ode, ascolta, chiama, dialoga, si avvicina, incoraggia.

Un particolare decisivo
Il "quadro" si presta a mille osservazioni. Ma io voglio soffermarmi sul versetto 19: «Dio le aprì gli occhi ed essa vide un pozzo d'acqua. Allora andò a riempire l'otre e fece bere il fanciullo» che crebbe, abitò nel deserto e divenne un tiratore d'arco.
Possiamo notare un particolare interessante: Dio non fa un "miracolo" quale noi potremmo aspettarci, non fa sgorgare acqua nel deserto, non opera nulla di prodigioso. Semplicemente «le aprì gli occhi ed essa vide l'acqua».
«Dio non creò nessuna risorsa vitale che non fosse già presente. Aprì i suoi occhi in modo tale che ella vide il pozzo che prima non aveva notato e d'un tratto quello stesso mondo, che un momento prima ella aveva considerato disperatamente crudele, ora veniva percepito come un luogo abitabile e vivibile. Il pozzo era sempre stato lì. Il mondo in realtà non era mai stato quel luogo squallido e arido che le era sembrato. Ma finché Dio non le aprì gli occhi e le fece vedere l'acqua, Agar guardava la vita scorgendovi solamente vanità e sofferenza».47
In sostanza Agar avrebbe potuto abitare tra mille sorgenti e non vederle. Il "miracolo" che Dio le regalò sta tutto qui: le aprì gli occhi.
La sua vita e quella del figlio Ismaele cambiarono totalmente quando vide il pozzo e decise di andare ad attingere acqua.
Così è per noi. Possiamo avere mille opportunità, mille pozzi di acqua viva vicino a noi, ma i nostri occhi e i nostri cuori possono essere chiusi. Finché non lasciamo che Dio ci apra gli occhi e ci dia un nuovo sguardo sulla vita, noi camminiamo accecati dall'abitudine o dalla superficialità o dal richiamo delle cose o prigionieri della disperazione come Agar.
Una cosa possiamo forse tentare con tutte le nostre forze: quando Dio ci apre gli occhi non richiuderli subito, ma dirigerci verso i pozzi di acqua viva che Egli ha posto sul nostro cammino. Anche quando ho visto il pozzo, se non dirigo i miei passi, l'acqua non viene a me.

Dio apre occhi, cuore e porte
Ma questa pagina biblica costituisce un forte richiamo a molti altri passi delle Scritture. Quando Dio o Gesù o i profeti o i discepoli entrano in azione qualcosa si apre. Basta prendere una chiave biblica o un buon dizionario teologico e consultare le voci "aprire-aperto-aperta". Si trova una lunga serie di rimandi: Dio, attraverso i Suoi testimoni, apre la roccia, apre sentieri nel deserto, apre gli occhi al ciechi, apre le porte della prigione, apre la porta della fede, apre l'orecchio del sordo, apre i cuori, apre il cielo sopra di noi, apre la bocca del muto... Potrei continuare l'elenco quasi all'infinito...

O Dio,
quante volte Tu apri e noi chiudiamo.
Ti prego,
riaprici le porte che silenziosamente chiudiamo.
Apri i miei occhi perché io veda
quanto è bello cercare la Tua volontà.
Non stancarTi di "aprire" e "riaprire", o Dio.    

46 La Bibbia delle donne, vol. 1, Claudiana 19%, p. 41.
47 H.S. KUSHNER, Nessuno ci chiede di essere perfetti, cit., p. 22.