La verifica della nostra vita
Dopo aver scoperto Dio e i mille legami invisibili che lo legano alla nostra vita, ecco che il Salmista [del Salmo 139] scopre anche che questa presenza è, sì, benigna, ma anche scomoda, è, sì, rassicurante, ma anche inquietante, è, sì, amica, ma non è complice...
Dio è, sì, la scoperta più bella e più importante della vita, ma è anche, come s'è detto, una scoperta inquietante, per il semplice motivo che Dio pone il problema della verità della nostra vita, cioè la sottopone a una verifica, la passa al vaglio, ne misura la consistenza oppure l'inconsistenza, la vanità. Ecco perché il Salmista vorrebbe fuggire: perché non vuole sottoporsi a questa verifica divina. Ma, fuggendo da Dio, fuggirebbe anche da se stesso. Dio infatti non è solo il creatore della vita ..., è anche colui che vuole renderla vera, autentica, degna di essere vissuta. Ma noi temiamo questa verifica, non vogliamo conoscere la verità, preferiamo cullarci nell'illusione. Questa fuga da Dio, che è fuga da noi stessi e dalla nostra verità che non vogliamo conoscere, non è una metafora, un modo di dire, no, è un modo di essere, il nostro modo di essere, di noi che abbiamo perso il baricentro della vita perché non vogliamo sottoporla alla verifica di Dio.
(...) Dio custodisce la vita che crea, la iscrive nel suo libro, la nostra vita non è affidata al caso o sospesa nel nulla, è scritta nel libro di Dio. Questa bella immagine vuol dire che Dio, oltre che creare, vuole anche orientare la vita umana (...) nel senso di darle una direzione, in modo che non giri a vuoto e non si perda nell'insignificanza... Se Dio è colui che con infinita pazienza, cura e amore ha intessuto, come provetto tessitore, i fili che compongono la trama meravigliosa del mio corpo e mi ha chiamato alla vita, e l'ha iscritta nel suo libro per darle un orientamento, una direzione, e quindi un senso - se Dio è questo, allora non devo temere neppure la verifica della mia vita, che da essa potrà solo ricevere più significato, più consistenza, più valore.
Paolo Ricca
(Riforma, n. 4, 26 gennaio 2018)
Dopo aver scoperto Dio e i mille legami invisibili che lo legano alla nostra vita, ecco che il Salmista [del Salmo 139] scopre anche che questa presenza è, sì, benigna, ma anche scomoda, è, sì, rassicurante, ma anche inquietante, è, sì, amica, ma non è complice...
Dio è, sì, la scoperta più bella e più importante della vita, ma è anche, come s'è detto, una scoperta inquietante, per il semplice motivo che Dio pone il problema della verità della nostra vita, cioè la sottopone a una verifica, la passa al vaglio, ne misura la consistenza oppure l'inconsistenza, la vanità. Ecco perché il Salmista vorrebbe fuggire: perché non vuole sottoporsi a questa verifica divina. Ma, fuggendo da Dio, fuggirebbe anche da se stesso. Dio infatti non è solo il creatore della vita ..., è anche colui che vuole renderla vera, autentica, degna di essere vissuta. Ma noi temiamo questa verifica, non vogliamo conoscere la verità, preferiamo cullarci nell'illusione. Questa fuga da Dio, che è fuga da noi stessi e dalla nostra verità che non vogliamo conoscere, non è una metafora, un modo di dire, no, è un modo di essere, il nostro modo di essere, di noi che abbiamo perso il baricentro della vita perché non vogliamo sottoporla alla verifica di Dio.
(...) Dio custodisce la vita che crea, la iscrive nel suo libro, la nostra vita non è affidata al caso o sospesa nel nulla, è scritta nel libro di Dio. Questa bella immagine vuol dire che Dio, oltre che creare, vuole anche orientare la vita umana (...) nel senso di darle una direzione, in modo che non giri a vuoto e non si perda nell'insignificanza... Se Dio è colui che con infinita pazienza, cura e amore ha intessuto, come provetto tessitore, i fili che compongono la trama meravigliosa del mio corpo e mi ha chiamato alla vita, e l'ha iscritta nel suo libro per darle un orientamento, una direzione, e quindi un senso - se Dio è questo, allora non devo temere neppure la verifica della mia vita, che da essa potrà solo ricevere più significato, più consistenza, più valore.
Paolo Ricca
(Riforma, n. 4, 26 gennaio 2018)