Nosiglia cancella il ritiro gay. Torino Pride "È assurdo"
Si infiammano le polemiche tra i vertici della Chiesa torinese e la comunità gay sul ritiro spirituale per omosessuali credenti. Ieri l'arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia ha comunicato che non si farà, nonostante fosse stato annunciato pochi giorni fa da don Gian Luca Carrega, responsabile della Pastorale degli omosessuali. Argomentando la sua decisione, Nosiglia ha parlato della necessità di «un opportuno discernimento: ogni persona indipendentemente dal proprio orientamento sessuale va rispettata nella sua dignità, ma ciò non significa approvare comportamenti o unioni omosessuali che restano per la Chiesa scelte moralmente inaccettabili perché lontane dall'esprimere quel progetto di unità fra l'uomo e la donna espresso dalla volontà di Dio Creatore come donazione reciproca e feconda». E sebbene poi il vescovo mitighi i toni sostenendo che «questo però non significa non prendersi cura dei credenti omosessuali e della loro domanda di fede» e che «la diocesi da anni ha promosso un servizio di accompagnamento spirituale che si è rivelato utile e apprezzato per persone omosessuali credenti che si incontrano con un sacerdote», com'era prevedibile la reazione della comunità Lgbt non si è fatta attendere. «La decisione presa da Cesare Nosiglia va in direzione di quella forma discriminatoria perpetrata da sempre dalle gerarchie ecclesiastiche torinesi e nazionali - va all'attacco Alessandro Battaglia, coordinatore del Torino Pride - Ed è scontato che questa decisione sia frutto esclusivamente di polemiche e attriti tutti interni alla Chiesa stessa che non riesce nonostante la predicazione di presunta apertura e accoglienza, a una sintesi tra l'amore e l'accoglienza predicata dalle Scritture e i continui e biechi insulti verso una comunità che con grandi difficoltà tenta di aprire sempre nuove forme di dialogo».
Federica Cravero
(la Repubblica 6 febbraio)
Si infiammano le polemiche tra i vertici della Chiesa torinese e la comunità gay sul ritiro spirituale per omosessuali credenti. Ieri l'arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia ha comunicato che non si farà, nonostante fosse stato annunciato pochi giorni fa da don Gian Luca Carrega, responsabile della Pastorale degli omosessuali. Argomentando la sua decisione, Nosiglia ha parlato della necessità di «un opportuno discernimento: ogni persona indipendentemente dal proprio orientamento sessuale va rispettata nella sua dignità, ma ciò non significa approvare comportamenti o unioni omosessuali che restano per la Chiesa scelte moralmente inaccettabili perché lontane dall'esprimere quel progetto di unità fra l'uomo e la donna espresso dalla volontà di Dio Creatore come donazione reciproca e feconda». E sebbene poi il vescovo mitighi i toni sostenendo che «questo però non significa non prendersi cura dei credenti omosessuali e della loro domanda di fede» e che «la diocesi da anni ha promosso un servizio di accompagnamento spirituale che si è rivelato utile e apprezzato per persone omosessuali credenti che si incontrano con un sacerdote», com'era prevedibile la reazione della comunità Lgbt non si è fatta attendere. «La decisione presa da Cesare Nosiglia va in direzione di quella forma discriminatoria perpetrata da sempre dalle gerarchie ecclesiastiche torinesi e nazionali - va all'attacco Alessandro Battaglia, coordinatore del Torino Pride - Ed è scontato che questa decisione sia frutto esclusivamente di polemiche e attriti tutti interni alla Chiesa stessa che non riesce nonostante la predicazione di presunta apertura e accoglienza, a una sintesi tra l'amore e l'accoglienza predicata dalle Scritture e i continui e biechi insulti verso una comunità che con grandi difficoltà tenta di aprire sempre nuove forme di dialogo».
Federica Cravero
(la Repubblica 6 febbraio)