"La nostra chiesa qui è per strada non possiamo essere lasciati soli"

Un tempo più che parroci si sarebbero chiamati preti di strada. Non perché in contrapposizione con la dottrina, ma perché in Barriera di Milano la strada è il posto dove chi si occupa degli uomini, e delle loro anime, deve stare: «Non faccio solo il prete qua, faccio l'assistente sociale» dice, scherzando, ma non troppo, don Luca Cappiello, da due anni parroco di Risurrezione del Signore, in via Monterosa. Lui, così come padre Nicholas Muthoka, alla Maria Speranza Nostra, in via Ceresole, sono alcuni di quei parroci che l'arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, ha definito «in prima linea nel cammino di integrazione e accoglienza, ma anche nella tutela dei diritti e della sicurezza».
Dopo il caso della chiesa di Maria Regina della Pace dove padre Michele Babuin è stato costretto a ridurre l'orario di apertura per i troppi spacciatori e i furti continui, nei quartieri a nord di Torino si è aperto il dibattito su cosa debbano fare i sacerdoti che amministrano le anime in questa parte di città dove si consumano tutte le contraddizioni delle periferie. I furti, piccoli o grandi, li hanno subiti anche loro. Lo spaccio c'è, le vie di Barriera di Milano si dividono tra quelle dove il fenomeno è evidente, con i pusher ad ogni angolo, e quelle dove è più discreto: «Qui quasi non li vedi - racconta don Luca - Passano la notte nel quartiere e a distanza di tre o quattro vie ci sono differenze molto grandi.
Nella zona di padre Michele o di padre Nicholas va peggio». Il parroco di Maria Speranza Nostra con gli spacciatori ci parla ogni sera: «Anche con chi delinque», spiega padre Nicholas, arrivato cinque anni fa dal Kenya e da alcuni mesi responsabile della chiesa di via Ceresole. Lui l'oratorio non lo chiude, anzi, lo usa per avvicinare chi ha più problemi: «Se si parte dai bambini poi si riescono a intercettare anche le famiglie - ragiona - È difficile e non giudico la scelta di padre Michele, io qui ho una comunità forte e tanti progetti, anche con i ragazzi del servizio civile che mi permette di fare di più». Che lo spaccio sia un problema lo dicono tutti: «Alcuni parrocchiani hanno pure partecipato alle ronde - ricorda ridendo padre Nicholas - Però non me lo hanno detto prima di andarci, solo dopo. Non penso sia quella la soluzione, sono persone disperate. Non le giustifico, ma basta ascoltare le storie dei rifugiati che ospitiamo qui in parrocchia per capire le storie tragiche che si portano dietro anche quelli che vendono le dosi.
Non voglio fare politica, ma occuparmi della comunità e trovare il modo per tenere assieme le tante anime, per questo collaboriamo anche con la moschea».
Torino è la città di don Bosco e al suo successore Michele Rua è dedicato l'oratorio salesiano di via Paisiello, un chilometro in linea d'aria dalla chiesa di via Malone, chiusa per spaccio: «Sembra incredibile, ma c'è una situazione molto diversa — spiega don Mauro Zanini, responsabile della struttura - Credo che la differenza la faccia che noi salesiani siamo tanti: qui quando ci sono 150 ragazzi tra educatori e preti siamo in una decina. Se entra qualcuno che ha cattive intenzioni possiamo affrontarlo, all'ingresso c'è un servizio di portineria. La situazione di padre Michele è diversa». Non cedere al degrado, che - nella parole di Nosiglia - «è difficile da contenere» però si può: «Ogni due settimane ricevo un centinaio di famiglie. Porto le loro bollette in Atc per cercare soluzioni quando non riescono a pagarle, mi preoccupo di capire se e quando avranno una casa popolare - elenca don Luca - Se non gliela danno cerco altre soluzioni. Qui ci sentiamo soli: ci sono la dirigente del commissariato di polizia, Alice Rolando, la presidente di Circoscrizione, Carlotta Salerno, gli insegnanti, ma gli altri non si fanno vedere quasi mai. Poi non basta farsi vedere, servono interventi». A dicembre è sparito anche il cero di Natale, ricomparso in due giorni dopo un appello a messa, ma poco prima era scomparsa una cassa amplificata da 400 euro: «Può averla rubata un parrocchiano.
Qui c'è chi entra nelle auto per rubare due monete, chi sfonda le porte delle case per occuparle - denuncia don Luca -. Vengono anche a dirmelo, ma mi dicono anche che non hanno da mettere niente in tavola la sera. Non li giustifico, ma non li giudico».
Jacopo Ricca
(la Repubblica 3 febbraio)
I PERSONAGGI
Sacerdoti di periferia storie-simili, soluzioni diverse
Padre Nicholas

È arrivato dal Kenya cinque anni fa e da qualche mese amministra la parrocchia di Maria Speranza Nostra: "Parlo con tutti ogni giorno, anche con chi delinque. E non chiuderò l'oratorio".
Don Mauro

È il responsabile dell'oratorio salesiano di via Paisiello: "Sembra incredibile, ma c'è una situazione molto diversa. Noi salesiani siamo tanti, don Michele è solo, questa credo sia la differenza".