Ognuno
ha le sue preferenze. Tra i “vecchi teologi” ancora viventi il
mio preferito è Paul Knitter di cui ho letto tutte le opere in
lingua italiana e spero di leggerne ancora.
PAUL
KNITTER, Nessun
altro nome?
Queriniana, Brescia 1991, pp. 288
PAUL
KNITTER, Una
terra molte religioni,
Cittadella, pp. 296
PAUL
KNITTER, Introduzione
alle teologie delle religioni,
Queriniana, Brescia 2005, pp. 520
PAUL
KNITTER, Senza
Buddha non potrei essere cristiano,
Fazi Editore, Roma, pp. 324.
Ho
svolto quattro incontri alla Unitre di Pinerolo utilizzando
principalmente questi studi.
La prima citazione di Knitter nei miei
libri risale a 30 anni fa.
Raccomando
vivamente questi studi che, con una documentazione eccezionalmente
vasta, conducono il lettore e la lettrice ad esplorare il campo così
stimolante e plurale delle ricerche sul cosiddetto “pluralismo
religioso”.
Libero
dalle gabbie dell’esclusivismo e dell’inclusivismo, esplorando in
modo valorizzante e critico i modelli della reciprocità e
dell’accettazione, il cristiano riesce a vivere l’esperienza del dialogo “come
contaminazione” senza mai compromettere la sua identità cristiana
proclamata e ribadita come irrinunciabile identità vera e aperta
all’apporto di altre tradizioni religiose.
Troverete una prima
convergenza con Knitter, se non proprio una sua citazione, nel libro
“Essere
semplici è possibile?”
che scrissi con la comunità di Lucento nel 1983 e venne pubblicato
qualche anno dopo, cioè nel 1988. “Mettere Dio al centro, e non la
nostra particolare religione, porterà qualche problema in tutti noi,
piuttosto avvezzi a credere che il centro del mondo siamo proprio
noi…. E tutti gli altri al più costituiscono la periferia!
Probabilmente noi cristiani dobbiamo ancora imparare a riconoscere,
con molta semplicità, che l’unico Dio è più grande anche del
cristianesimo.
Gesù l’aveva capito; noi cristiani non ancora”.
(Franco
Barbero in Essere semplici è possibile? Pag. 99)
Dunque
buona lettura.
Franco
Barbero