sabato 3 febbraio 2018

Settimo
"Candidata al Parlamento? No grazie, resto nella mia città, tra la mia gente"



Preferisce rimanere nella sua città. D'altra parte, proprio lei, l'ha definita «la città più bella del mondo», una settimana fa dal palco del Lingotto alla convention dei sindaci. Elena Piastra, 32 anni, vicesindaca di Settimo, ha detto «no» ad una candidatura in Parlamento arrivata direttamente dal leader Pd, Matteo Renzi, letteralmente stregato dal suo intervento. «Questa serve a Roma, questa può essere la prossima Deborah Serracchiani, una che balza su e stupisce tutti e finisce dritta tra i grandi».  
Una proposta su cui ci ha ragionato su per una settimana, poi ha deciso che è meglio sfilarsi. «Sarei ipocrita se dicessi che non mi ha lusingata - spiega -. Mi ha lusingata che il segretario del mio partito nel suo intervento mi abbia citata e che siano arrivati forte a lui, e al pubblico, la mia passione e il mio amore per la politica e per il territorio in cui sono cresciuta e vivo. E ovviamente mi ha lusingata l'opportunità per certi versi straordinaria e forse irripetibile di andare in Parlamento che, inutile negarlo, è un'ambizione che hanno quasi tutti coloro che fanno politica. E io non sono da meno». E allora? «Dopo averci pensato a lungo, ho deciso di rinunciare - prosegue -. Cosa che credo sia più unica che rara».  
Le spiegazioni, sono semplici. «La mia città, Settimo Torinese, è il posto dove in questi anni ho messo tutte le mie energie, la mia passione, le mie idee per contribuirne allo sviluppo. So che Settimo rappresenta un modello virtuoso, ma anche che non è una città perfetta e ancora tanto si può fare per portare avanti un cambiamento che negli ultimi anni ha inciso fortemente sulla sua immagine. Voglio dedicarmi alla mia comunità, stare in mezzo alle persone e ascoltarle; mi piace immaginare nuovi progetti nelle scuole, pensare a cosa fare del vecchio Mulino del centro, come rendere Settimo una città più sostenibile».  
Morale: «So che la mia può sembrare a molti una scelta un po' folle, ma credo che la politica oggi paghi soprattutto le scelte non coraggiose e poco credibili. Oggi il mio coraggio sta nel dire "rinuncio", perché qui ho qualcosa da concludere». Se avesse deciso di accettare sicuramente avrebbe tolto l'opportunità di una candidatura al collega di Giunta, Antonello Ghisaura che da tempo sogna quel posto e che è nella lista del segretario regionale, Davide Gariglio. Ma soprattutto avrebbe dovuto scontrarsi con l'ex sindaco Aldo Corgiat, candidato per «Liberi e Uguali» di Pietro Grasso che l'aveva voluta in Giunta, inventandole quella delega all'innovazione che le ha consentito di fare grande la biblioteca Archimede ed essere riconfermata nel 2014 con mille voti di preferenza, la più votata di tutta la provincia di Torino.
Nadia Bergamini

(La Stampa 21 gennaio)