Corso
Biblico. Torino, 09.02.2018.
I°
libro di Samuele.
(Appunti
presi durante la conferenza di don Franco Barbero).
Concludiamo
la lettura del primo libro di Samuele, che è un grande affresco
sulla monarchia in Israele, attraverso un'alternanza di contrasti tra
benedizione di Dio e fragilità dell'uomo, tra fedeltà e infedeltà,
tra magnanimità ed egocentrismo. La figura del re, l'unto del
Signore, impersona questi contrasti e oscilla tra vette di
magnanimità e di tenerezza ed abissi di invidia e di violenza.
Attorno al re ruotano una serie di personaggi che sono caratteristici
più di un villaggio rurale che di una corte regale, attraverso i
quali si svolge la storia dell'umanità nel suo alternarsi di amore e
di fragilità. Questo approccio della realtà umana vulnerabile in
cui Dio entra con la sua benedizione che non cancella le
contraddizioni e le infedeltà umane, ma vi si insinua, contrasta con
l'immagine di Dio proposta dal dogma, fatta di certezze che
impediscono la ricchezza della ricerca e imbalsamano Dio in una
immagine spenta. Ma nonostante le nefandezze e gli errori degli
uomini e la tragicità delle loro vicende, che non vengono nascoste,
ma evidenziate con coraggio e lucidità, emerge dal fondo un
messaggio positivo, una empatia, nel senso di mettersi nei panni di
chi soffre, che è un messaggio universale e parla anche a noi oggi,
che come allora, ci dobbiamo porre la domanda di come favorire la
nostra empatia, pur immersi nella nostra datità storica.
Questo
messaggio emerge in modo particolare nel primo capitolo del secondo
libro di Samuele, che leggiamo anticipandone la lettura perchè dà
un senso conclusivo alle vicende tragiche descritte nel primo libro
di Samuele.
Davide
viene a conoscenza della morte di Saul e del figlio Gionata dal
racconto dell'Amalecita che li ha uccisi, si indigna e fa uccidere il
colpevole e poi intona un lamento funebre che viene indicato come
“Elegia di Davide” (II Sam, 1, 19-27). Si tratta di un brano di
alta poesia, dove i conflitti e le violenze descritti nel finale del
primo libro vengono superati ed emerge l'umanità sia di Davide, che
di Saul e Gionata, in una atmosfera di profonda empatia. Qui, caso
mai, è Davide che non fa bella figura provocando la morte del
messaggero che gli porta la triste notizia.
Ma
tornando all'ultima parte del primo libro di Samuele (capitoli 22 –
31) ricadiamo in una atmosfera cupa di conflitti e violenze; sullo
sfondo dell'ostilità e delle continue guerre tra Israele ed i
Filistei e gli Amorrei si svolge la vicenda dell'ascesa di Davide e
del conflitto tra il medesimo e Saul, che, roso dalla gelosia, lo
incalza per ucciderlo, fino all'esito finale della sua tragica morte
al capitolo 31.
In
queste vicende vi sono momenti oscuri, come il racconto del massacro
dei sacerdoti di Nob (cap. 22) rei di aver aiutato Davide a fuggire
ed a salvarsi; si tratta di un episodio di vendetta tribale, che si
traduce in sterminio, dove la violenza non ha limiti (e
per porre un limite a questo dilagare delle vendette venne posta la
legge del taglione).
Vi
sono peraltro episodi di grande umanità, come quello descritto al
capitolo 24. Saul con i suoi uomini si trova nei pressi di una
caverna dove entra per fare i suoi bisogni. Davide con i suoi uomini
si trova all'interno della stessa caverna e avrebbe la possibilità
di ucciderlo. Gli si avvicina, gli taglia un lembo del suo mantello,
ma si trattiene dal fargli del male ed impedisce ai suoi uomini di
attaccare. Poi interpella Saul, che, accortosi dello scampato
pericolo, si commuove di fronte alla magnanimità di Davide e piange
(22,17). Tra i due si svolge un dialogo in cui prevalgono i toni
miti; Saul chiama Davide, che era suo genero, “figlio mio”. Si
tratta di un racconto di alto valore educativo; nuovamente Davide
risparmierà la vita a Saul nel racconto del capitolo 26.
Un
altro racconto edificante è contenuto nel capitolo 25 che narra
della storia di Nabal e della moglie Abigail. Nabal era un uomo molto
ricco e Davide gli chiede aiuto, che però viene negato. Allora,
secondo la logica del tempo, Davide prepara la vendetta, ma viene
fermato da Abigail, donna intraprendente, che ferma Davide e lo
convince a rinunciare al massacro. Ma quando Abigail informa il
marito di quanto è successo, Nabal muore e Davide, quando viene a
sapere della sua morte, prende Abigail per sposa. Il personaggio
Nabal viene descritto come “rude e di brutte maniere” (25,3). La
moglie Abigail è una donna intelligente e loquace: ancora una volta
la benedizione di Dio passa attraverso una donna e per di più
straniera. Per merito di lei la vendetta si placa e subentra la
mitezza. Bellissima l'espressione che Abigail rivolge a Davide per
augurargli di scampare i pericoli che mettono a rischio la sua vita:
“la vita del mio signore sarà conservata nello scrigno dei
viventi presso il Signore” (25, 29).
Guido Allice