lunedì 19 febbraio 2018

UN AIUTO PER RICORDARE



Corso Biblico. Torino, 09.02.2018.
I° libro di Samuele.
(Appunti presi durante la conferenza di don Franco Barbero).

Concludiamo la lettura del primo libro di Samuele, che è un grande affresco sulla monarchia in Israele, attraverso un'alternanza di contrasti tra benedizione di Dio e fragilità dell'uomo, tra fedeltà e infedeltà, tra magnanimità ed egocentrismo. La figura del re, l'unto del Signore, impersona questi contrasti e oscilla tra vette di magnanimità e di tenerezza ed abissi di invidia e di violenza. Attorno al re ruotano una serie di personaggi che sono caratteristici più di un villaggio rurale che di una corte regale, attraverso i quali si svolge la storia dell'umanità nel suo alternarsi di amore e di fragilità. Questo approccio della realtà umana vulnerabile in cui Dio entra con la sua benedizione che non cancella le contraddizioni e le infedeltà umane, ma vi si insinua, contrasta con l'immagine di Dio proposta dal dogma, fatta di certezze che impediscono la ricchezza della ricerca e imbalsamano Dio in una immagine spenta. Ma nonostante le nefandezze e gli errori degli uomini e la tragicità delle loro vicende, che non vengono nascoste, ma evidenziate con coraggio e lucidità, emerge dal fondo un messaggio positivo, una empatia, nel senso di mettersi nei panni di chi soffre, che è un messaggio universale e parla anche a noi oggi, che come allora, ci dobbiamo porre la domanda di come favorire la nostra empatia, pur immersi nella nostra datità storica.
Questo messaggio emerge in modo particolare nel primo capitolo del secondo libro di Samuele, che leggiamo anticipandone la lettura perchè dà un senso conclusivo alle vicende tragiche descritte nel primo libro di Samuele.
Davide viene a conoscenza della morte di Saul e del figlio Gionata dal racconto dell'Amalecita che li ha uccisi, si indigna e fa uccidere il colpevole e poi intona un lamento funebre che viene indicato come “Elegia di Davide” (II Sam, 1, 19-27). Si tratta di un brano di alta poesia, dove i conflitti e le violenze descritti nel finale del primo libro vengono superati ed emerge l'umanità sia di Davide, che di Saul e Gionata, in una atmosfera di profonda empatia. Qui, caso mai, è Davide che non fa bella figura provocando la morte del messaggero che gli porta la triste notizia.
Ma tornando all'ultima parte del primo libro di Samuele (capitoli 22 – 31) ricadiamo in una atmosfera cupa di conflitti e violenze; sullo sfondo dell'ostilità e delle continue guerre tra Israele ed i Filistei e gli Amorrei si svolge la vicenda dell'ascesa di Davide e del conflitto tra il medesimo e Saul, che, roso dalla gelosia, lo incalza per ucciderlo, fino all'esito finale della sua tragica morte al capitolo 31.
In queste vicende vi sono momenti oscuri, come il racconto del massacro dei sacerdoti di Nob (cap. 22) rei di aver aiutato Davide a fuggire ed a salvarsi; si tratta di un episodio di vendetta tribale, che si traduce in sterminio, dove la violenza non ha limiti (e per porre un limite a questo dilagare delle vendette venne posta la legge del taglione).
Vi sono peraltro episodi di grande umanità, come quello descritto al capitolo 24. Saul con i suoi uomini si trova nei pressi di una caverna dove entra per fare i suoi bisogni. Davide con i suoi uomini si trova all'interno della stessa caverna e avrebbe la possibilità di ucciderlo. Gli si avvicina, gli taglia un lembo del suo mantello, ma si trattiene dal fargli del male ed impedisce ai suoi uomini di attaccare. Poi interpella Saul, che, accortosi dello scampato pericolo, si commuove di fronte alla magnanimità di Davide e piange (22,17). Tra i due si svolge un dialogo in cui prevalgono i toni miti; Saul chiama Davide, che era suo genero, “figlio mio”. Si tratta di un racconto di alto valore educativo; nuovamente Davide risparmierà la vita a Saul nel racconto del capitolo 26.
Un altro racconto edificante è contenuto nel capitolo 25 che narra della storia di Nabal e della moglie Abigail. Nabal era un uomo molto ricco e Davide gli chiede aiuto, che però viene negato. Allora, secondo la logica del tempo, Davide prepara la vendetta, ma viene fermato da Abigail, donna intraprendente, che ferma Davide e lo convince a rinunciare al massacro. Ma quando Abigail informa il marito di quanto è successo, Nabal muore e Davide, quando viene a sapere della sua morte, prende Abigail per sposa. Il personaggio Nabal viene descritto come “rude e di brutte maniere” (25,3). La moglie Abigail è una donna intelligente e loquace: ancora una volta la benedizione di Dio passa attraverso una donna e per di più straniera. Per merito di lei la vendetta si placa e subentra la mitezza. Bellissima l'espressione che Abigail rivolge a Davide per augurargli di scampare i pericoli che mettono a rischio la sua vita: “la vita del mio signore sarà conservata nello scrigno dei viventi presso il Signore” (25, 29).
Guido Allice