venerdì 20 aprile 2018

A Pechino chiese vietate ai minori di 18 emi (ma Roma non lo sa)

C'è una gran voglia di Pechino, in Vaticano. E già girano voci su quale ecclesiastico dovrà a breve fare le valigie e andare a risiedere nella Capitale cinese. In pole  monsignor Paul Gallagher (…) attuale segretario vaticano per i rapporti con gli Stati. Il presule, intervenendo ad un recente convegno all'Università Gregoriana ha sostenuto che «un incontro fruttuoso tra il "mondo cristiano" e il "mondo cinese" è possibile attraverso l'inculturazione della fede, attraverso l'esperienza concreta della conoscenza, della cultura artistica e dell'amicizia con il popolo cinese». Nelle sue parole, oltre alle buone intenzioni, si è intravisto un atto di sottomissione. Il momento certamente è speciale: ricerche sociologiche cinesi parlano di una rinascita religiosa impressionante e qualcuno si spinge a sostenere che oltre l'80 per cento della popolazione aderisce, o condivide chiaramente, una credenza spirituale o religiosa. Addirittura, che un quinto del Partito, in segreto, segua qualche religione organizzata. Si spiega cosi l'insistenza con la quale il presidente Xi Jinping postuli da tre anni almeno, la "sinicizzazione" delle religioni presenti sul territorio della Repubblica Popolare. Un concetto che il leader comunista ha illustrato, lo scorso ottobre, al congresso del Partito: "Aderire e sviluppare le teorie religiose con caratteristiche cinesi, aderendo al principio di indipendenza, adattando la religione alla società socialista e resistendo alle infiltrazioni religiose dall'estero».
Per i cristiani dell'Impero di Mezzo, tutto lascia prevedere un maggiore controllo e l'aumento delle persecuzioni. E dal loro punto di vista, il dialogo Roma-Pechino si traduce in una rinnovata sottomissione al Partito comunista cinese, assunto a "guida attiva" delle religioni, dispensatrice di vita o di morte, di ogni loro costruzione e di ogni eventuale distruzione. Dallo scorso primo febbraio i nuovi regolamenti permettono il culto solo in chiesa e solo in orari stabiliti dal governo. Pregare altrove è illegale e i contravventori sono soggetti a prigione, multe, esproprio dell'edificio. E questo vale anche per le abitazioni private dove sono proibite non solo le preghiere, ma anche le conversazioni religiose: contravvenire significa scontare un lungo periodo in un campo di rieducazione. Inoltre, all'entrata delle chiese deve essere esposto il cartello "Vietato ai minori di 18 anni" perché a bambini e giovani è proibita la partecipazione ai riti. In sostanza, da due mesi in Cina il simbolo della croce rappresenta "un'infiltrazione religiosa dall'estero". I cristiani cinesi lo sanno, quelli del Vaticano ancora no.
Filippo Di Giacomo

(Il Venerdì 6 aprile)