sabato 24 novembre 2018

DA "IL FOGLIO " ANNO 1981

Da "Il Foglio 91"
anno 1981

"Sul "Nostro tempo" del 10 maggio 1981 è apparso un articolo non firmato dal titolo "il Santo padre crociato" contenente un incredibile ed anticristiana apologia della violenza. Ne riportiamo i tratti essenziali. "E uno dei fotomontaggi più riusciti dell'espresso. E' talmente piaciuto che mio figlio se lo vuole accanto. Raffigura il Santo Padre con la maglia di ferro e il bianco camice dei templari, l'ordine religioso cavalleresco che aveva il compito della difesa di Gerusalemme contro gli infedeli. Se lo immaginiamo così, come un cavaliere crociato francamente a me non dispiace. C'è una lettera bellissima di San Bernardo di Chiaravalle diretta ai cavalieri templari, uno di quei documenti che possono dispiacere all'Espresso, alla Stampa, a Repubblica e al Corriere della sera. Ma possono dispiacere anche a quei pretini cui nei seminari  sì è insegnato di tutto tranne i documenti come quelli di San Bernardo. E tutti hanno paura dell'immagine del Papa crociato e di quella mano posata sull'elsa della spada: hanno paura che la sfoderi? Sì rassicurino. La crociata c'è ma consiste nel subire il martirio. E il martirio non è tanto quello cui vanno incontro gli uomini e le donne di Comunione e Liberazione, del Movimento Popolare e del Movimento per la Vita  insultati, percorsi e mandati come il 1 maggio all'Ospedale, altra invenzione cristiana rovinata dai laici, ma è il quotidiano martirio dei  cattolici italiani.
Cosa vuol dire infatti sopportare l'alterigia di uno Scalfari, la tristezza di un Firpo, l'acidità di uno Spadolini, il tuono di un Gorresio? Cosa vuol dire dover sopportare le loro lezioni sulla povertà, sull'umiltà, la serietà, la moralità dall'alto dei loro scranni d'oro, dei loro legami rissa punti con il potere? Al Papa sta bene questo abito come a suo tempo i panni di operaio, di contadino, prete e vescovo. Qualsiasi cosa indossi ha una bella faccia aperta ed intelligente, e il nostro Papa" anche se alcune osservazioni sull'arroganza di certi laici possono essere condivise, l'esaltazione dello spirito" crociato" è del tutto fuori posto e fornisce agli anticlericali dei validi argomenti. Infatti la maglia e la spada dei crociati non servivano a subire il martirio, ma ad infliggerlo. Sostenere che i templari difendevano Gerusalemme equivale a sostenere che I russi difendono Praga o Varsavia. I templari appartengono alla fitta schiera di liberatori venuti ad opprimere e massacrare un popolo. Ma dove la polemica anticristiana tocca il suo culmine è nella citazione entusiastica di Bernardo di Chiaravalle. Che questo signore, che ha esultato il nome di dottore e di Santo, abbia potuto a quell'epoca scagliare i suoi insulti contro il Vangelo è un fatto che può interessare solo relativamente. Ma che ora si definiscano bellissime le bestemmie di Bernardo, e cosa che può piacere moltissimo non solo all'Espresso ma anche a "il male" ma che non può certo piacere a chi si sforza di ispirarsi al cristianesimo.
Riportiamo alcune delle velenose affermazioni di Bernardo tratte dalla "De laude novae militiae" indirizzate  e ai cavalieri templari: "Al contrario i soldati di Cristo combattono sicuri le guerre del loro signore e non temono il peccato, se uccidono il nemico, né il pericolo, se muoiono essi stessi: dal momento che la morte viene data o ricevuta in nome di Cristo e non vi è in ciò delitto anzi merito di grandissima gioia (et nihil habeat criminis et plurimum gloriae mereatur) da un lato si guadagna in favore di Cristo dall'altro si acquista Cristo medesimo: questo almeno vale per chi consideri considera volentieri la morte del nemico come vendetta e immola ancor più volentieri se stesso come consolazione. Un soldato di Cristo, dico, sicuro uccide e più sicuro è ucciso. Presta servizio a se stesso quando è ucciso, a Cristo quando uccide. Infatti non senza motivo porta la spada perché è ministro nella punizione dei malvagi e nella lode dei buoni.
Senza dubbio quando uccide un malvagio non è un omicida, ma, per così dire, un uccisore del male e viene stimato vendicatore di Cristo nei confronti di coloro che fanno il male e difensore dei cristiani. Quando poi è lui ad essere ucciso, si sa che non è morto, ma che è arrivato alla sua meta. La morte che dà è a vantaggio di Cristo. Della morte del pagano il cristiano si gloria perché Cristo viene glorificato; nella morte del cristiano si attua la generosità del re, perché il soldato viene condotto a ricevere il suo compenso". 
Secondo questo individuo  Cristo sarebbe un istigatore all'omicidio e l'omicidio un modo per arrivare a Cristo. Con poche modifiche queste farneticazioni potrebbero figurare benissimo in un comunicato delle Brigate rosse o in un proclama di Gheddafi o di Khomeini. Evidentemente chi ha redatto l'articolo non sapeva quello che scriveva. C'è ora da augurarsi che sul "Nostro Tempo" esca  prontamente una seria autocritica. Altrimenti saremo costretti a prendere atto che anche il "Nostro tempo" è passato nella folta schiera dei giornali anticattolici". 

Fin qua ho riportato una intelligente polemica d'altri tempi comparsa su "Il foglio numero 91" del 1981.  Ma vorrei che chi legge queste righe, aldilà del contesto polemico di quegli anni, ponesse particolare attenzione alle frasi blasfeme di  Bernardo di Chiaravalle: come si vede certi personaggi sono stati dichiarati santi soprattutto per le loro bestemmie. Facciamo attenzione quando avvengono le canonizzazioni….
 A che punto arriviamo.!
 "Il foglio" è un qualificatissimo periodico di cristiani torinesi. 

Franco Barbero