Da "Il Foglio 91"
anno 1981
"Sul
"Nostro tempo" del 10 maggio 1981 è apparso un articolo non firmato dal
titolo "il Santo padre crociato" contenente un incredibile ed
anticristiana apologia della violenza. Ne riportiamo i tratti
essenziali. "E uno dei fotomontaggi più riusciti dell'espresso. E'
talmente piaciuto che mio figlio se lo vuole accanto. Raffigura il Santo
Padre con la maglia di ferro e il bianco camice dei templari, l'ordine
religioso cavalleresco che aveva il compito della difesa di Gerusalemme
contro gli infedeli. Se lo immaginiamo così, come un cavaliere crociato
francamente a me non dispiace. C'è una lettera bellissima di San
Bernardo di Chiaravalle diretta ai cavalieri templari, uno di quei
documenti che possono dispiacere all'Espresso, alla Stampa, a Repubblica
e al Corriere della sera. Ma possono dispiacere anche a quei pretini
cui nei seminari sì è insegnato di tutto tranne i documenti come quelli
di San Bernardo. E tutti hanno paura dell'immagine del Papa crociato e
di quella mano posata sull'elsa della spada: hanno paura che la sfoderi?
Sì rassicurino. La crociata c'è ma consiste nel subire il martirio. E
il martirio non è tanto quello cui vanno incontro gli uomini e le donne
di Comunione e Liberazione, del Movimento Popolare e del Movimento per
la Vita insultati, percorsi e mandati come il 1 maggio all'Ospedale,
altra invenzione cristiana rovinata dai laici, ma è il quotidiano
martirio dei cattolici italiani.
Cosa vuol dire infatti
sopportare l'alterigia di uno Scalfari, la tristezza di un Firpo,
l'acidità di uno Spadolini, il tuono di un Gorresio? Cosa vuol dire
dover sopportare le loro lezioni sulla povertà, sull'umiltà, la serietà,
la moralità dall'alto dei loro scranni d'oro, dei loro legami rissa
punti con il potere? Al Papa sta bene questo abito come a suo tempo i
panni di operaio, di contadino, prete e vescovo. Qualsiasi cosa indossi
ha una bella faccia aperta ed intelligente, e il nostro Papa" anche se
alcune osservazioni sull'arroganza di certi laici possono essere
condivise, l'esaltazione dello spirito" crociato" è del tutto fuori
posto e fornisce agli anticlericali dei validi argomenti. Infatti la
maglia e la spada dei crociati non servivano a subire il martirio, ma ad
infliggerlo. Sostenere che i templari difendevano Gerusalemme
equivale a sostenere che I russi difendono Praga o Varsavia. I templari
appartengono alla fitta schiera di liberatori venuti ad opprimere e
massacrare un popolo. Ma dove la polemica anticristiana tocca il suo
culmine è nella citazione entusiastica di Bernardo di Chiaravalle.
Che questo signore, che ha esultato il nome di dottore e di Santo, abbia
potuto a quell'epoca scagliare i suoi insulti contro il Vangelo è un
fatto che può interessare solo relativamente. Ma che ora si definiscano
bellissime le bestemmie di Bernardo, e cosa che può piacere moltissimo
non solo all'Espresso ma anche a "il male" ma che non può certo piacere a
chi si sforza di ispirarsi al cristianesimo.
Riportiamo
alcune delle velenose affermazioni di Bernardo tratte dalla "De laude
novae militiae" indirizzate e ai cavalieri templari: "Al contrario i
soldati di Cristo combattono sicuri le guerre del loro signore e non
temono il peccato, se uccidono il nemico, né il pericolo, se muoiono
essi stessi: dal momento che la morte viene data o ricevuta in nome di
Cristo e non vi è in ciò delitto anzi merito di grandissima gioia (et
nihil habeat criminis et plurimum gloriae mereatur) da un lato si guadagna
in favore di Cristo dall'altro si acquista Cristo medesimo: questo
almeno vale per chi consideri considera volentieri la morte del nemico
come vendetta e immola ancor più volentieri se stesso come consolazione.
Un soldato di Cristo, dico, sicuro uccide e più sicuro è ucciso. Presta
servizio a se stesso quando è ucciso, a Cristo quando uccide. Infatti non senza motivo porta la spada perché è ministro nella punizione dei malvagi e nella lode dei buoni.
Senza
dubbio quando uccide un malvagio non è un omicida, ma, per così dire,
un uccisore del male e viene stimato vendicatore di Cristo nei confronti
di coloro che fanno il male e difensore dei cristiani. Quando poi è lui
ad essere ucciso, si sa che non è morto, ma che è arrivato alla sua
meta. La morte che dà è a vantaggio di Cristo. Della morte del pagano il cristiano si gloria perché Cristo viene glorificato; nella morte del cristiano si attua la generosità del re, perché il soldato viene condotto a ricevere il suo compenso".
Secondo questo individuo Cristo sarebbe un istigatore all'omicidio e l'omicidio un modo per arrivare a Cristo. Con
poche modifiche queste farneticazioni potrebbero figurare benissimo in
un comunicato delle Brigate rosse o in un proclama di Gheddafi o di
Khomeini. Evidentemente chi ha redatto l'articolo non sapeva quello
che scriveva. C'è ora da augurarsi che sul "Nostro Tempo" esca
prontamente una seria autocritica. Altrimenti saremo costretti a
prendere atto che anche il "Nostro tempo" è passato nella folta schiera
dei giornali anticattolici".
Fin qua ho riportato una
intelligente polemica d'altri tempi comparsa su "Il foglio numero 91" del 1981. Ma vorrei che
chi legge queste righe, aldilà del contesto polemico di quegli anni, ponesse particolare attenzione alle frasi blasfeme di Bernardo di Chiaravalle: come si vede certi personaggi sono stati dichiarati santi soprattutto per le loro bestemmie. Facciamo attenzione quando avvengono le canonizzazioni….
A che punto arriviamo.!
"Il foglio" è un qualificatissimo periodico di cristiani torinesi.
Franco Barbero