M5S, epurato chi critica Di Maio
«La libertà di stampa ha un grande valore». Allarmato per gli attacchi di Luigi Di Maio corredati dalla minaccia di una legge che vieti agli editori di svolgere altre attività imprenditoriali; il presidente Sergio Mattarella indossa la grisaglia del massimo difensore della Costituzione e lancia un monito contro le aggressioni 5S all'articolo 21. «Al mattino», ha affermato ieri il capo dello Stato ricevendo al Quirinale un gruppo di studenti, "come prima cosa leggo i giornali: le notizie e i commenti, quelli che condivido e quelli che non condivido. E forse i secondi per me sono ancora più importanti perché, anche se si ritengono sbagliati, sono uno strumento su cui riflettere». Un avvertimento a non insistere in questa guerra insensata, che divide ancora una volta gli alleati di governo.
«La legge sul conflitto d'interessi non è una mia priorità», taglia corto Salvini. «È nel contratto, si farà», lo corregge a sera Bonafede. Costringendo il presidente della Camera a barcamenarsi: «La libertà di stampa è tutelata e sarà tutelata fino alla fine», precisa il grillino Roberto Fico, «ma negli ultimi trent'anni è mancata la cultura dell'indipendenza ed è un tema che va affrontato perché la stampa influenza la politica e i politici influenzano i giornalisti». I quali stamattina faranno un flashmob a Roma e a Milano per «contrastare1a deriva di insulti e minacce a chi ogni giorno svolge il proprio dovere di informare», fa sapere la Fnsi.
(la Repubblica 13 novembre)
«La libertà di stampa ha un grande valore». Allarmato per gli attacchi di Luigi Di Maio corredati dalla minaccia di una legge che vieti agli editori di svolgere altre attività imprenditoriali; il presidente Sergio Mattarella indossa la grisaglia del massimo difensore della Costituzione e lancia un monito contro le aggressioni 5S all'articolo 21. «Al mattino», ha affermato ieri il capo dello Stato ricevendo al Quirinale un gruppo di studenti, "come prima cosa leggo i giornali: le notizie e i commenti, quelli che condivido e quelli che non condivido. E forse i secondi per me sono ancora più importanti perché, anche se si ritengono sbagliati, sono uno strumento su cui riflettere». Un avvertimento a non insistere in questa guerra insensata, che divide ancora una volta gli alleati di governo.
«La legge sul conflitto d'interessi non è una mia priorità», taglia corto Salvini. «È nel contratto, si farà», lo corregge a sera Bonafede. Costringendo il presidente della Camera a barcamenarsi: «La libertà di stampa è tutelata e sarà tutelata fino alla fine», precisa il grillino Roberto Fico, «ma negli ultimi trent'anni è mancata la cultura dell'indipendenza ed è un tema che va affrontato perché la stampa influenza la politica e i politici influenzano i giornalisti». I quali stamattina faranno un flashmob a Roma e a Milano per «contrastare1a deriva di insulti e minacce a chi ogni giorno svolge il proprio dovere di informare», fa sapere la Fnsi.
Intanto nel M5S cominciano le epurazioni. «Chi ha ruoli istituzionali non dovrebbe insultare nessuna categoria», aveva detto ieri Ugo Forello a Repubblica.it. Poche ore dopo, il capogruppo 5S di Palermo (candidato sindaco nel 2017) è stato rimosso dal suo incarico. Con un post sulla pagina del Movimento, i consiglieri comunali e circoscrizionali l'hanno ringraziato «per il lavoro svolto» e notificato la nomina del successore, parlando di una «rotazione già prevista dall'inizio della consiliatura». Forello non ci sta: l'avvicendamento era si previsto, ma nei mesi a venire e a favore di un'altra consigliera a lui vicina. «Ho saputo di non essere più capo-gruppo da Fb. Non so neppure se si sia fatta una riunione. È un atto che ricorda epoche buie, un'epurazione». Da sempre schierato contro il decreto sicurezza, il fondatore di AddioPizzo non demorde: «Non riconosco la decisione, resto al mio posto a difendere la possibilità di dissentire nel rispetto di tutti».
Emanuele Lauria e Giovanna Vitale
(la Repubblica 13 novembre)