QUESTIONI DI CUORE
NATALIA ASPESI
LA LEZIONE DI UN PRETE SPOSATO
Sono un prete di Modena, dopo 13 anni di "cura pastorale" ho incontrato una ragazza e abbiamo deciso di sposarci con il permesso del vescovo (è previsto dal codice di diritto canonico). Ho figlie e nipoti. Ho continuato a fare il pastore in una comunità di base e all'interno della chiesa cattolica. Senza il peso degli impegni economici e organizzativi di una parrocchia, sono riuscito, mi sembra bene, ad unire le tre cose, insegnamento, famiglia e missione.
Mi dispiace che lei risolva piuttosto sbrigativamente un problema delicato come il celibato. Capita spesso a chi si dichiara ateo di ritenersi competente su tutto anche in materia religiosa e di dare giudizi inesatti. La stessa tv tende a trattare questo problema spesso in modo scandalistico e pruriginoso.
Come lei sa il celibato è una legge imposta dalla chiesa dal XII secolo: gli apostoli e i presbiteri erano sposati, legga la lettera di Paolo a Timoteo, e la scelta del non sposarsi era una libera scelta. Poi non fu più così anche per motivi meno nobili come quello economico. So che il prete non sposato dalla famiglia non frustrato è un uomo libero e disponibile e io l'ho provato e lo testimonio.
Questa legge è in crisi e molti vescovi oggi ne discutono e chiedono un clero anche uxorato (sposato). Dagli anni Settanta diecimila preti italiani per aver scelto di farsi una famiglia sono stati abbandonati e tagliati fuori dai vescovi. Il celibato perpetuo e obbligatorio può essere cambiato anche dall'interno con libera discussione e scelte comunque coraggiose.
Mi dispiace che anche sul sacerdozio femminile e la moderazione della chiesa sia piuttosto sbrigativa. Non devo ricordare a lei che la donna è ormai presente in tutti i ruoli di responsabilità nella società: la gerarchia si è privata di una grande ricchezza. La resistenza delle gerarchie a riformarsi non è la sola causa dell'abbandono dei giovani e del calo di gente che vuole farsi prete, ma ne è una concausa.
Gentile Beppe, con la sua bella, sincera lettera, lei mi ha fatto vergognare moltissimo della mia superficialità e forse anche supponenza. Lei dice, «come lei sa» e invece ed è una colpa io non so niente, per lo meno della storia del cristianesimo. Mentre, e non so dirle perché, mi sono interessata a quella degli ebrei, forse per l'orrore assurdo dell'Olocausto. È questo non sapere che mi intimidisce, o il tipo di religione che certi politici esibiscono sbandierando rosari che mi innervosisce. La sua storia è bella, giusta, pacata anche se pur occupandosi di fedeli, lei non è più, se ho capito, un sacerdote, cioè lei comunque ha pagato una scelta coraggiosa. Ho già detto che la mia risposta alla lettera che parlava della ricerca di affettività sul web da parte anche di preti mi era stata suggerita da un amico molto colto e credente, e nella mia insicurezza sull'argomento, ho seguito il suo pensiero. Certo io penso che tutti uomini e donne hanno diritto all'amore e alla famiglia, se la vogliono; ma siccome non capisco perché il Vaticano su questo e altri temi per ora sia irremovibile, mi limito a pensare che ci siano ragioni superiori, che non conosco e non condivido, ma accetto. Quanto al sacerdozio femminile, so che impedirlo è uno degli ultimi baluardi contro le donne, ma non riesco a pretenderlo, forse perché semplicemente non sono credente.
Comunque la sua lettera mi ha fatto bene e la ringrazio sinceramente.
(Il Venerdì, 23 novembre 2018)
NATALIA ASPESI
LA LEZIONE DI UN PRETE SPOSATO
Sono un prete di Modena, dopo 13 anni di "cura pastorale" ho incontrato una ragazza e abbiamo deciso di sposarci con il permesso del vescovo (è previsto dal codice di diritto canonico). Ho figlie e nipoti. Ho continuato a fare il pastore in una comunità di base e all'interno della chiesa cattolica. Senza il peso degli impegni economici e organizzativi di una parrocchia, sono riuscito, mi sembra bene, ad unire le tre cose, insegnamento, famiglia e missione.
Mi dispiace che lei risolva piuttosto sbrigativamente un problema delicato come il celibato. Capita spesso a chi si dichiara ateo di ritenersi competente su tutto anche in materia religiosa e di dare giudizi inesatti. La stessa tv tende a trattare questo problema spesso in modo scandalistico e pruriginoso.
Come lei sa il celibato è una legge imposta dalla chiesa dal XII secolo: gli apostoli e i presbiteri erano sposati, legga la lettera di Paolo a Timoteo, e la scelta del non sposarsi era una libera scelta. Poi non fu più così anche per motivi meno nobili come quello economico. So che il prete non sposato dalla famiglia non frustrato è un uomo libero e disponibile e io l'ho provato e lo testimonio.
Questa legge è in crisi e molti vescovi oggi ne discutono e chiedono un clero anche uxorato (sposato). Dagli anni Settanta diecimila preti italiani per aver scelto di farsi una famiglia sono stati abbandonati e tagliati fuori dai vescovi. Il celibato perpetuo e obbligatorio può essere cambiato anche dall'interno con libera discussione e scelte comunque coraggiose.
Mi dispiace che anche sul sacerdozio femminile e la moderazione della chiesa sia piuttosto sbrigativa. Non devo ricordare a lei che la donna è ormai presente in tutti i ruoli di responsabilità nella società: la gerarchia si è privata di una grande ricchezza. La resistenza delle gerarchie a riformarsi non è la sola causa dell'abbandono dei giovani e del calo di gente che vuole farsi prete, ma ne è una concausa.
Beppe Manni
Gentile Beppe, con la sua bella, sincera lettera, lei mi ha fatto vergognare moltissimo della mia superficialità e forse anche supponenza. Lei dice, «come lei sa» e invece ed è una colpa io non so niente, per lo meno della storia del cristianesimo. Mentre, e non so dirle perché, mi sono interessata a quella degli ebrei, forse per l'orrore assurdo dell'Olocausto. È questo non sapere che mi intimidisce, o il tipo di religione che certi politici esibiscono sbandierando rosari che mi innervosisce. La sua storia è bella, giusta, pacata anche se pur occupandosi di fedeli, lei non è più, se ho capito, un sacerdote, cioè lei comunque ha pagato una scelta coraggiosa. Ho già detto che la mia risposta alla lettera che parlava della ricerca di affettività sul web da parte anche di preti mi era stata suggerita da un amico molto colto e credente, e nella mia insicurezza sull'argomento, ho seguito il suo pensiero. Certo io penso che tutti uomini e donne hanno diritto all'amore e alla famiglia, se la vogliono; ma siccome non capisco perché il Vaticano su questo e altri temi per ora sia irremovibile, mi limito a pensare che ci siano ragioni superiori, che non conosco e non condivido, ma accetto. Quanto al sacerdozio femminile, so che impedirlo è uno degli ultimi baluardi contro le donne, ma non riesco a pretenderlo, forse perché semplicemente non sono credente.
Comunque la sua lettera mi ha fatto bene e la ringrazio sinceramente.
(Il Venerdì, 23 novembre 2018)