sabato 24 novembre 2018

UNA RIFLESSIONE PUNGENTE

La differenza tra le luci delle case accese e il divertimentificio senza controllo

Caro Direttore,
l’amico Massimo Cacciari liquida su Repubblica tutta l’esperienza bolognese di Pier Luigi Cervellati (Cederna, Benevolo, Calzolari Ghio, Insolera, De Lucia, Blandino, eccetera) per il recupero residenziale dei centri storici come una sorta di ubbia da intellettuali “scocciati” dal turismo di massa e dalla “movida”. 
A me si allargano il cuore e il sorriso quando torno a Cesena e vedo accese le luci nel centralissimo quartiere della Valdoca le cui case sono di nuovo abitate dalle famiglie in forza di un più ridotto Piano Cervellati attuato dal sindaco del tempo, l’architetto Giordano Conti. 
La cacciata dei residenti sta trasformando i centri storici, anche Roma ormai, in un continuo “divertimentificio”, specialmente notturno o in uno spettrale deserto senza controllo sociale. Un luogo di spaccio alla grande, di criminalità diffusa, di negozi e bar “di facciata” per il riciclaggio.
Esempio di “deserto perfetto”, Urbino dove dentro le mura c’erano circa 5mila residenti e ora se ne contano 441 (meno 91,2%); nel quartiere del Duomo dove abitavamo noi, 16. Il resto sono camere o letti per studenti, oltre che istituti universitari. Il giovedì notte, specie d’inverno, il cuore della città ducale è diventata la meta, negli ultimi anni, dei giovani dei dintorni e di quelli della riviera romagnola per bevute, cori, schiamazzi, incursioni collettive. 
Non mi pare una gran prospettiva di civiltà. Non siamo in un talk, per fortuna. E forse vale la pena di discutere con meno insofferente sbrigatività, con dati alla mano, senza “pro o contro” fasulli. 
Un saluto sincero.
Repubblica 14/11 – Vittorio Emiliani