La
differenza tra le luci delle case accese e il divertimentificio senza
controllo
Caro
Direttore,
l’amico
Massimo Cacciari liquida su Repubblica
tutta l’esperienza bolognese di Pier Luigi Cervellati (Cederna,
Benevolo, Calzolari Ghio, Insolera, De Lucia, Blandino, eccetera) per
il recupero residenziale dei centri storici come una sorta di ubbia
da intellettuali “scocciati” dal turismo di massa e dalla
“movida”.
A me si allargano il cuore e il sorriso quando torno a
Cesena e vedo accese le luci nel centralissimo quartiere della
Valdoca le cui case sono di nuovo abitate dalle famiglie in forza di
un più ridotto Piano Cervellati attuato dal sindaco del tempo,
l’architetto Giordano Conti.
La cacciata dei residenti sta
trasformando i centri storici, anche Roma ormai, in un continuo
“divertimentificio”, specialmente notturno o in uno spettrale
deserto senza controllo sociale. Un luogo di spaccio alla grande, di
criminalità diffusa, di negozi e bar “di facciata” per il
riciclaggio.
Esempio
di “deserto perfetto”, Urbino dove dentro le mura c’erano circa
5mila residenti e ora se ne contano 441 (meno 91,2%); nel quartiere
del Duomo dove abitavamo noi, 16. Il resto sono camere o letti per
studenti, oltre che istituti universitari. Il giovedì notte, specie
d’inverno, il cuore della città ducale è diventata la meta, negli
ultimi anni, dei giovani dei dintorni e di quelli della riviera
romagnola per bevute, cori, schiamazzi, incursioni collettive.
Non mi
pare una gran prospettiva di civiltà. Non siamo in un talk, per
fortuna. E forse vale la pena di discutere con meno insofferente
sbrigatività, con dati alla mano, senza “pro o contro” fasulli.
Un saluto sincero.
Repubblica
14/11 – Vittorio Emiliani