Maria
Madre di Dio: una imposizione violenta e truffaldina
Riporto
una rigorosa documentazione della teologa Mary Christine Athans in
”Alla ricerca di Maria donna ebrea“ (Queriniana, Brescia 2015,
pag. 280, € 23,00)
Questa
conoscenza storica fa vedere come la ”creazione dei dogmi“ sia
il frutto di una errata interpretazione dei testi biblici, ma
soprattutto derivi da lotte intestine violente all'interno della
comunità e da comportamenti truffaldini che permisero di chiudere il
concilio di Efeso prima dell'arrivo dei vescovi contrari alla
definizione di Madre di Dio, ma fautori del titolo ”madre di
Cristo“.
E,
come la storia documenta, nella formazione dei dogmi, c'è sempre lo
zampino del potere, anzi dei poteri politico e gerarchico.
Franco Barbero
Maria
e i primi concili ecumenici
”Maria
non riceve attenzione teologica fino ai grandi concili ecumenici, e
non principalmente per se stessa. Le dispute teologiche erano
centrate su Cristo. Dopo la convocazione del Concilio di Nicea (325
d.C.) da parte di Costantino, il ruolo di Maria fu sottoposto a un
nuovo esame minuzioso. Questa attenzione fu dovuta in parte a una
delle prime eresie cristologiche chiamata docetismo (termine derivato
dal verbo greco δοκεῖν/dokein
che significa ”sembrare“), che affermava che Gesù non avesse un
corpo umano. I docetisti credevano che il ”corpo“ di Gesù fosse
solo un miraggio per contenere il divino. Questa eresia fu una sfida
impegnativa per la fede nell'incarnazione. Gesù era veramente umano?
Il Credo degli apostoli,
non datato e non di origine apostolica, si basava su un antico credo
romano che affermava che Gesù era nato dalla vergine Maria (ex
Maria virgine).
Il
concilio di Costantinopoli (381 d.C), che definì ruolo dello Spirito
Santo, produsse il Credo
niceno-costantinopolitano, che è
professato nelle chiese cattoliche durante la celebrazione
eucaristica della domenica e delle festività particolari. Una parte
dice:” Discese dal cielo; e per opera dello Spirito Santo si è
incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu
crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Tutti gli
elementi citati nel Credo - essere nato, crocifisso e sepolto
“ - mettono in evidenza che Gesù ebbe carne umana. Benché la
relazione tra divino e umano in Gesù abbia continuato a essere
oggetto di controversia teologica fino al concilio di
Calcedonia
(451
d.C.) e anche in seguito, i concili ecumenici affermarono
ripetutamente che Gesù aveva un corpo umano generato dal corpo di
Maria.
L'interrogativo
divenne allora se Maria fosse madre solo dell'essere-uomo di Gesù o
se fosse veramente la madre di Dio. Cirillo, vescovo di
Alessandria, credeva ardentemente che Maria dovesse essere dichiarata
Theotòkos (portatrice
di Dio). Nestorio, patriarca di Costantinopoli, predicava che Maria
era Χριστοτόκος/
Christotòkos (portatrice di
Cristo), il che implicava che ella fosse la madre solo
dell'umanità di Gesù. Cirillo convinse papa Celestino a chiedere
all'imperatore Teodosio II di convocare un concilio per
prendere in esame l'insegnamento di Nestorio erogando i decreti del
caso. L'imperatore alla fine convocò l'apertura di un concilio a
Efeso nel giorno di Pentecoste del 431 d.C. Il luogo era di buon
auspicio perché si credeva che l'apostolo Giovanni avesse preso
Maria in casa sua a Efeso, dove ella potrebbe essere morta.
Le
prove suggeriscono che la gente comune di Efeso, dato il suo
affetto verso Maria, esercitasse pressioni perché fosse dichiarata
Theotòkos.
Efeso era uno dei centri commerciali e culturali più grandi del
mondo romano. La popolazione locale divenne un fattore importante in
questa disputa che altrimenti avrebbe avuto solo carattere teologico.
Durante il concilio le folle si riunivano e manifestavano urlando che
Maria doveva essere dichiarata Theotòkos,
confermando la posizione di Cirillo di Alessandria.
Il
concilio fu tormentato sin dal principio. Le fazioni rivali - i
sostenitori egiziani di Cirillo venuti da Alessandria e quelli di
Nestorio giunti da Costantinopoli - arrivarono a Pasqua per
esercitare pressioni in favore delle rispettive posizioni. Una
sostanziosa delegazione di vescovi siriani e romani era in ritardo. A
un certo punto non ci fu solo disaccordo verbale, ma anche attacchi
fisici. Dopo alcune proroghe, fu indetta una prima sessione. Nestorio
si rifiutò di parteciparvi senza i sessantaquattro vescovi siriani
che lo sostenevano. Il suo insegnamento fu condannato. I vescovi
siriani tennero un concilio antagonista al primo e condannarono
Cirillo. Quando finalmente arrivarono i vescovi romani, questi
sostennero Cirillo. Per un periodo di tempo regnò il caos.
Cirillo
aveva un'alleata in Pulcheria, la sorella maggiore dell'imperatore
Teodosio II. Ella aveva fatto voto di verginità e, secondo
Rubin, ”la profonda identificazione di Pulcheria con la Theotòkos,
per via della femminilità condivisa, non fece altro che
aumentare le difficoltà che i nestoriani incontravano nel unire
donna e Dio “. Pulcheria era risoluta nella sua ortodossia e
strumentale nell’ influenzare il fratello, l'imperatore, a
sostenere la posizione di Cirillo sul titolo di
Theotòkos.
Alla
fine Nestorio fu dichiarato eretico dal concilio e venne scomunicato.
Benché il Concilio non avesse mai espressamente dichiarato Maria
Theotòkos,
la posizione di Cirillo fu giustificata. Le folle che affollavano le
strade esultarono. Al termine della sessione finale, accompagnarono i
vescovi ai loro alloggi con le torce accese urlando:” Lode a
Theotòkos!
Lunga vita a Cirillo!“. Tavard afferma:” Da qui in avanti divenne
caratteristica della tradizione cristiana fondamentale che la
verginità e la santità di Maria siano legate inseparabilmente
all'incarnazione del Λόγος/Lògos.
Maria, la comune donna ebrea che aveva accettato l'invito di Dio a
essere la madre di Gesù, sembrava essere svanita.
Il
potere di Pulcheria aumentò e la sua devozione alla Theotòkos
valorizzò il proprio ruolo di donna dell'impero. Con l'improvvisa
morte del fratello nel 450, Pulcheria divenne imperatrice. Scelse
come consorte un anziano generale e senatore di nome Marcione. Dopo
essere ascesi al trono a Costantinopoli, Pulcheria predispose un
concilio che definisce ulteriormente l'ortodossia della fede della
chiesa. Vent'anni dopo la strenua difesa da parte di Pulcheria della
dichiarazione di Maria come Theotòkos,
lei e l'imperatore Marcione presiedettero di persona la sessione
finale del Concilio di Calcedonia (451 d.C.), che definì il rapporto
tra divino e umano in Gesù noto come unione ipostatica.
Benché
gli studiosi dissentano in merito all'origine dello sviluppo del
culto mariano, un movimento appoggiato da Pulcheria e da altri alla
corte imperiale portò non solo all'esaltazione di Maria come
Theotòkos,
ma all'entusiasmo intorno a Maria stessa come figura imperiale,
ritratta in icone ancora oggi comuni nell'arte cristiana. Maria venne
raffigurata come una monarca in abiti imperiali. Le icone dell'era
patristica ritraggono Maria in abiti finissimi con l'uomo-Dio, il
figlio-re in grembo, a presiedere il cielo e la terra. Il titolo
Theotòkos
è ancora molto caro alle chiese ortodosse orientali, dove Maria è
nota con appellativi devoti quali άειπάρθενος/aeipàrthenos
(sempre vergine), Παναγία/panaghìa
(tutta santa) e àchrantos
(immacolata). Benché questi titoli
non siano mai stati definiti esplicitamente in un concilio ecumenico
delle chiese ortodosse d'Oriente, sono usati frequentemente nella
liturgia e nella preghiera personale“.