domenica 30 dicembre 2018

COME SI CREA UN DOGMA

Maria Madre di Dio: una imposizione violenta e truffaldina

Riporto una rigorosa documentazione della teologa Mary Christine Athans in ”Alla ricerca di Maria donna ebrea“ (Queriniana, Brescia 2015, pag. 280, € 23,00)

Questa conoscenza storica fa vedere come la ”creazione dei dogmi“  sia il frutto di una errata interpretazione dei testi biblici, ma soprattutto derivi da lotte intestine violente all'interno della comunità e da comportamenti truffaldini che permisero di chiudere il concilio di Efeso prima dell'arrivo dei vescovi contrari alla definizione di Madre di Dio, ma fautori del titolo ”madre di Cristo“.
E, come la storia documenta, nella formazione dei dogmi, c'è sempre lo zampino del potere, anzi dei poteri politico e gerarchico.
                                                          Franco Barbero

Maria e i primi concili ecumenici

Maria non riceve attenzione teologica fino ai grandi concili ecumenici, e non principalmente per se stessa. Le dispute teologiche erano centrate su Cristo. Dopo la convocazione del Concilio di Nicea (325 d.C.) da parte di Costantino, il ruolo di Maria fu sottoposto a un nuovo esame minuzioso. Questa attenzione fu dovuta in parte a una delle prime eresie cristologiche chiamata docetismo (termine derivato dal verbo greco δοκεῖν/dokein che significa ”sembrare“), che affermava che Gesù non avesse un corpo umano. I docetisti credevano che il ”corpo“ di Gesù fosse solo un miraggio per contenere il divino. Questa eresia fu una sfida impegnativa per la fede nell'incarnazione. Gesù era veramente umano? Il  Credo degli apostoli, non datato e non di origine apostolica, si basava su un antico credo romano che affermava che Gesù era nato dalla vergine Maria (ex Maria virgine).
 Il concilio di Costantinopoli (381 d.C), che definì ruolo dello Spirito Santo, produsse il Credo niceno-costantinopolitano, che è professato nelle chiese cattoliche durante la celebrazione eucaristica della domenica e delle festività particolari. Una  parte dice:” Discese dal cielo; e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Tutti gli elementi citati nel Credo -  essere nato, crocifisso e sepolto “ - mettono in evidenza che Gesù ebbe carne umana. Benché la relazione tra divino e umano in Gesù abbia continuato a essere oggetto di controversia teologica fino al concilio di Calcedonia
(451 d.C.) e anche in seguito, i concili ecumenici affermarono ripetutamente che Gesù aveva un corpo umano generato dal corpo di Maria.
 L'interrogativo divenne allora se Maria fosse madre solo dell'essere-uomo di Gesù o se  fosse veramente la madre di Dio. Cirillo, vescovo di Alessandria, credeva ardentemente che Maria dovesse essere dichiarata Theotòkos (portatrice di Dio). Nestorio, patriarca di Costantinopoli, predicava che Maria era  Χριστοτόκος/ Christotòkos (portatrice di Cristo), il che  implicava che ella fosse la madre solo dell'umanità di Gesù. Cirillo convinse papa Celestino a chiedere all'imperatore Teodosio II  di convocare un concilio per prendere in esame l'insegnamento di Nestorio erogando i decreti del caso. L'imperatore alla fine convocò l'apertura di un concilio a Efeso nel giorno di Pentecoste del 431 d.C. Il luogo era di buon auspicio perché si credeva che l'apostolo Giovanni avesse preso Maria in casa sua a Efeso, dove ella potrebbe essere morta.
  Le prove  suggeriscono che la gente comune di Efeso, dato il suo affetto verso Maria, esercitasse pressioni perché fosse dichiarata Theotòkos. Efeso era uno dei centri commerciali e culturali più grandi del mondo romano. La popolazione locale divenne un fattore importante in questa disputa che altrimenti avrebbe avuto solo carattere teologico. Durante il concilio le folle si riunivano e manifestavano urlando che Maria doveva essere dichiarata Theotòkos, confermando la posizione di Cirillo di Alessandria.
 Il concilio fu tormentato sin dal principio. Le fazioni rivali - i sostenitori egiziani di Cirillo venuti da Alessandria e quelli di Nestorio giunti da Costantinopoli - arrivarono a Pasqua per esercitare pressioni in favore delle rispettive posizioni. Una sostanziosa delegazione di vescovi siriani e romani era in ritardo. A un certo punto non ci fu solo disaccordo verbale, ma anche attacchi fisici. Dopo alcune proroghe, fu indetta una prima sessione. Nestorio si rifiutò di parteciparvi senza i sessantaquattro vescovi siriani che lo sostenevano. Il suo insegnamento fu condannato. I vescovi siriani tennero un concilio antagonista al primo e condannarono Cirillo. Quando finalmente arrivarono i vescovi romani, questi sostennero Cirillo. Per un periodo di tempo regnò il caos.
 Cirillo aveva un'alleata in Pulcheria, la sorella maggiore dell'imperatore Teodosio II.  Ella aveva fatto voto di verginità e, secondo Rubin, ”la profonda identificazione di Pulcheria con la Theotòkos, per via della femminilità  condivisa, non fece altro che aumentare le difficoltà che i nestoriani incontravano nel unire donna e Dio “. Pulcheria era risoluta nella sua ortodossia e strumentale nell’ influenzare il fratello, l'imperatore, a sostenere la posizione di Cirillo sul titolo di Theotòkos.
  Alla fine Nestorio fu dichiarato eretico dal concilio e venne scomunicato. Benché il Concilio non avesse mai espressamente dichiarato Maria Theotòkos, la posizione di Cirillo fu giustificata. Le folle che affollavano le strade esultarono. Al termine della sessione finale, accompagnarono i vescovi ai loro alloggi con le torce accese urlando:” Lode  a Theotòkos! Lunga vita a Cirillo!“. Tavard afferma:” Da qui in avanti divenne caratteristica della tradizione cristiana fondamentale che la verginità e la santità di Maria siano legate inseparabilmente all'incarnazione del Λόγος/Lògos. Maria, la comune donna ebrea che aveva accettato l'invito di Dio a essere la madre di Gesù, sembrava essere svanita.
  Il potere di Pulcheria aumentò e la sua devozione alla Theotòkos valorizzò il proprio ruolo di donna dell'impero. Con l'improvvisa morte del fratello nel 450, Pulcheria divenne imperatrice. Scelse come consorte un anziano generale e senatore di nome Marcione. Dopo essere ascesi al trono a Costantinopoli, Pulcheria predispose un concilio che definisce ulteriormente l'ortodossia della fede della chiesa. Vent'anni dopo la strenua difesa da parte di Pulcheria della dichiarazione di Maria come Theotòkos, lei e l'imperatore Marcione presiedettero di persona la sessione finale del Concilio di Calcedonia (451 d.C.), che definì il rapporto tra divino e umano in Gesù noto come unione ipostatica.
  Benché gli studiosi dissentano in merito all'origine dello sviluppo del culto mariano, un movimento appoggiato da Pulcheria e da altri alla corte imperiale portò non solo all'esaltazione di Maria come Theotòkos, ma all'entusiasmo intorno a Maria stessa come figura imperiale, ritratta in icone ancora oggi comuni nell'arte cristiana. Maria venne raffigurata come una monarca in abiti imperiali. Le icone dell'era patristica ritraggono Maria in abiti finissimi con l'uomo-Dio, il figlio-re in grembo, a presiedere il cielo e la terra. Il titolo Theotòkos è ancora molto caro alle chiese ortodosse orientali, dove Maria è nota con appellativi devoti quali άειπάρθενος/aeipàrthenos (sempre vergine), Παναγία/panaghìa (tutta santa) e àchrantos (immacolata). Benché questi titoli non siano mai stati definiti esplicitamente in un concilio ecumenico delle chiese ortodosse d'Oriente, sono usati frequentemente nella liturgia e nella preghiera personale“.