lunedì 24 dicembre 2018

I MIGRANTI INIZIANO AD ORGANIZZARSI

(Beppe Manni Gazzetta)
Per la prima volta a Modena un convegno autoconvocato e gestito da giovani profughi. 
Chi avesse partecipato sabato 8 dicembre al Convegno “La diaspora Africana a Modena” abituato a vedere giovani africani davanti ai supermercati a chiedere l’elemosina, si sarebbe ricreduto sui tanti luoghi comuni che riguardano i profughi e gli immigrati, frutto prevalentemente della paura e dei pregiudizi.
 L’iniziativa è nata da “Anni in fuga”, un'associazione nonantolana di comuni cittadini che si stanno interessando attivamente ai problemi dell'accoglienza. 

Ha partecipato anche la “Scuola libera e Itinerante” del Villaggio Giardino dove una decina di volontari curano una scuola di italiano per una ventina di ragazzi africani. Nella sala di via Curie offerta gratuitamente dall’assessore a nome della Comunità del Villaggio, i cento ‘cittadini’ presenti hanno parlato, fra l'altro, della grave difficoltà degli stranieri, profughi e non, ad affittare una casa dignitosa. 
C’erano 80 giovani africani dell’area francofona e poi volontari e amici del quartiere. Per la prima volta il problema dell’immigrazione e dei profughi non è stato oggetto di ‘trattazione’ di esperti, ma organizzato e gestito dai ragazzi che hanno vissuto sulla loro pelle i problemi dell’abbandono delle loro terre e delle difficoltà incontrate nell’inserimento come stranieri in nuovi paesi. In particolare gli ostacoli creati dalla burocrazia nell’ottenere i documenti di cui hanno diritto (rinnovo dei permessi di soggiorno, carte d’identità, codice fiscale, ecc), e nella ricerca di un lavoro e di un alloggio. 
L'occasione per discutere di questi problemi è stata offerta dalla presentazione di una delle associazioni straniere di mutuo aiuto presenti a Modena, “Diaspora Africana”, da parte del suo segretario Ahmed Diabate, del tesoriere Dioulate Konaté e di un giovane socio, Moriba Bagayoko. 
A creare un bel dialogo tra immigrati di vecchia e nuova generazione, sono intervenuti anche Ismaila Mbengue operatore dell'accoglienza che lavora a Mantova e la dottoressa Kindi Taila conosciuta a Modena per il suo impegno sociale e politico. Hanno ribadito a più voci il bisogno di rendersi autonomi e la necessità di rifiutare l’assistenzialismo e di creare reti di mutua assistenza tra ‘i nostri fratelli, perché qui non abbiamo né madri né padri né fratelli o sorelle; abbiamo dei diritti ma anche dei doveri. 
Le nostre associazioni diventino soggetti in grado di dialogare con le istituzioni.’ Quindi non solo il diritto alla casa, ma anche l‘importanza di imparare la lingua, di impratichirsi nelle burocrazie che li riguardano. 
I richiedenti asilo, i migranti, i profughi, come vengono chiamati, stanno integrandosi a Modena con il lavoro, la scuola, il volontariato, stanno prendendo la parola. E stanno iniziando a organizzarsi.