(Beppe Manni Gazzetta)
Per
la prima volta a Modena un convegno autoconvocato e gestito da
giovani profughi.
Chi avesse partecipato sabato 8 dicembre al
Convegno “La diaspora Africana a Modena” abituato a vedere
giovani africani davanti ai supermercati a chiedere l’elemosina, si
sarebbe ricreduto sui tanti luoghi comuni che riguardano i profughi e
gli immigrati, frutto prevalentemente della paura e dei pregiudizi.
L’iniziativa è nata da “Anni in fuga”, un'associazione
nonantolana di comuni cittadini che si stanno interessando
attivamente ai problemi dell'accoglienza.
Ha partecipato anche la
“Scuola libera e Itinerante” del Villaggio Giardino dove una
decina di volontari curano una scuola di italiano per una ventina di
ragazzi africani. Nella sala di via Curie offerta gratuitamente
dall’assessore a nome della Comunità del Villaggio, i cento
‘cittadini’ presenti hanno parlato, fra l'altro, della grave
difficoltà degli stranieri, profughi e non, ad affittare una casa
dignitosa.
C’erano 80 giovani africani dell’area francofona e poi
volontari e amici del quartiere. Per la prima volta il problema
dell’immigrazione e dei profughi non è stato oggetto di
‘trattazione’ di esperti, ma organizzato e gestito dai ragazzi
che hanno vissuto sulla loro pelle i problemi dell’abbandono delle
loro terre e delle difficoltà incontrate nell’inserimento come
stranieri in nuovi paesi. In particolare gli ostacoli creati dalla
burocrazia nell’ottenere i documenti di cui hanno diritto (rinnovo
dei permessi di soggiorno, carte d’identità, codice fiscale, ecc),
e nella ricerca di un lavoro e di un alloggio.
L'occasione per
discutere di questi problemi è stata offerta dalla presentazione di
una delle associazioni straniere di mutuo aiuto presenti a Modena,
“Diaspora Africana”, da parte del suo segretario Ahmed Diabate,
del tesoriere Dioulate Konaté e di un giovane socio, Moriba
Bagayoko.
A creare un bel dialogo tra immigrati di vecchia e nuova
generazione, sono intervenuti anche Ismaila Mbengue operatore
dell'accoglienza che lavora a Mantova e la dottoressa Kindi Taila
conosciuta a Modena per il suo impegno sociale e politico. Hanno
ribadito a più voci il bisogno di rendersi autonomi e la necessità
di rifiutare l’assistenzialismo e di creare reti di mutua
assistenza tra ‘i nostri fratelli, perché qui non abbiamo né
madri né padri né fratelli o sorelle; abbiamo dei diritti ma anche
dei doveri.
Le nostre associazioni diventino soggetti in grado di
dialogare con le istituzioni.’ Quindi non solo il diritto alla
casa, ma anche l‘importanza di imparare la lingua, di
impratichirsi nelle burocrazie che li riguardano.
I richiedenti
asilo, i migranti, i profughi, come vengono chiamati, stanno
integrandosi a Modena con il lavoro, la scuola, il volontariato,
stanno prendendo la parola. E stanno iniziando a organizzarsi.