lunedì 7 gennaio 2019

Allarme della Chiesa: "Stretta sul volontariato, colpiti i più deboli"

Roma - Lo scontro è aperto. La distanza fra il governo gialloverde e la Chiesa, già palese nell'udienza tenuta volutamente bassa, «privata» e non ufficiale, concessa sabato dal Papa al premier Conte, deflagra ora nelle parole pronunciate dal segretario della Cei Stefano Russo, che nella legge di bilancio trova «elementi di preoccupazione». «Vogliamo sperare – dice – che la volontà di realizzare alcuni obiettivi del programma di governo non venga attuata con conseguenze che vanno a colpire fasce deboli della popolazione e settori strategici a cui è legata la stessa crescita economica, culturale e scientifica del Paese». Per i vescovi, insomma, se davvero il Parlamento procedesse con la cancellazione delle agevolazioni fiscali agli enti non commerciali (con la soppressione dell'aliquota ridotta Ires), «verrebbero penalizzate fortemente tutte le attività di volontariato, di assistenza sociale, di presenza nell'ambito della ricerca, dell'istruzione e anche del mondo socio-sanitario». Si tratta di «realtà che spesso fanno fronte a carenze dello Stato, assicurando servizi e prossimità alla popolazione».
La manovra non piace alla Chiesa soprattutto per via dei tagli pesantissimi per un settore, quello del volontariato, che vive anche grazie a un regime fiscale benevolo. Per non parlare dei tagli all'editoria che vanno a penalizzare la galassia dei giornali cattolici, radicati nel territorio ma poveri di mezzi. La decurtazione dei finanziamenti metterebbe in difficoltà parecchie testate, costringendone probabilmente più d'una alla chiusura. Il botta e risposta di ieri fra Salvini ed Avvenire è emblematico. Il vicepremier leghista a Radio Anch'io tira in ballo il quotidiano della Cei dicendo: «Avvenire, il giornale dei vescovi, prende 6 milioni di contributi pubblici dai cittadini italiani: penso che una parte di quei soldi possano essere spesi per chi è davvero in difficoltà». Al vicepremier, replica il direttore del quotidiano Marco Tarquinio: «C'è qualche politico che ieri come oggi non sopporta che ci sia una libera stampa in questo Paese. Un ministro dell'Interno così sollecito nei confronti delle persone in disagio economico potrebbe dare il buon esempio cominciando con la restituzione immediata dei 49 milioni di euro».
La sensazione, nell'episcopato, è che l'accanimento del governo contro il volontariato cattolico e contro la sua stampa sia spinto anche da ambienti conservatori dello stesso cattolicesimo insofferenti verso una Chiesa che ha abbandonato le battaglie identitarie in favore di un ritorno all'essenza del Vangelo. Spinte conservatrici del cattolicesimo italiano appoggiano questo governo e osteggiano l'attuale leadership ecclesiale. Non è un mistero per nessuno che le parole di Salvini dedicate in piazza del Popolo a Giovanni Paolo II, Papa «visionario», evidentemente presentato in opposizione all'attuale pontificato siano figlie di suggeritori che hanno nomi e cognomi radicati in quel mondo. Nel governo, infatti, le parole di Stefano Russo non sono piaciute. Così nei suoi settori che si dichiarano cattolici. Dice non a caso a Repubblica il senatore cattolico della Lega Simone Pillon che «sarebbe stato giusto ricordare che la legge di bilancio viene incontro a molte delle tematiche care alle istanze cattoliche, a partire dalle misure innovative di sostegno alla famiglia e alla natalità, quali ad esempio la dote di terreno e il prestito a interessi zero di 200 mila euro per ogni nuovo nato negli anni dal 2019 al 2021 prevista da Centinaio, oppure il miliardo di euro e oltre per la famiglia, i congedi parentali, gli asili nido e il welfare aziendale previsti dal ministro Fontana. Ogni manovra è perfettibile, ma le posizioni solo critiche a prescindere rischiano di esser percepite come di parte».
Paolo Rodari

(la Repubblica 21 Dicembre 2018)