Dietro il no al Global compact, l'attività del Think tank del leghista Picchi
E’
la storia di un’influenza. Un soft power interno alla maggioranza
gialloverde, in grado di scavalcare il Parlamento. E’ la nuova forma del
deep state all’epoca del sovranismo. Una sorta di prova generale, con
l’obiettivo immediato di bloccare l’accordo delle nazioni unite sulle
migrazioni, il Global Compact. Stoppare l’ultimo miglio di un percorso
nato due anni fa, costruito, passo dopo passo, all’interno del palazzo
di vetro dell’Onu. Un’azione che ha visto giocare da protagonista il
centro studi dell’attuale sottosegretario agli esteri – con delega per
la Nato e l’Osce – Guglielmo Picchi. Leghista, con un passato in Forza
Italia, attivissimo sherpa di Matteo Salvini sui dossier esteri. Dalla migrazione fino ai rapporti con il governo di Benjamin Netanyahu.
E’
fine ottobre. Manca un mese e mezzo all’incontro finale di Marrakesh,
con la firma della carta Onu che riconosce i diritti umani dei migranti.
Nessuna frontiera aperta, ci mancherebbe, ma una serie di principi per
tutelare almeno la dignità di chi fugge da povertà, carestie e
cambiamenti climatici. In pochi giorni le forze dell’estrema destra si
mobilitano in tutta Europa. Soprattutto in rete, partendo da raccolta
firme – più o meno simboliche – sulle diverse piattaforme. In Belgio il
capofila è Vlaams Belang (Interesse fiammingo), partito politico di
destra alleato della Lega di Matteo Salvini. In Danimarca e in Italia la
mobilitazione parte da Generazione Identitaria, braccio giovanile de
“Les identitaires”, organizzazione francese nata del 2003 dall’Unité
Radicale sciolta all’epoca da Jacques Chirac. Ma qualcosa di più
profondo si muoverà a novembre nel nostro paese.
Il
6 novembre scorso il think tank di Guglielmo Picchi Machiavelli
pubblica un breve report fortemente critico sul Global Compact. Lo firma
il ricercatore Carlo Sacino, analista proveniente dall’olandese Gefira,
la fondazione che, nell’ottobre del 2016, diede inizio alla campagna
contro le Organizzazioni non governative impegnate nei salvataggi nel
mare tra la Libia e l’Italia. Il centro studi Machiavelli dall’inizio
del 2017 è stato un vero motore propulsore delle tesi identitarie
leghiste: undici dossier presentati all’interno dei locali della Camera
dei Deputati, occupandosi soprattutto del tema migrazioni. Al primo
incontro di presentazione in sala sono apparsi anche Matteo Salvini e
Giancarlo Giorgetti.
Il
13 novembre il report firmato da Sacino contro il Global Compact è
presentato a Montecitorio alla presenza del senatore leghista Manuel
Vescovi, segretario della commissione Esteri. Imprenditore di origine
padovana, proprietario della catena di merchandising “Stile lega nord”
(società che non ha mai presentato un bilancio in Camera di Commercio
dal 2014 ad oggi), è uno dei politici del gruppo di Salvini vicino alla
Russia di Putin. Nel 2016 ha dichiarato all’assemblea regionale della
Toscana – dove era consigliere capogruppo della Lega – di aver ricevuto
in dono “un viaggio di quattro giorni in Crimea, per visita al
presidente”. Quel viaggio fece letteralmente infuriare l’autorità di
Kiev e all’epoca Palazzo Chigi aveva “sconsigliato lo svolgimento della
missione”. Secondo il sito dell’organizzazione “Yalta International
Economic Forum” oltre a diversi politici leghisti, quella delegazione
aveva visto la partecipazione di sette imprenditori italiani,
provenienti dal Veneto e dalla Lombardia. Più business che politica.
Il
centro Machiavelli formalmente è una associazione culturale. Sul sito
non pubblica nessun dato – indirizzo fisico, codice fiscale,
responsabile dell’organizzazione – e non è mai stato divulgato nessun
bilancio. La sigla era nata a Londra come società di capitali, diretta e
controllata, fino allo scorso aprile, da Guglielmo Picchi. Il
sottosegretario leghista, però, non aveva dichiarato il suo interesse
nella società nella presentazione delle partecipazioni alla Camera nel
2017, quando era già deputato, eletto inizialmente in Forza Italia. Solo
qualche mese fa ha ceduto le quote del “Machiavelli center for
political and strategic studies Ltd.” al coordinatore di Forza Italia di
Londra Ezio Fabiani, che subito dopo ha liquidato la società. Con il
nuovo incarico nel governo gialloverde l’interesse è ora tutto su Roma.
Dopo
la presentazione dello studio contro il Global Compact da parte del
think tank, Guglielmo Picchi inizia una aperta pressione sul governo. In
pochi giorni il premier Giuseppe Conte annuncia il cambio di rotta,
l’Italia non sarà presente a Marrakesh per la firma. Ieri la Camera ha
di fatto chiuso ogni porta per la firma: “Dobbiamo approfondire”, ha
spiegato il collega di governo di Picchi Manlio Di Stefano, M5S,
sottosegretario agli esteri, presentando una mozione votata dalla
maggioranza che rinvia la prevista discussione. Nel frattempo in
commissione esteri un altro parlamentare leghista, Paolo Formentini, hai
già depositato una mozione per chiudere definitivamente la partita. I
contenuti? L'accordo sembra mirato a sostenere l'attività di talune ong.
La stessa tesi di Machiavelli.
Il Manifesto 20/12