E intanto la macchina delle nomine non si ferma
In grave difficoltà nel trovare la quadra della manovra, il governo di Giuseppe Conte non perde invece un colpo nella consunta pratica della lottizzazione. Così ieri mentre le ore passavano, inutilmente senza che il maxiemendamento vedesse la luce, il ministero dell'Economia trovava comunque il tempo per nominare i nuovi vertici di Invimit, società pubblica che dovrebbe vendere un miliardo di immobili statali per tappare i buchi delle promesse gialloverdi. E chi hanno piazzato alla presidenza, secondo quanto riferisce l'agenzia Adnkronos? Trifone Altieri detto Nuccio da Conversano, provincia di Bari. Classe 1975, protagonista di un percorso politico che farebbe venire l'orticaria a qualunque grillino. Consigliere provinciale di Bari per Forza Italia fin dall'età di 29 anni e poi vicepresidente della Provincia, fece parte della giunta che nel 2010, con una delibera della giunta medesima, aumentò l'indennità di funzione ai propri componenti. Tentò poi la strada del parlamento con il Popolo delle libertà nel 2013, ma rimase con un palmo di naso. Restò fuori per un soffio. Non si perse però d'animo e fece ricorso. Senza poter immaginare che la sorte sarebbe stata comunque benigna. Accadde infatti che un suo ex collega di partito passato con gli alfaniani, Antonio Leone, come lui pugliese, fu nominato membro laico del Csm. E si liberò una poltrona: il sogno di entrare alla Camera con Berlusconi era coronato. Nuccio però era irrequieto, e tosto lasciò le truppe del Cavaliere per arruolarsi in quelle dell'altro ex forzista pugliese Raffaele Fitto. Ma i fittiani erano destinati a sfracellarsi alle future elezioni politiche, ragion per cui l'idillio non poteva durare. Con straordinario tempismo, il Nostro traslocò dunque nell'armata leghista che aveva invaso il Sud candidandosi nel collegio di Monopoli con Noi per Salvini. Con il diluvio grillino, tuttavia, fu inaspettatamente trombato. Ma un posto di sottogoverno, come si è visto, non glielo avrebbe tolto nessuno. E che posto. Nel suo curriculum parlamentare si trova una interrogazione trasudante indignazione perché il governo Gentiloni pensava di sdoppiare i ruoli di presidente e amministratore delle società del Tesoro, fra cui Invimit. E ora di quelle cariche sdoppiate lui se ne becca una. Sarebbe questo, cari signori, il nuovo che avanza? s. riz.
(la Repubblica 22 dicembre 2018)
In grave difficoltà nel trovare la quadra della manovra, il governo di Giuseppe Conte non perde invece un colpo nella consunta pratica della lottizzazione. Così ieri mentre le ore passavano, inutilmente senza che il maxiemendamento vedesse la luce, il ministero dell'Economia trovava comunque il tempo per nominare i nuovi vertici di Invimit, società pubblica che dovrebbe vendere un miliardo di immobili statali per tappare i buchi delle promesse gialloverdi. E chi hanno piazzato alla presidenza, secondo quanto riferisce l'agenzia Adnkronos? Trifone Altieri detto Nuccio da Conversano, provincia di Bari. Classe 1975, protagonista di un percorso politico che farebbe venire l'orticaria a qualunque grillino. Consigliere provinciale di Bari per Forza Italia fin dall'età di 29 anni e poi vicepresidente della Provincia, fece parte della giunta che nel 2010, con una delibera della giunta medesima, aumentò l'indennità di funzione ai propri componenti. Tentò poi la strada del parlamento con il Popolo delle libertà nel 2013, ma rimase con un palmo di naso. Restò fuori per un soffio. Non si perse però d'animo e fece ricorso. Senza poter immaginare che la sorte sarebbe stata comunque benigna. Accadde infatti che un suo ex collega di partito passato con gli alfaniani, Antonio Leone, come lui pugliese, fu nominato membro laico del Csm. E si liberò una poltrona: il sogno di entrare alla Camera con Berlusconi era coronato. Nuccio però era irrequieto, e tosto lasciò le truppe del Cavaliere per arruolarsi in quelle dell'altro ex forzista pugliese Raffaele Fitto. Ma i fittiani erano destinati a sfracellarsi alle future elezioni politiche, ragion per cui l'idillio non poteva durare. Con straordinario tempismo, il Nostro traslocò dunque nell'armata leghista che aveva invaso il Sud candidandosi nel collegio di Monopoli con Noi per Salvini. Con il diluvio grillino, tuttavia, fu inaspettatamente trombato. Ma un posto di sottogoverno, come si è visto, non glielo avrebbe tolto nessuno. E che posto. Nel suo curriculum parlamentare si trova una interrogazione trasudante indignazione perché il governo Gentiloni pensava di sdoppiare i ruoli di presidente e amministratore delle società del Tesoro, fra cui Invimit. E ora di quelle cariche sdoppiate lui se ne becca una. Sarebbe questo, cari signori, il nuovo che avanza? s. riz.
(la Repubblica 22 dicembre 2018)