sabato 5 gennaio 2019

LE SCRITTURE SONO PER TUTTI: SCRITTO 500 ANNNI FA

"Io dissento fortemente da chi non vuole che i profani possano leggere le sacre scritture tradotte in lingua volgare, come se Cristo avesse insegnato dottrine così complicate da poter essere a malapena comprese da pochi teologi, come se l’ignoranza fosse il baluardo di difesa della religione cristiana. 
Forse è più giusto tenere nascoste le decisioni dei re, ma Cristo vuole che i suoi misteri siano divulgati in ogni modo possibile. 
Io vorrei che ogni donna leggesse il Vangelo e le lettere di Paolo. E volesse il cielo che queste fossero tradotte nelle lingue di ogni popolo, per potere essere lette e conosciute non solo dagli scozzesi e dagli irlandesi, ma anche dai turchi e dai saraceni. Il primo passo è sempre la conoscenza: forse molti ne riderebbero, ma diversi altri potrebbero invece esserne attratti. 
Volesse il cielo che d’ora in poi il contadino recitasse le scritture al manico dell’aratro, o le cantasse il tessitore mentre lavora alle spole, o ne facesse racconto il viandante, per alleggerire la noia del viaggio. Che dalle scritture prendesse spunto ogni discorso tra cristiani. 
Noi, infatti, siamo così come sono le nostre conversazioni quotidiane. Ognuno raggiunga il grado di consapevolezza alla sua portata, esprima ciò che può. Chi è rimasto indietro non invidi chi gli è davanti, chi è primo inviti chi lo segue a non disperare. Perché restringiamo a pochi la professione delle scritture, comune a tutti?
(Erasmo da Rotterdam, in Elogio della follia e altri scritti, Garzanti, pag. 218/219)