Sapendo che c'era monsignor Paglia in dialogo con Augias su "Fine vita e risurrezione" ho voluto ascoltare, ma mi sono guastato la digestione del pranzo e riesco a malapena a credere che un vescovo possa oggi ragionare in questo modo, estraneo alla realtà e mille miglia lontano dalla anche minima conoscenza della esegesi biblica.
In parole dorate, sul fine vita ha confuso l'amore con la difesa ad oltranza del dato biologico.
Inoltre sulla risurrezione ha confuso totalmente il genere letterario dei racconti di risurrezione leggendoli come la cronaca di un incontro corporeo.
Credo fermamente nella realtà della risurrezione, nel senso che la mia vita non finirà nel nulla, ma in Dio, quel porto che tutti accoglie. La dimensione in cui saremo presso Dio a noi è completamente sconosciuta.
Il messaggio biblico ci attesta la verità del nostro essere con Dio, ma la modalità, la dimensione è altra e a noi resta inaccessibile.
Ma, caro vescovo, studi qualche buon libro di esegesi biblica per non confondere il messaggio con la cronaca.
don Franco Barbero