Per sfogliare il nostro NOTIZIARIO, clicca qui:
https://www.sfogliami.it/fl/ 178250/ 4dkyjkb7qujfqtb3q3jjxdk3z5gfdu 8#.XHwJYTNrKhc.gmail
https://www.sfogliami.it/fl/
--------------------------------
Comunità cristiana di base di via Città di Gap, Pinerolo
NOTIZIARIO DELLA CASA DELL'ASCOLTO E DELLA PREGHIERA
In evidenza:
APPUNTAMENTI DI COMUNITA'
- 3/3: eucarestia e festa comunitaria
- 4-5, 11-12, 18-19, 25-26/3: gr. biblici
- 10 e 17/3: eucarestia
- 24/3: eucarestia e assemblea comun.
- 31/3: eucarestia
NOTIZIE DA GRUPPI E COLLEGAMENTI
- 31/3: secondo incontro ad Albugnano
RECENSIONI
- Santagata,La contestazione cattolica
SPUNTI PER MEDITARE E RIFLETTERE
- Cristianes. tramonto o rigenerazione?
- Gesù senza Dio è una pura finzione
- La favola del cristianesimo areligioso
- Celibato obbligatorio?
DALLA NOSTRA COMUNITA'
- Questa comunità
APPUNTAMENTI DI COMUNITA' (via Città di Gap 13 -II piano)
DOMENICA 3 MARZO dalle ore 10 alle ore 14 – Eucarestia e festa della comunità (prepara Franca A. per il gruppo del martedì). Alle ore 12 pranzo autogestito.
LUNEDI' 4 MARZO dalle ore 15:30 alle ore 17 e MARTEDI' 5 MARZO dalle ore 20:45 alle ore 22:15 – Gruppi biblici: libro del profeta Malachia (prepara Esperanza).
LUNEDI' 11 MARZO dalle ore 15:30 alle ore 17 e MARTEDI' 12 MARZO dalle ore 20:45 alle ore 22:15 – Gruppi biblici: libro di Sofonia (prepara Carlo).
DOMENICA 17 MARZO ore 10 – Eucarestia (prepara Ines per il gruppo del lunedì)
LUNEDI' 18 MARZO dalle ore 15:30 alle ore 17 e MARTEDI' 19 MARZO dalle ore 20:45 alle ore 22:15 – Gruppi biblici: libro di Zaccaria (prepara Ada).
LUNEDI' 25 MARZO dalle ore 15:30 alle ore 17 e MARTEDI' 26 MARZO dalle ore 20:45 alle ore 22:15 - Gruppi biblici: libro di Aggeo (prepara Francesco).
LUNEDI' 1 APRILE dalle ore 15:30 alle ore 17 e MARTEDI' 2 APRILE dalle ore 20:45 alle ore 22:15 - Gruppi biblici: libro di Abacuc (prepara Guido).
ALCUNI APPUNTAMENTI con Franco Barbero
SABATO 2 MARZO alle ore 17:30 a Rivalta - Gruppo Primavera Senior, presso il "Mulino", per leggere "Il libro dei Re".
MERCOLEDI' 6 MARZO alle ore 20:45 a Pinerolo - Gruppo giovani, nella sede della CdB di via Città di Gap, 13. Prosegue la lettura delle parabole. Per informazioni: Francesco (3332572941).
SABATO 9 MARZO dalle ore 14:30 alle ore 18 a Milano, presso la sede del "Guado" in via Soperga, con il Gruppo di Salvarano parleremo di "Ritrovare Gesù per la nostra fede di oggi".
DOMENICA 10 MARZO dalle ore 10 alle ore 15:30 a Torino – Incontro della Comunità nascente, in via Principe Tommaso, 4. Alle ore 10 accoglienza. Alle ore 10:30 inizio eucarestia. A seguire pranzo autogestito. Nel primo pomeriggio discussione su un tema da definire e programmazione. L'incontro terminerà verso le ore 15:30.
SABATO 16 MARZO dalle ore 17 a Rivalta – Gruppo Primavera junior, presso il "Filo d'erba" in via Roma. Leggeremo Deuteronomio 1-11.
VENERDI' 15 e 29 MARZO dalle ore 17:45 alle ore 19:15 a Torino – Corso biblico (presso la sede di via Principe Tommaso, 4): proseguiamo la lettura delle parabole. Gli incontri sono aperti a tutte/i. Per info. tel. a Maria Zuanon (349-7206529).
GIOVEDI' 21 e 28 MARZO dalle ore 10:30 alle ore 12 a Pinerolo – Corso UNITRE, presso la Biblioteca Alliaudi, Franco svolge due conversazioni su "Leggere la Bibbia oggi". Gli incontri sono aperti a tutte/i.
SABATO 23 MARZO ore 15 a Peveragno: Franco svolge una relazione su "Gesù e il regno di Dio" con la presentazione del suo libro "Confessione di fede di un eretico" (ed. Mille). Per informazioni: Beatrice (3387515132) e Franco (3408615482).
NOTIZIE DA GRUPPI E COLLEGAMENTI
Gruppo dell'amicizia islamo-cristiana di Pinerolo
Il nostro prossimo incontro organizzativo è previsto per sabato 2 marzo alle ore 16:45, presso la sede della comunità cristiana di base di via Città di Gap, 13. L'ordine del giorno prevede: 1) Relazione sull'incontro con l'associazione culturale "Liqaa-Incontro" di Pinerolo; 2) Programmazione iniziative per la giornata del dialogo islamo – cristiano del 27/10/19; 3) Varie ed eventuali. Intanto continuano con una positiva partecipazione i corsi di lingua e cultura araba per bimbi/e e adulti, presso l'istituto "Buniva" di Pinerolo.
per info tel. a Francesco (3200842573) o Youness (3343808285)
Domenica 31 marzo si svolgerà il secondo del ciclo di incontri organizzati dalla Fraternità Emmaus di Albugnano, in collaborazione con le comunità cristiane di base di Torino e Piemonte. Don Paolo Scquizzato introdurrà sul tema "Dalla crisi all'opportunità. Restare umani/e come via di trasformazione. Come attraversare l'impoverimento personale, la mancanza di riferimenti valoriali, la povertà di relazioni, la crisi della dimensione collettiva?"
Ci troveremo come sempre alla cascina Penseglio (Loc. S. Emiliano, 45 - Albugnano) dalle ore 10 alle ore 17 (il pranzo si svolgerà presso la cascina ed è necessario prenotarsi telefonando allo 011-9920841). Ricordiamo che alle ore 15,30 si celebra l'Eucarestia.
Per altre informazioni: 011-8981510, 011-733724, 011-9573272, 011-9946979
Comunità cristiane di base italiane
Il 9 e 10 febbraio abbiamo partecipato al collegamento nazionale delle comunità cristiane di base italiane che si è svolto a Torino. Per un dettagliato verbale della discussione si rimanda al sito nazionale delle comunità di base www.cdbitalia.it. Al verbale sono allegati i testi di tutte le proposte sul tema del prossimo convegno nazionale. Più avanti, nella sezione "Spunti di riflessione", riportiamo un testo che descrive la proposta presentata dalla nostra comunità e dalla comunità di Piossasco, dal titolo "Tramonto del Cristianesimo o tempo di rigenerazione?". Nel prossimo numero riporteremo un ulteriore documento in fase di elaborazione.
Il prossimo collegamento nazionale si terrà a Roma sabato 4 e domenica 5 maggio.
RECENSIONI (a cura di Franco Barbero)
Alessandro Santagata, La contestazione cattolica. Movimenti, cultura e politica dal Vaticano II al '68
Ho terminato la lettura di "La contestazione cattolica… dal Vaticano II al '68": un ottimo strumento per rileggere movimenti, cultura e politica di quegli anni e una bibliografia che arriva ai giorni nostri.
Poche opere come questa documentano una stagione "ricca" della nostra storia.
Con piacevole sorpresa ho notato che la realtà pinerolese di quella stagione, ricca di gruppi, di movimenti, di tensioni, di scritti, di esperienze liturgiche e politiche non è presente nelle pagine del libro. La caratteristica della marginalità ci ha permesso di costruire, pubblicamente senza fare pubblicità, un cammino teologico, pastorale, militante che ha avuto seguito in questi 50 anni.
Penso che le esperienze ecclesiali di Pinerolo e diocesi abbiano avuto e conservino tuttora la grazia della marginalità che protegge dalla tentazione di apparire più che di essere: uno stile che spesso lo storico non può apprezzare.
Invito il lettore e le lettrici a compiere questo viaggio nella storia anche perché per molti essa appartiene ad un passato che non hanno vissuto. L'autore ce lo fa apprezzare. Per questo lo ringrazio.
Poche opere come questa documentano una stagione "ricca" della nostra storia.
Con piacevole sorpresa ho notato che la realtà pinerolese di quella stagione, ricca di gruppi, di movimenti, di tensioni, di scritti, di esperienze liturgiche e politiche non è presente nelle pagine del libro. La caratteristica della marginalità ci ha permesso di costruire, pubblicamente senza fare pubblicità, un cammino teologico, pastorale, militante che ha avuto seguito in questi 50 anni.
Penso che le esperienze ecclesiali di Pinerolo e diocesi abbiano avuto e conservino tuttora la grazia della marginalità che protegge dalla tentazione di apparire più che di essere: uno stile che spesso lo storico non può apprezzare.
Invito il lettore e le lettrici a compiere questo viaggio nella storia anche perché per molti essa appartiene ad un passato che non hanno vissuto. L'autore ce lo fa apprezzare. Per questo lo ringrazio.
In libreria per Viella edizioni, Roma, pp. 284, € 28
SPUNTI PER MEDITARE E RIFLETTERE
• Crediamo con piena convinzione che questo tempo che stiamo vivendo rappresenti per noi cristiani e cristiane un Kairòs, un "momento", una stagione ricca di stimoli, di sollecitazioni, di inviti alla conversione e alla responsabilità che ci provengono dalla storia "complessa" in cui siamo immersi/e e di cui siamo parte.
• La nostra fede nel Dio di Gesù, in dialogo con le varie tradizioni religiose, non è destinata a dissolversi o a tramontare. Essa, nella valorizzazione delle molteplici espressioni della spiritualità, conserva una sua specifica originalità nel riferimento al mistero "indicibile" ed affascinante di Dio di cui troviamo significative tracce nelle Scritture.
• Pur consapevoli delle mille contraddizioni che attraversano il tessuto e il vissuto delle chiese cristiane, in esse compaiono qua e là, negli ambiti e negli spazi più diversi, voci ed esperienze di profonda conversione profetica che contribuiscono al rinnovamento ecclesiale e alla creazione di un mondo altro.
• Questa sorgività e fecondità evangelica possono diventare sempre più preziose per la "costruzione" di persone libere e liberanti e per favorire la crescita di un "umanesimo conviviale" con tutto il creato. Questa fede ci spinge ad abitare il presente con fatica, ma con altrettanta gioia e speranza. Si tratta della "mistica dagli occhi aperti", in cui adorare il mistero di Dio e lottare per la giustizia si richiamano, si abbracciano e si fecondano a vicenda. Mi sembra che la sostanza della nostra fede ci raggiunga nel nostro piccolo quotidiano con questo appello, con questa "chiamata" a tenere insieme le due dimensioni.
• Condividiamo questa espressione di José Maria Vigil: ".....Nutriamo la speranza che le religioni, presto o tardi, metteranno a frutto il loro potenziale di sintonia con la Vita e si riconvertiranno, piene di giovialità. Le crisi sono state nella storia come levatrici che hanno forzato e reso possibile l'apparizione del nuovo. La grande crisi attuale delle religioni le sta spingendo a ritrovare se stesse" (Oltre le religioni , pag.194).
• Pensiamo che il cristianesimo non sia al tramonto, così come non lo sono l'ebraismo o l'Islam o altre fedi, ma che i credenti sentano forte il bisogno di un rinnovamento radicale che senza rinnegare le proprie radici sia capace di dare nuova linfa alla fede vissuta e di ritrovare la presenza del Dio vivente nella propria vita.
• In un tempo di crisi come quello che stiamo attraversando e di cui forse siamo ancora poco consapevoli, cogliamo dei segnali che manifestano un grande bisogno di Dio, di trascendenza, di "senso", che non è fuga dalla realtà ma riscoperta di un tempo qualitativamente valido capace di offrire nuovi orizzonti di senso (…un Kairòs appunto, come lo definivano gli antichi greci, in alternativa a Chronos, il tempo cronologico considerato nella sua natura quantitativa e fine a se stessa).
• Certo è che se questo nostro tempo è un Kairòs, un momento opportuno (..che viene a proposito, adatto alle condizioni del momento, alle necessità o al desiderio…), è anche un tempo esigente perché è un tempo di responsabilità. La "crisi" è un invito alla conversione ed esige sempre una decisione esistenziale, dove siamo chiamati alla responsabilità, che riconosce e vive della presenza di Dio, ma che richiede azione e scelte concrete.
• Per questo pensiamo che possa essere utile riflettere con attenzione su tutto ciò e sul ruolo, i compiti, le responsabilità che abbiamo come singoli credenti e come comunità. Crediamo profondamente che il nostro sia un tempo opportuno per la ricerca di un dialogo costruttivo con ogni esperienza di fede, in ogni spazio possibile, nella piena fiducia che questo sia occasione di "rigenerazione" della fede e di "ecclesiogenesi" che, come scrisse Leonardo Boff, più di 30 anni fa, è cammino per reinventare la fede e la chiesa che la testimonia.
• Testimoniare la nostra fede nel Dio di Gesù significa oggi cercare nuovi linguaggi capace di parlare al nostro tempo ed alle persone che lo abitano. Significa costruire opportunità, occasioni, spazi visibili, a partire dai momenti fondanti della nostra esperienza.
• Lo studio e la meditazione della Parola, la preghiera, la celebrazione eucaristica, sono infatti ancora i momenti centrali della nostra fede e crediamo che siano alimento vitale per la sua crescita, ma rappresentano anche momenti, occasioni che hanno una potenzialità enorme e racchiudono un'offerta di senso capace di generare uomini e donne nuovi.
• Non è tempo di grandi progetti, ma forse possiamo rivitalizzare le nostre comunità partendo dal nostro vissuto rispetto alle cose dette e dal far emergere i bisogni presenti.
Questo lungo periodo di crisi può generare nuovi percorsi di liberazione, senza rinunciare al Dio di Abramo e di Sara, di Mosè e di Miriam; crediamo che le mille possibili sfaccettature che la Bibbia ci rivela e più passano gli anni e più le rivelazioni sono profonde, possano essere le fondamenta sicure per esplorare nuovi cammini, è un tempo opportuno per rigenerare le nostre esperienze religiose.
"La religione è restituire una memoria, un passato e inserirsi in una prospettiva futura…è una narrazione parziale che ci dà un orizzonte di senso in alternativa il rischio è quello dell'individualismo dove ognuno si racconta la propria storia, al contrario la religione svolge un ruolo educativo sulla necessità di trasmettere la relazione con Dio e con il creato non solo come individui ma come comunità." (L.Maggi)
Il nostro desiderio è solo quello di promuovere una riflessione nelle nostre comunità. Sollecitare un confronto con lo scopo di far emergere proposte, stimoli utili che possano andare nella direzione esposta.
Le sorelle e i fratelli delle comunità di Pinerolo-Via Città di Gap e Piossasco
Tutta la vita di Gesù di Nazareth ha il suo fondamento nella relazione con Dio: "Alla fede proprio in questo Dio Gesù invitò con la parola e l'azione nei suoi giorni terreni: è questo il senso di tutta la sua attività.
Pertanto il tentativo di eliminare dalla vita di Gesù la particolare "relazione con Dio" è nel contempo la distruzione del suo messaggio e del senso della sua prassi, la negazione stessa della realtà storica di Gesù di Nazareth, ridotto in tal modo ad un essere "astorico", mitico e simbolico, un non Gesù" (Ed. Schillebeeckx, Gesù, pag.276).
"Dall'analisi del messaggio di Gesù circa il regno di Dio e della prassi della sua vita si deduce che la "causa di Gesù" è indubbiamente la causa dell'uomo, ma in quanto causa di Dio. In altri termini, la particolarità di Gesù non si può conoscere passando sopra ciò che a lui stava maggiormente a cuore: Dio intento all'umanità. Il rapporto di Gesù con Dio va pertanto considerato parte essenziale…".
Pertanto il tentativo di eliminare dalla vita di Gesù la particolare "relazione con Dio" è nel contempo la distruzione del suo messaggio e del senso della sua prassi, la negazione stessa della realtà storica di Gesù di Nazareth, ridotto in tal modo ad un essere "astorico", mitico e simbolico, un non Gesù" (Ed. Schillebeeckx, Gesù, pag.276).
"Dall'analisi del messaggio di Gesù circa il regno di Dio e della prassi della sua vita si deduce che la "causa di Gesù" è indubbiamente la causa dell'uomo, ma in quanto causa di Dio. In altri termini, la particolarità di Gesù non si può conoscere passando sopra ciò che a lui stava maggiormente a cuore: Dio intento all'umanità. Il rapporto di Gesù con Dio va pertanto considerato parte essenziale…".
(da Edward Schillebeeckx, "Gesù la storia di un vivente", ed. Queriniana, Brescia, p. 645)
"Il fatto che i cristiani in seguito verranno chiamati dai pagani «atheoi», uomini senza religione, non significa affatto che essi rifiutassero le forme religiose della vecchia religione, come si dice spesso in certa letteratura.
I cristiani si difesero affermando di possedere la vera religione. Un cristianesimo originariamente «areligioso» non è mai esistito: questa è un'invenzione dei dotti.
Che i primi cristiani non possedessero alcun linguaggio religioso specifico e proprio, né forme cultuali, risulta chiaro dal fatto che essi erano giudei, i quali dopo la conversione al cristianesimo continuarono a frequentare il tempio, o la sinagoga e ad accettarne le forme sacramentali-religiose.
Separandosi dalla sinagoga sostituirono queste forme e ne inventarono di altre, specificamente proprie. E' ciò che appare chiaramente nelle lettere pastorali del Nuovo Testamento, nella lettera di Giuda e nella seconda di Pietro: c'è un ministero, c'è una norma di fede, sorge la coscienza di possedere degli «scritti sacri» specificamente cristiani, ecc. Ma che il cristianesimo abbia conosciuto un periodo di fede privo di religione, dal punto di vista storico è una favola; ammetterlo significa pure misconoscere la fioritura iniziale, anche se breve, del cristianesimo come fraternità all'interno della religione giudaica".
(da E. Schillebeeckx, "Il Cristo. La storia di una nuova prassi", Queriniana, 1980, p. 1048)
Desidero solo essere un seme di grano buono
Desidero solo essere un seme di grano buono nel grande campo dell'esistenza, perché il mio esistere sia qualcosa che serve a saziare la fame di Verità, di Luce, di Gioia dei miei fratelli.
(Don Beppe Socci)
Cara redazione, esprimo una mia opinione rispetto alla questione del celibato obbligatorio oppure opzionale dei presbiteri. Intanto sono sicuro che Papa Francesco è a conoscenza della situazione reale in cui i presbiteri vivono rispetto al celibato. Sondaggi, studi documentazioni, "narrate" parlano non solo di molte situazioni disagiate, che coinvolgono presbiteri e donne, ma di molte coppie che hanno scelto una relazione più o meno clandestina.
Alla mia bella età di ottant'anni, che compio proprio in questi giorni, conosco in Italia e all'estero molte donne e numerosi presbiteri che hanno scelto questa strada in disaccordo con la disciplina canonica. Hanno deciso, dopo un'attenta riflessione, di mettere al primo posto la coscienza e l'accoglienza dell'amore e etero o omo come dono di Dio. E' comprensibile che tale scelta comporti, in parecchi contesti, un disagio e spesso una sofferenza.
Sono convinto che solo il celibato opzionale permette di valorizzare sia il dono del celibato stesso, sia il dono dell'amore, sia la responsabilità e la felicità delle persone.
Con un po' di fatica riesco a capire che il Papa, anche per il vespaio vaticano che lo stringe da ogni parte, non trovi il coraggio e la convinzione di promuovere il celibato opzionale.
Però, in una comunità ecclesiale che valorizzi le singole chiese locali e le ritenga autentici laboratori di collegialità si potrebbe aprire un sentiero diverso. Siccome le chiese locali e i loro pastori esprimono da tempo sensibilità e opzioni diverse, perché non promuovere la loro libertà e la loro responsabilità affinché in appositi sinodi, discutano e decidano in loco le scelte da compiere o da non compiere?
La valorizzazione delle differenze che le varie chiese locali potrebbero esprimere, metterebbero anche in atto una concezione ecclesiologica antropologicamente dinamica e promuoverebbe il volto e la struttura di una comunità che, nell'unità di fede, apprezza e promuove la pluralità dei linguaggi e delle possibilità ministeriali.
E' mia opinione che nelle comunità locali lo Spirito ci aiuterebbe ad accogliere le divergenze e a far nascere delle gioiose sorprese. E' dal basso, dal territorio delle differenze che sono sempre spuntati i fiori più belli nella storia delle chiese cristiane.
Prego Dio che mi aiuti e ci aiuti a inoltrarci oltre le nostre paure, sperando che le chiese locali non si considerino soltanto esecutrici di ordini superiori, ma comunità creative, capaci di mettere in atto cammini nuovi.
Buon lavoro a voi, cari amici e amiche della Redazione di Rocca e un saluto ai lettori e alle lettrici.
Franco Barbero, Pinerolo (da "Rocca" 5/2019)
Ciò che in questi giorni è successo in Vaticano nell'assemblea dei vescovi sulla tragica realtà degli abusi sui minori, a mio avviso, è un quadro molto complesso.
1. Da una parte mi sembra che siamo un po' tutti incapaci di ascoltare fino in fondo – qualora sia possibile – il dolore delle vittime. Nascondere gli abusatori e non ascoltare le vittime è stata la pratica seguita per secoli dalle gerarchie cattoliche. Per questo il grido delle vittime va ascoltato con sincerità, rispetto, partecipazione.
2. E' probabile che papa Francesco non abbia osato rimuovere alcuni vescovi, cardinali e religiosi coinvolti o complici di episodi di pedofilia. In questo senso posso condividere la protesta di alcune associazioni delle vittime. Così pure sono fuori luogo i suoi richiami alla presenza e all'opera di Satana.
3. Mi rendo anche conto del contesto in cui tutta la vicenda si svolge: alle spalle c'è anche una manovra, nemmeno tanto occulta, che mira a scaricare tutto sulle spalle di Francesco, screditarlo e "spaccare" la chiesa. Molti "apostoli delle denunce" sono oppositori di papa Francesco e non si sono fatti vivi sotto altri pontificati. Sembrano voler approfittare di questa tragedia per liberarsi di un papa scomodo.
4. Mi ha molto preoccupato il fatto che vescovi e anche qualche giornalista abbiano usato linguaggi ambigui, come se omosessualità e pedofilia fossero due realtà "parenti" o contigue. A molti pastori manca ogni riflessione antropologica al riguardo; così danno segnali di spiccata ignoranza dello stesso vocabolario, ingenerando una imperdonabile confusione nella catechesi e nella predicazione.
5. Dato corso alle denunce alla giustizia e allo sconto della pena, la chiesa istituzionale – quando gli abusi sono emersi – abbandona questi preti o prelati alla solitudine e alla disperazione. Questo significa l'antiumana e l'antievangelica prassi dell'abbandono. No: un malato grave va curato. Anche un pedofilo resta una persona che, pagato il conto con la giustizia, va amata, accompagnata a livello psicologico, medico, spirituale. La catena dei preti suicidi è lunghissima.
6. C'è dell'altro: Filippo di Giacomo su Venerdì di tre settimane fa documentava questa realtà e ricordava, come in questa lotta del "tu denunci me" e "io denuncio te" cadono nella rete molti innocenti, a loro volta vittime di confusioni e di vendette.
7. Va anche detto che la pedofilia nella chiesa è solo un aspetto, particolarmente grave, degli abusi sui minori che fanno parte di ogni ambito della società. Né voglio creare connessioni meccaniche tra celibato imposto e pedofilia. Però, come ho scritto su Rocca 5 del 1 marzo 2019, ora in diffusione, l'istituzione ecclesiastica non sa accogliere come dono di Dio la sessualità e le relazioni amorose e rende la vita di molti presbiteri meno felice e più esposta a "squilibri" di ogni genere.
8. Mi auguro che il prossimo Motu proprio di Francesco, cioè la sua prossima lettera di decisioni e di intenti, indichi chiaramente la strada dei diritti, dei doveri e del Vangelo.
Franco Barbero
Comunicato stampa di Noi siamo Chiesa
Sulla pedofilia del clero importante assemblea in Vaticano ma senza conclusioni. La presenza femminile deve diventare determinante per recuperare credibilità
L'incontro a Roma dei Presidenti delle Conferenze episcopali ha imposto il problema della pedofilia del clero alla Chiesa universale. Un atto penitenziale e la testimonianza delle vittime sono stati fatti nuovi per assemblee di questo tipo. La situazione è emersa con chiarezza: il sistema ecclesiastico è stato organizzato per nascondere e riciclare il prete pedofilo e per non occuparsi della vittima considerata appartenente a una categoria di cristiani di secondo livello. Il problema è stato posto alla Chiesa e all'opinione pubblica per merito della stampa, delle associazioni delle vittime e dei cristiani di base che hanno organizzato le loro proposte di riforma della Chiesa anche e soprattutto partendo da queste questioni.
Nel nostro paese i vescovi hanno dall'inizio minimizzato il problema. Le loro linee di intervento hanno difeso l'arroccamento del sistema per nascondere il prete pedofilo , senza ascolto delle vittime, senza alcuna denuncia alla magistratura. La recente costituzione di un "Servizio per la tutela dei minori" serve solo a prendere tempo.
Le conclusioni dell'incontro fatte da papa Francesco non hanno espresso decisioni concrete, di qui la delusione delle organizzazioni delle vittime che condividiamo. Ora il rischio è quello che tutto si fermi in testi da contrattare con la curia vaticana per dare seguito operativo all'incontro.
Il vero modo di affrontare il problema è quello di immettere nella gestione di tutte le procedure una presenza femminile, non clericale, paritetica con quella maschile, che apporti empatia ed indipendenza all'altezza di situazioni così delicate e dalle conseguenze lunghe e pesanti nel tempo per chi subisce la violenza.
Il testo di Noi Siamo Chiesa reperibile sul sito www.noisiamochiesa.org, si conclude sostenendo che la questione della pedofilia del clero solleva problemi generali di organizzazione della Chiesa, in particolare relativi al clericalismo diffuso e ad una sinodalità di cui tanto si parla ma che non decolla.
(Noi siamo Chiesa, Roma, 1/3/19)
C'è predicazione e predicazione
Possiamo però partire dalle pungenti osservazioni di Ralph Waldo Emerson circa una predicazione che ascolto in una chiesa e che invece di destare finiva con l'assopire, con l'anestetizzare.
"Dovunque il pulpito è usurpato da un formalista, il fedele è defraudato e privo di consolazione... Una volta ho ascoltato un predicatore di fronte al quale fui fortemente tentato di dire che non sarei più andato in chiesa... Una tempesta di neve stava cadendo intorno a noi. Quella tempesta era reale, il predicatore al suo confronto era puramente spettrale, e l'occhio avvertì il contrasto guardandolo e poi guardando fuori dalla finestra dietro di lui. Non aveva una sola parola che suggerisse il fatto che egli avesse riso o pianto, fosse sposato o innamorato, fosse stato apprezzato o ingannato o mortificato. Se anche egli avesse vissuto o operato, nessuno di noi avrebbe potuto ricavarne una maggior saggezza. Non aveva appreso il segreto capitale della sua professione, cioè saper convertire la vita in verita".
"Dovunque il pulpito è usurpato da un formalista, il fedele è defraudato e privo di consolazione... Una volta ho ascoltato un predicatore di fronte al quale fui fortemente tentato di dire che non sarei più andato in chiesa... Una tempesta di neve stava cadendo intorno a noi. Quella tempesta era reale, il predicatore al suo confronto era puramente spettrale, e l'occhio avvertì il contrasto guardandolo e poi guardando fuori dalla finestra dietro di lui. Non aveva una sola parola che suggerisse il fatto che egli avesse riso o pianto, fosse sposato o innamorato, fosse stato apprezzato o ingannato o mortificato. Se anche egli avesse vissuto o operato, nessuno di noi avrebbe potuto ricavarne una maggior saggezza. Non aveva appreso il segreto capitale della sua professione, cioè saper convertire la vita in verita".
(da R.W. Emerson, "Teologia e natura", Marietti 2010, pp.107-108).
Non posso darti soluzioni
Non posso darti soluzioni per tutti i problemi della vita, non ho risposte per i tuoi dubbi o per i tuoi timori, però posso ascoltarli e dividerli con te.
Non posso cambiare né il tuo passato né il tuo futuro, però quando serve starò vicino a te.
Non posso evitarti di precipitare, solamente posso offrirti la mia mano perché ti sostenga
e non cada.
e non cada.
La tua allegria, il tuo successo e il tuo trionfo non sono i miei però gioisco quando ti vedo felice.
Non giudico le decisioni che prendi nella vita, mi limito ad appoggiarti a stimolarti e aiutarti se me lo chiedi.
Non posso tracciare limiti entro i quali devi muoverti, però posso offrirti spazio necessario per crescere.
Non posso evitare la tua sofferenza, quando qualche pena ti tocca il cuore, però posso piangere e con te raccogliere i pezzi per rimetterlo a nuovo.
Non posso dirti nè cosa sei né cosa devi essere, solamente posso volerti come sei ed essere tuo amico.
In questi giorno pensavo a qualcuno che mi fosse amico e in quel momento sei apparso tu.
Non sei né sopra né sotto né in mezzo non sei né in testa né alla fine della lista.
Non sei il numero uno né il numero finale e tanto meno ho la pretesa di essere il primo il secondo o il terzo della tua lista.
Non sei il numero uno né il numero finale e tanto meno ho la pretesa di essere il primo il secondo o il terzo della tua lista.
Basta che tu mi voglia come amico. Poi ho capito che siamo veramente amici.
Ho fatto quello che farebbe qualsiasi amico: ho pregato e ho ringraziato Dio per te.
Grazie per essere mio amico.
(da J. L. Borges, "Amicizia")
Festa
"Dopo lunghi secoli, dopo millenni – siamo infatti all'inizio del Terzo millennio -, i cristiani, quando si incontrano, soprattutto la domenica, giorno del Signore, si incontrano per esprimere ed alimentare la loro fede, per portare il loro contributo di preghiera alla vita di tutta la comunità orante.
Pregando insieme, si ritrovano in quel movimento ascendente dell'animo per cui Cristo Gesù ci introduce nell'intimo del mistero di Dio. E' stato il nostro maestro, non solo con l'insegnamento di cui troviamo l'eco diffusa, di qua e di là, nelle diverse pagine dei Vangeli e di tutto il Nuovo Testamento, ma soprattutto attraverso quell'esperienza di intima comunione con Dio, il Padre, di cui egli ha vissuto nel corso di tutta la sua vita".
Emanuele Parrino
Per non cristianizzare il Gesù storico
"Questa prima distinzione fra ricerca sul Gesù storico e cristologia conduce naturalmente a una seconda importante distinzione – in effetti, la include. È la distinzione fra la nostra conoscenza su un ebreo palestinese del I secolo chiamato Yeshua di Nazareth e la nostra conoscenza di fede su Gesù Cristo che i cristiani annunciano come loro Signore crocifisso e risorto. A dire il vero, i cristiani credenti sostengono che queste due figure sono una sola e medesima persona in stadi differenti della sua esistenza o autorivelazione. Ma gli storici accademici, prescindendo necessariamente, in virtù del proprio metodo, dalla fede, devono sostenere che l'oggetto preciso della propria indagine, il Gesù storico, fu sempre, esclusivamente e interamente un ebreo del I secolo - senza vesti pontificali cristiane nascoste sotto il mantello giudaico, senza gloria della risurrezione riflessa retrospettivamente sui luoghi oscuri del ministero pubblico e della croce. Tutto ciò che uno storico, proprio in quanto storico, è in grado gli conoscere è un particolare maschio ebreo circonciso proveniente dalla Galilea che, nei primi decenni del I secolo d.C., mentre compiva il suo ministero profetico, saliva regolarmente a Gerusalemme per osservare nel tempio le principali feste giudaiche - e anche alcune minori. Che tipo di ebreo fosse, dove si collocasse nella variegata mappa del giudaismo del I secolo, quanto possa essersi differenziato da quello che si potrebbe chiamare vagamente la 'corrente principale' del giudaismo, sono tutte questioni su cui dibattere. Ma se c'è un lascito duraturo della cosiddetta terza ricerca, è la tesi che ci hanno fatto ben comprendere studiosi come Geza Vermes ed E. P. Sanders: Gesù fu anzitutto e soltanto un ebreo.
Questa distinzione conduce, a sua volta, a una terza e più specifica distinzione, che ci porta all'argomento del Volume 4. Questa terza distinzione è quella fra teologia morale ed etica cristiana da un lato e insegnamento di Gesù sulla Legge giudaica dall'altro. In nessun altro ambito della ricerca la 'cristianizzazione' del Gesù storico è forse così sottile e, allo stesso tempo, così pervasiva.
Si tratti della questione del divorzio o di quella del sabato, delle regole di purità o della formulazione di un giuramento, l'intento inespresso della maggior parte degli articoli e dei libri su 'Gesù e la Legge' è quello di presentare l'insegnamento di Gesù sulla Legge e l'etica come se affrontasse, in definitiva, delle preoccupazioni cristiane o, perlomeno, come se fosse riconducibile a un punto di vista cristiano. Come le ricerche sul Gesù storico sono state in massima parte cristologia dissimulata sotto vesti storiche, così pure le trattazioni su Gesù e la Legge sono in massima parte semplicemente lavori sulla moralità e l'etica cristiana che indossano uno zucchetto. Si potrebbe anzi sostenere che la 'cristianizzazione' del Gesù storico raggiunga il suo culmine
proprio nella questione di Gesù e la Legge, dove l'ebraico Gesù si trasforma regolarmente nel cristiano Paolo, Agostino, Lutero o Barth per non dire di quegli anonimi teologi cristiani della Legge che chiamiamo Matteo, Marco, Luca e Giovanni.
Il pericolo di cristianizzare il Gesù storico si trasforma qui nel pericolo di essere rilevanti per i cristiani senza la necessaria riflessione ermeneutica.
Il modo migliore per trattare la sindrome dell'occhio vitreo e per arrestare ogni cristianizzazione del Gesù storico in materia di morale non è, a mio parere, quello di addolcire il messaggio. Bisogna invece insistere, in una lotta senza quartiere, sulla necessità di comprendere questo ebreo del I secolo come uno che si rivolgeva ai suoi correligionari ebrei palestinesi rigorosamente all'interno dei confini dei dibattiti legali giudaici, senza preoccuparsi minimamente se qualcuno di questi argomenti giuridici potesse avere un qualche interesse per i cristiani. In altri termini, per comprendere il Gesù storico esattamente come una figura storica, dobbiamo collocarlo saldamente nel contesto della Legge giudaica così come era discussa e praticata nella Palestina del I secolo. Come il lettore di questo libro potrà notare, da questo vaglio critico del materiale legale contenuto nei vangeli emergerà un'idea di fondo: il Gesù storico è il Gesù halakhico, cioè il Gesù preoccupato e impegnato a discutere della Legge mosaica e delle questioni pratiche che ne scaturiscono."
Questa distinzione conduce, a sua volta, a una terza e più specifica distinzione, che ci porta all'argomento del Volume 4. Questa terza distinzione è quella fra teologia morale ed etica cristiana da un lato e insegnamento di Gesù sulla Legge giudaica dall'altro. In nessun altro ambito della ricerca la 'cristianizzazione' del Gesù storico è forse così sottile e, allo stesso tempo, così pervasiva.
Si tratti della questione del divorzio o di quella del sabato, delle regole di purità o della formulazione di un giuramento, l'intento inespresso della maggior parte degli articoli e dei libri su 'Gesù e la Legge' è quello di presentare l'insegnamento di Gesù sulla Legge e l'etica come se affrontasse, in definitiva, delle preoccupazioni cristiane o, perlomeno, come se fosse riconducibile a un punto di vista cristiano. Come le ricerche sul Gesù storico sono state in massima parte cristologia dissimulata sotto vesti storiche, così pure le trattazioni su Gesù e la Legge sono in massima parte semplicemente lavori sulla moralità e l'etica cristiana che indossano uno zucchetto. Si potrebbe anzi sostenere che la 'cristianizzazione' del Gesù storico raggiunga il suo culmine
proprio nella questione di Gesù e la Legge, dove l'ebraico Gesù si trasforma regolarmente nel cristiano Paolo, Agostino, Lutero o Barth per non dire di quegli anonimi teologi cristiani della Legge che chiamiamo Matteo, Marco, Luca e Giovanni.
Il pericolo di cristianizzare il Gesù storico si trasforma qui nel pericolo di essere rilevanti per i cristiani senza la necessaria riflessione ermeneutica.
Il modo migliore per trattare la sindrome dell'occhio vitreo e per arrestare ogni cristianizzazione del Gesù storico in materia di morale non è, a mio parere, quello di addolcire il messaggio. Bisogna invece insistere, in una lotta senza quartiere, sulla necessità di comprendere questo ebreo del I secolo come uno che si rivolgeva ai suoi correligionari ebrei palestinesi rigorosamente all'interno dei confini dei dibattiti legali giudaici, senza preoccuparsi minimamente se qualcuno di questi argomenti giuridici potesse avere un qualche interesse per i cristiani. In altri termini, per comprendere il Gesù storico esattamente come una figura storica, dobbiamo collocarlo saldamente nel contesto della Legge giudaica così come era discussa e praticata nella Palestina del I secolo. Come il lettore di questo libro potrà notare, da questo vaglio critico del materiale legale contenuto nei vangeli emergerà un'idea di fondo: il Gesù storico è il Gesù halakhico, cioè il Gesù preoccupato e impegnato a discutere della Legge mosaica e delle questioni pratiche che ne scaturiscono."
(John P. Meier, "Un ebreo marginale", volume 4, ed. Queriniana, pp. 19-20)
Un Gesù sempre da scoprire
Le riflessioni che qui propongo vogliono esprimere prima di tutto l'amore crescente che lega la mia vita alla persona e al messaggio di Gesù di Nazareth.
Nello stesso tempo, con queste righe, desidero accennare al "processo" che il mio cammino di fede, sulla scorta di tanti studi affrontati negli ultimi cinquant'anni, ha compiuto rispetto alla comprensione di Gesù e dell'opera che Dio ha realizzato in lui. Anche un teologo tutt'altro che rivoluzionario come N.T. Wright scrive che "se vuole essere autenticamente Chiesa, ogni generazione deve misurarsi da capo con le sue radici bibliche" (Gesù di Nazareth, Claudiana., Torino 2003, pag. 24). Lo stesso autore riconosce che quando, dopo vent'anni di seri studi su Gesù storico, pronuncia credi cristiani "ora intende qualcosa di molto diverso con essi ( ivi pag. 116).
La parte vitale del compito cristologico contemporaneo consiste "nell'imparare a parlare autenticamente del Gesù terreno e del suo senso di vocazione; dobbiamo imparare a parlare biblicamente alla luce di questo Gesù, dell'identità dell'unico vero Dio" (pag. 115).
Oggi mi sembra urgente "imparare altri linguaggi" e fare uscire Gesù dalla nebulosa di una dogmatica diventata astratta.
Mentre la tradizione parla molte lingue e le teologie esprimono una straordinaria pluralità di accenti, il potere ecclesiastico ha espresso nel Catechismo della Chiesa cattolica una riduzione di Gesù alle dogmatizzazioni che si sono affermate da Nicea a Calcedonia. Ma esse "frappongono un ulteriore cortina, sempre più spessa, tra Gesù e le successive generazioni dei credenti. Esse sono il grande permanente ostacolo all'incontro con il Gesù della storia" (Ortensio da Spinetoli). Così ci troviamo non solo davanti al "naufragio della ortoprassi" (Josè M. Diez Alegria) ma anche imprigionati nell'assolutismo dogmatico. Secondo certi guardiani del sacro e custodi dell'ortodossia la chiesa da comunità interpretante deve diventare comunità obbediente.
Franco Barbero
DALLA NOSTRA COMUNITA'
- Nel calendario liturgico il periodo in cui siamo entrati è la Quaresima. Non un tempo per concentrarci sulla "penitenza", ma per accogliere l'invito alla conversione.
- Si tratta del "cammino verso la" Pasqua di liberazione e di risurrezione: Dio è all'opera e ci sollecita a "liberare il creato, tutte le creature" dalle forze di oppressione, di esclusione, dalle violenze di ogni genere.
- Nelle chiese cristiane emergono, dopo lunghi periodi di inabissamento, le violenze degli abusi sui minori. Speriamo che alle buone intenzioni e dichiarazioni seguano fatti concreti perché giustizia sia fatta. Queste valanghe di violenza non debbono farci dimenticare la chiesa che vive nella solidarietà e nel servizio ai più deboli: la chiesa che resiste e l'Italia che resiste.
- Guardiamo con enorme fiducia al segno profetico che ci viene da molti movimenti giovanili per la difesa del creato. Le loro voci vanno ascoltate perché si tratta della vita delle prossime generazioni. Viva questa nuova generazione spesso sottovalutata.
- Coraggio a chi vive momenti di malattia, di salute precaria, di stanchezza. Cerchiamo di starci vicini con reciproco senso di cura.
- Dopo la Pasqua affronteremo per alcune settimane il confronto su "Lo straniero/a che vive in mezzo a noi" a partire dal messaggio dei due Testamenti biblici e dalla storia in cui siamo immersi.
- Ricordiamoci che la comunità vive dell'impegno e del servizio di ciascuno/a di noi. E Dio ha deposto nel tesoro dei nostri cuori dei doni da scoprire e da far fruttificare.
Il nostro notiziario
Diversi lettori ricevono ormai via e-mail questo notiziario. Abbiamo così ridotto il numero di copie cartacee stampate. I precedenti numeri sono esauriti. Chi desidera riceverlo via mail ci risparmia una spesa consistente. Contattare Francesco (giupaz@tin.it; 320-0842573).
- Franca Avaro: 339-8426075
- don Franco Barbero: 0121-72857; e-mail: donfrancobarbero24@gmail.com
- Fiorentina Charrier: 339-4018699; e-mail: francoefiore3@gmail.com
- Ada Dovio: 340-4738130
- Francesco Giusti: 320-0842573; e-mail: giupaz@tin.it
- Franca Gonella: 338-5622991
- Ines Rosso: 339-8310247
In attesa del sito della comunità, in fase di preparazione, le notizie riguardanti la comunità possono essere trovate nel blog http://donfrancobarbero.blogspot.it/
