domenica 3 marzo 2019

Tav, la Lega accetta il rinvio dopo il voto pro Salvini

TORINO. La mozione è volutamente ambigua e generica. Ma è l'evidente pegno pagato dai leghisti ai grillini per il salvataggio di Salvini. Il documento scatena la reazione delle opposizioni ma anche di quella società civile del Nord che è stufa delle alchimie per rinviare all'infinito la realizzazione delle grandi opere. Così quello che sembrava un banale gioco d'aula sulla Tav diventa un cerino acceso nelle mani di Matteo Salvini.
Da giorni le opposizioni, Forza Italia e Pd, avevano proposto mozioni alla Camera per chiedere lo sblocco degli appalti della Tav Torino-Lione. Dopo vari tentativi di rinvio, ieri è stato evidente che il governo non avrebbe potuto evitare le forche caudine. E per non farsi dividere dalle mozioni delle  opposizioni, grillini e leghisti hanno presentato il testo di una mozione generica su cui si potessero trovare d'accordo i parlamentari della maggioranza. Testo che si conclude con la stessa formula del contratto di giugno in cui si impegna «il governo a ridiscutere integralmente il progetto nell'applicazione dell'accordo tra Italia e Francia». L'accordo tra Italia e Francia prevede di realizzare la Tav.
Ma l'ambiguità non basta. Le associazioni degli imprenditori piemontesi parlano di «una mozione contro l'Italia che danneggia le imprese e i lavoratori». Le aziende che avevano creduto alle promesse della Lega per realizzare l'opera esprimono tutta la loro delusione. Il governatore del Piemonte, Sergio Chiamparino, in campagna elettorale per le prossime elezioni regionali, parla di «pietra tombale sulla Torino-Lione» e annuncia che chiederà in consiglio regionale l'avvio del referendum consultivo tra i piemontesi. Matteo Renzi parla di voto di scambio tra vicenda Diciotti e vicenda Tav.
Che nel centrodestra ci sia qualcuno disposto ad allungare i tempi lo dimostra l'appello di Mino Giachino, promotore delle manifestazioni del Sì (oggi ne ha organizzata una a Roma) che propone «tre mesi di tempo per ridiscutere l'opera». Un assist per venire incontro alla richiesta leghista di allentare la pressione. La situazione infatti si è fatta incandescente dopo l'ultimatum dell'Europa di martedì scorso: se i bandi di gara non partiranno entro il 15 marzo l'Italia perderà i primi 300 milioni di finanziamento. Di fronte alle reazioni della società civile il capogruppo leghista alla Camera, il piemontese Riccardo Molinari è costretto a dichiarare che la Lega è a favore dell'opera. Ma tra pochi giorni sarà difficile mantenere l'ambiguità.
Paolo Griseri

(la Repubblica 21 febbraio)