lunedì 29 marzo 2021

LA LEGA E' SOSTANZIALMENTE OMOFOBA

Omofobia, no della Lega

La legge al Senato spacca la maggioranza


di Giovanna Casadio

ROMA.— «Se la legge Zan contro l’omofobia non è stata ancora incardinata al Senato è per le resistenze della Lega. Confermo». Simone Pillon, senatore leghista, animatore dell’ultimo Family Day, colui che consigliò a Salvini il comizio con il rosario e che ha tentato una controriforma del diritto di famiglia, conduce anche su Facebook la sua crociata: di omofobia non vuole sentire parlare. Dice che «gli argomenti divisivi» non vanno bene e che di questa norma anti omofobia non si sente il bisogno e va tolta dal tavolo del Senato. Non solo. A Repubblica spiega che «se qualcuno dei partiti che sostengono il governo preferirà forzare su quello che ci separa , anziché valorizzare quello che ci unisce, si prenderà la responsabilità di dividere la maggioranza, trasformando il lavoro parlamentare in una battaglia ideologica». Insomma un altolà.

La raccomandazione di Salvini è di non esasperare i toni, vista la necessaria convivenza con i giallorossi. E Pillon cerca di adeguarsi, ricordando che la commissione Giustizia ha già molti temi da discutere, dal processo penale alla giustizia civile e tributaria. La lotta all’omofobia no. Ma domani, martedì, il nodo arriva al pettine di Palazzo Madama.

Già approvata alla Camera il 4 novembre scorso, la legge che prende il nome dal suo primo firmatario, il deputato dem e attivista Lgbt Alessandro Zan, attesa da anni, giace in un cassetto. Una settimana fa è stata annullata la riunione dell’ufficio di presidenza della commissione del Senato, che doveva solo decidere quando ricominciare a discutere la legge Zan. Il prologo, praticamente.

Una rete di associazioni si sta mobilitando raccogliendo firme per avere le norme anti omofobia anche in Italia. Pd, 5Stelle, Italia Viva, Leu dicono che non permetteranno alla destra di averla vinta: una “legge di civiltà” contro gli atti di omofobia che sfregiano la nostra convivenza civile, non starà più in naftalina. Il neo segretario dem Enrico Letta garantisce che il provvedimento andrà avanti. Monica Cirinnà, del Pd, annuncia: «Andiamo alla conta martedì, non permetteremo ulteriori insabbiamenti». La commissione Giustizia del Senato però è l’unica a guida leghista. Con un blitz, la candidatura di Pietro Grasso, l’ex procuratore antimafia e senatore di Leu, a presidente della commissione, venne bocciata per lasciare il passo al leghista Andrea Ostellari.

Come si fa a far uscire la norma contro l’omofobia dalla palude? Non bastano gli atti continui di violenza a mostrarne l’urgenza? L’aggressione alla stazione metro di Valle Aurelia a Roma è della fine di febbraio. Due giovani Jean Pierre e Alfredo si baciano per salutarsi. Un uomo li aggredisce a pugni e calci gridando «pezzi di merda, vergognatevi». C’è un video che testimonia quello che è accaduto, perché molte violenze omofobe restano nascoste e gli aggressori impuniti.

All’ultimo miglio dal traguardo, con la Lega in maggioranza, l’approvazione delle norme torna a rischio. Forza Italia è divisa tra liberal e integralisti. Lucio Malan, senatore forzista, è contrario e parla di affermazioni «deliranti» di Zan. È convinto Malan, che la legge entri in conflitto con la libertà d’espressione e che per gli atti violenti esistano già punizioni adeguate. Però da FI potrebbero arrivare voti, ad esempio da Gabriella Giammanco, da Barbara Masini e forse dalla stessa capogruppo Anna Maria Bernini. Meloni e Fratelli d’Italia dall’opposizione organizzeranno l’ostruzionismo.


La Repubblica, 29 marzo