lunedì 29 marzo 2021

UN BEL DIALOGO

 

Un dialogo con i credenti

Mi piacciono i suoi pensieri e parole che condivido, ma un po' meno quando afferma di non credere in uno Spirito Divino che ci governa e assiste perché, nel bene e nel male, dobbiamo svolgere e compiere il nostro destino, la ragione per la quale siamo nati. Diversamente che senso avrebbe la nostra esistenza sulla terra?

Gildanna Marrani

gildanna.marrani@gmail.com

Non credo assolutamente che il cristianesimo sia alla base dell'individualismo attuale perché il cristianesimo è comunità, la salvezza è dono di Dio e non possiamo fare nulla per guadagnarcela. Il cristiano non pensa alla salvezza della propria anima, ma a come creare il regno di Dio su questa terra: regno di giustizia, amore, carità. L’individualismo cristiano si oppone alla massificazione: io valgo in quanto figlio di Dio, voluto dal Padre mio prima dei tempi. E ogni persona è questo.

Umberto Binetti

vladnavig@gmail.com

PUBBLICO QUESTI FRAMMENTI di due lettere che ho ricevuto perché mi paiono indicative di come è vissuta la fede, che essendo fede "nelle cose che non si vedono (invisibilia)", non può essere scambiata per verità. Ma che cosa promuove la fede? La teologia cattolica dice che è un dono di Dio. Ne consegue che chi questo dono non l'ha ricevuto non deve essere guardato con sospetto o, come un tempo, condannato. I miei due lettori non mi condannano, ma le ragioni che adducono per giustificare la loro fede mi pare che finiscano per svilirla.

Nella prima lettera la lettrice dice che “non le piaccio quando affermo di non credere in uno Spirito Divino”, ma allora la sua fede si fonda su una categoria estetica tipica di chi, di fronte a un quadro, dice mi piace o non mi piace”? In realtà penso che il dispiacere consista nel fatto che non appartengo alla comunità a cui lei appartiene. L’appartenenza è un bisogno tipico della condizione umana che si sente rassicurata nel far parte di quanti la pensano allo stesso modo. Ma allora la sua fede risponde a un bisogno di rassicurazione che l’appartenenza garantisce? Solo in parte, perché poi arriva la vera ragione per cui si crede, che è quella di trovare un senso per la nostra vita che, senza la fede in Dio, non avrebbe senso. Non c'è dubbio che a differenza dell'animale, l'uomo per vivere ha bisogno di reperire un senso, e se lo trova in Dio, allora anche Dio viene ridotto a un “mezzo” per vivere. Niente da obiettare, ma non ci si deve dispiacere se altri, per vivere, trovano altri “mezzi”.

Nella seconda lettera il lettore non è d'accordo con me quando affermo che il cristianesimo, avendo stabilito che la cosa più importante è salvare l'anima (che si salva individualmente), a differenza dei Greci, ha posto in primo piano le sorti dell'individuo rispetto alla comunità, assegnando a quest'ultima il solo compito di togliere gli impedimenti che si frappongono alla salvezza dell'anima. Il lettore obietta: “Il cristiano non pensa alla salvezza della propria anima, ma pensa a come creare il regno di Dio su questa terra”, dove è sottinteso che chi concorre a creare il regno di Dio su questa terra salva l'anima. E poi aggiunge che ciascuno di noi “vale in quanto figlio di Dio, voluto dal Padre prima dei tempi”. Naturalmente questa definizione vale unicamente per quanti credono in Dio; e quelli che non credono non valgono niente?

I miei due lettori, che ringrazio per la stima che mi esprimono, sono credenti, ma non militanti della fede, e quindi con loro è possibile dialogare, perché non c'è nelle loro lettere, che non ho potuto pubblicare per intero, alcun atteggiamento dogmatico e chiuso. Il mio invito è solo quello di non addurre a giustificazione della loro fede frasi fatte o argomenti che, guardati da vicino, la sviliscono. E questo perché il cristianesimo non è solo una religione, ma anche una cultura: la cultura dell'Occidente, al punto che il teologo Gianni Baget Bozzo scriveva: “Sopravvivrà l'Occidente alla fine del Cristianesimo? E per converso, sopravvivrà il Cristianesimo alla fine dell'0ccidente”. I due destini sono intrecciati, come appare quando si considera che i messaggi cristiani di libertà, uguaglianza e carità sono ripresi pari pari dalla rivoluzione francese, che riteneva di essersi emancipata dal cristianesimo quando proclamava liberté, égalité, fraternité.


Umberto Galimberti, D Donna 20 marzo