domenica 18 aprile 2021

Mose arrugginito, i tecnici lasciano


La corrosione minaccia il Mose. I meccanismi sott'acqua della più grande opera pubblica italiana che dovrebbe difendere Venezia dalle acque alte sono a rischio. Lo documenta un'inchiesta de L'Espresso, in edicola domani. A lanciare l'allarme sullo stato di salute delle dighe mobili costruite agli ingressi della laguna sono Gian Mario Paolucci e Susanna Ramundo, i due ingegneri metallurgici che il ministero delle Infrastrutture aveva incaricato di risolvere il problema e che si sono dimessi con una durissima lettera, inviata al provveditore Cinzia Zincone, il rappresentante del ministero a Venezia. «La corrosione avanza, i nostri suggerimenti non sono stati messi in pratica. Non si fa nulla. Ce ne andiamo per non essere corresponsabili di questo scempio», è l'accusa dei due tecnici che puntano l'indice sui materiali utilizzati, come già denunciato dall'Espresso cinque anni fa. «Si sono usati materiali che non durano sott'acqua, si sono fatte verifiche solo meccaniche». E invece: «Corrosione e degrado vanno affrontati subito. Hanno portato al crollo del Ponte Morandi e di molte altre infrastrutture in Italia», dicono gli ingegneri. La palla passa ai commissari che oggi gestiscono il Mose, a cominciare dalla "Sblocca cantieri" Elisabetta Spitz, ex dirigente del Demanio nominata dal governo Conte nel novembre del 2019. Il Mose è stato inaugurato in pompa magna nel luglio scorso alla presenza di mezzo governo Conte. Le paratoie si sono alzate. Applausi e festa, evento mediatico ripreso da mezzo mondo. Ma poi non sono tornate nei loro alloggiamenti, quando il premier se n'era già tornato a Roma. Colpa anche qui della mancata manutenzione. E di un problema mai risolto: l'accumulo di sabbia e detriti nei cassoni in calcestruzzo sul fondo della laguna che ospitano le 78 paratoie in acciaio.

Un sistema costato fin qui quasi sei miliardi di euro. Ideato negli anni '80, travolto dagli scandali e dalla corruzione. Lavori partiti nel 2003 (governo Berlusconi), confermati nel 2006 (governo Prodi) e non ancora conclusi. Dovrebbero esserlo il 31 dicembre 2021, come da cronoprogramma. Ma anche se quest'inverno il Mose si è alzato più volte gli impianti non sono finiti e i guai tecnici restano irrisolti.

Alberto Vitucci 

La Repubblica 3 aprile