Riprende la corsa agli armamenti
02-04-2021 - Domenico Gallo
Volerelaluna
Per
uscire dalla pandemia «occorre prendere coscienza che l’umanità e la
natura non sono sfere separate e che il pianeta è una costante trama di
relazioni che costituiscono un’unica “rete della vita”, nella quale
siamo tutte e tutti connessi, con una interdipendenza delle esistenze
con gli ecosistemi. Dobbiamo orientarci alla cooperazione e al rispetto
di tutte le forme del vivente». Così si legge nell’introduzione a un
documento sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) di
Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Laudato Sì e Nostra!
Peccato
che questa concezione di un’unica rete della vita che abbraccia tutte
le forme del vivente non abbia fatto breccia laddove si impostano le
strategie e le tecnologie che tengono la vita sotto scacco.
La pandemia
non ha insegnato niente se, invece di collaborare per far uscire
l’umanità da questa catastrofe connessa con il collasso degli
eco-sistemi, si costruiscono nuove minacce idonee a provocare una
devastazione globale della trama della vita.
È
curioso che in piena pandemia non solo non si arresti ma addirittura si
rilanci la corsa agli armamenti, superando sempre nuove soglie.
È
passata inosservata una cattiva novella che proviene direttamente da
Washington. L’11 marzo il Capo di Stato maggiore dell’esercito degli
Stati Uniti, il generale James C. McConville, in un intervento a un
meeting di esperti alla George Washington School of Media and Public
Affairs ha comunicato che la US Army si sta preparando a installare
nuovi missili in Europa, rivelando che saranno missili ipersonici. I
missili ipersonici – con velocità superiore a cinque volte quella del
suono (Mach 5), ossia più di 6.000 km/h – rappresentano un “salto di
qualità” nella corsa agli armamenti; costituiscono infatti un nuovo
sistema d’arma con capacità di attacco nucleare superiore a quella dei
missili balistici.
Mentre questi seguono una traiettoria ad arco per la
maggior parte al di sopra dell’atmosfera, i missili ipersonici seguono
invece una traiettoria a bassa altitudine nell’atmosfera direttamente
verso l’obiettivo, che raggiungono in minor tempo penetrando le difese
nemiche, senza possibilità di essere intercettati.
Nel suo intervento il
generale McConville ha informato che la US Army sta preparando una task
force dotata di «capacità di fuoco di precisione a lungo raggio che può
arrivare ovunque, composta da missili ipersonici, missili a medio
raggio, missili per attacchi di precisione» e che «questi sistemi sono
in grado di penetrare lo spazio dello sbarramento anti-aereo».
Il
generale ha precisato poi che una di queste task force sarà schierata in
Europa e probabilmente due nel Pacifico. La task force europea dovrebbe
adoperare un sistema missilistico ipersonico a raggio intermedio con
lancio da terra, ovvero quella categoria di missili con gittata tra 500 e
5500 km che era stata proibita dal Trattato INF (Intermediate-Range
Nuclear Forces) firmato nel 1987 dai presidenti Gorbaciov e Reagan,
sulla base del quale furono ritirati dall’Europa i cosiddetti
“euromissili” che gli USA avevano schierato, malgrado le vivaci proteste
dell’opinione pubblica, nel 1984.
Poiché Trump ha stracciato il
Trattato INF nel 2019, evidentemente non ci sono più remore da parte
dell’Amministrazione americana a riportare in Europa lo scenario della
guerra fredda. I missili ipersonici nucleari a raggio intermedio
probabilmente saranno dislocati in Polonia e Romania. Avendo già oggi la
capacità di volare a circa 10.000 km/h, i missili ipersonici saranno in
grado di raggiungere Mosca in circa cinque minuti. Naturalmente la
Russia non sta a guardare e sta realizzando anch’essa missili ipersonici
a raggio intermedio che potranno raggiungere in pochi minuti le basi
Usa in Europa, anzitutto quelle nucleari come Ghedi e Aviano in Italia.
Dati
i tempi ristrettissimi che queste armi impiegano per colpire, la
risposta al loro uso non potrà che essere affidata all’intelligenza
artificiale. Nel caso di un incidente o di un errore umano non potremo
contare su un nuovo colonnello Petrov per salvarci. È il caso di
ricordare che la notte del 26 settembre 1983, in una delle fasi più
calde della “guerra fredda” il mondo ha rischiato di saltare in aria a
seguito di una guerra nucleare scoppiata per errore. Quella notte,
infatti, i sistemi di rilevazione satellitari dell’Unione sovietica
segnalarono il lancio di cinque missili diretti verso il territorio
della Russia. Il colonnello Petrov avrebbe dovuto segnalare l’attacco e
attivare la risposta che prevedeva il lancio di un contrattacco nucleare
massiccio, secondo la teoria della mutua distruzione assicurata. Il
povero Petrov sudò freddo ma non avvertì i suoi superiori. Voleva essere
sicuro che l’attacco fosse realmente in corso. Fu la mezz’ora più
drammatica che si possa immaginare nella vita di un uomo. Ma la sua
resistenza umana ci salvò. Dopo un numero interminabile di minuti il
segnale sparì. Si era trattato di un falso allarme dovuto a straordinari
fattori geoclimatici. Se nel 1983 l’umanità è stata salvata dal fattore
umano, con lo schieramento dei missili ipersonici il fattore umano sarà
bandito, la risposta sarà affidata all’intelligenza artificiale che non
ha cuore né compassione. Se in futuro l’umanità perirà per una guerra
scoppiata per errore, per favore non date la colpa al computer!